Biomare, acquacoltura rigenerativa e digital twin per la salvaguardia del riccio di mare

Nel Mediterraneo il riccio di mare sta diventando una risorsa sempre più rara, mentre la domanda continua a crescere. Biomare parte da questa frattura, per proporre un modello diverso di acquacoltura: rigenerativa, tecnologica e pensata per essere sostenibile nel tempo. Una visione che unisce ricerca scientifica, blue biotech e nuove logiche produttive.

A raccontare il progetto è Chiara Martino, biologa marina e co-founder di Biomare, nell’intervista realizzata in occasione dell’Investor Day del Biodiversity Gateway dell’Università degli Studi di Palermo.

Il contesto: l’Investor Day del Biodiversity Gateway UniPa

L’Investor Day ha concluso del programma di Venture Building promosso dal Biodiversity Gateway UniPa, infrastruttura strategica dell’Università degli Studi di Palermo dedicata al trasferimento tecnologico e alla nascita di nuove iniziative imprenditoriali basate sulla ricerca.

Il programma, avviato nel luglio scorso in collaborazione con VeniSIA – Venice Sustainability Innovation Accelerator, ha selezionato 8 startup per accompagnarle in un percorso di riformulazione dei risultati scientifici in chiave imprenditoriale. I progetti sono stati presentati a investitori e partner strategici durante.

Una crisi ambientale e un mercato in squilibrio

Il punto di partenza di Biomare è un dato di fatto: il drammatico calo delle popolazioni naturali di riccio di mare nel Mediterraneo. Un fenomeno che ha portato all’introduzione di normative sempre più restrittive sulla pesca, senza però riuscire a invertire la tendenza.

Questo squilibrio tra domanda e disponibilità rappresenta una criticità ambientale, ma anche un nodo economico irrisolto, a cui Biomare prova a rispondere con un approccio sistemico.

Ripensare l’acquacoltura in chiave rigenerativa

Secondo Biomare, il problema non è solo la scarsità della risorsa, ma anche il modello produttivo oggi dominante: «Stiamo ripensando l’acquacoltura che, ad oggi, è ambientalmente insostenibile», sottolinea Martino.

La soluzione proposta è un sistema di acquacoltura multitrofica integrata, in cui ricci di mare e macroalghe vengono co-coltivati all’interno di un sistema a circuito chiuso. In questo modello, ciò che normalmente verrebbe considerato un rifiuto viene invece valorizzato, contribuendo all’equilibrio complessivo del sistema.

Tecnologia, dati e digital twin

Accanto alla componente biologica, Biomare integra una forte dimensione tecnologica. Il sistema di acquacoltura è supportato da sensoristica avanzata, in grado di raccogliere dati in tempo reale sulle condizioni operative. Queste informazioni alimentano un digital twin, un gemello digitale del sistema, che consente di monitorare costantemente i parametri ambientali e produttivi e di massimizzare l’efficienza del processo.

L’obiettivo è costruire un modello replicabile e controllabile, capace di coniugare sostenibilità ambientale e affidabilità industriale.

Dal percorso di accelerazione al mercato

Il programma di Venture Building del Gateway di Palermo ha avuto un ruolo centrale nella maturazione del progetto: «Abbiamo affrontato in questi mesi un processo di accelerazione che ha fortemente valorizzato la nostra proposta progettuale in termini di go-to-market», racconta Martino.

In questa fase, Biomare è concentrata sul proseguimento della ricerca, con l’obiettivo di arrivare nel minor tempo possibile a un prodotto vendibile sul mercato, mantenendo coerenza con i principi di sostenibilità che guidano il progetto.

La missione di Biomare è esplicitamente allineata alle sfide della transizione ecologica europea e agli obiettivi del Green Deal: creare un prodotto ittico sostenibile, economicamente appetibile e capace di ridurre la pressione sugli ecosistemi naturali.

Il progetto guarda anche al ripopolamento del riccio di mare in condizioni naturali, affiancando alla dimensione produttiva una visione di lungo periodo legata alla tutela degli ecosistemi marini.

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