BioMulch, il telo che ripensa la pacciamatura in chiave bio-based e biodegradabile
Agroalimentare - 27/01/2026
di Luisa Cassarà
In agricoltura la pacciamatura è una pratica diffusa, ma il suo utilizzo ha un elevato impatto sull’ambiente. I teli plastici utilizzati per proteggere le colture migliorano la produttività nel breve periodo, ma lasciano dietro di sé microplastiche, costi di smaltimento elevati e una progressiva perdita di fertilità. È da queste criticità, ormai difficile da ignorare, che prende forma BioMulch, iniziativa nata in ambito universitario per ripensare la pacciamatura in chiave bio-based e biodegradabile.
A raccontare il progetto è Sara Paliaga, nell’intervista realizzata in occasione dell’Investor Day del Biodiversity Gateway dell’Università degli Studi di Palermo, evento conclusivo del programma di Venture Building dedicato alla valorizzazione della ricerca accademica.
Avviato nel luglio scorso in collaborazione con VeniSIA – Venice Sustainability Innovation Accelerator, il programma ha accompagnato un gruppo di ricercatori lungo un percorso di trasformazione delle attività scientifiche in progetti imprenditoriali. Al termine del percorso, otto startup sono state selezionate per presentare le proprie soluzioni a investitori e partner strategici.
Durante l’Investor Day, BioMulch ha ricevuto il premio “Sostenibilità”, riconoscimento che valorizza l’impatto ambientale e la concretezza della soluzione proposta.
Pacciamatura tra benefici e impatto ambientale
La pacciamatura è una tecnica agronomica consolidata, utilizzata per aumentare la produttività e migliorare la gestione del suolo. Protegge dall’erosione, riduce l’evaporazione, stabilizza la temperatura, limita la crescita delle infestanti e contribuisce a ridurre le malattie fungine.
Tuttavia, l’uso diffuso di teli plastici ha generato nel tempo problemi strutturali. In Europa la produzione di teli per pacciamatura ha raggiunto circa 100 milioni di tonnellate all’anno. Di questi, circa il 70% non viene rimosso correttamente dai campi, con un accumulo progressivo di microplastiche nel suolo.
Le conseguenze sono rilevanti: perdita di fertilità, riduzione della produttività fino al 25% e costi di rimozione e smaltimento che possono arrivare a 350–700 euro per ettaro.
I limiti delle alternative esistenti
Negli anni sono state sviluppate soluzioni biodegradabili o compostabili, ma spesso con risultati parziali. Molti di questi materiali:
- contengono quote fossili,
- presentano una degradazione lenta in campo,
- richiedono compostaggio industriale.
Di conseguenza, la rimozione parziale o totale dai terreni resta necessaria, vanificando in parte i benefici ambientali.
La proposta BioMulch per cambiare paradigma
BioMulch interviene proprio su questi limiti, proponendo un telo per pacciamatura 100% bio-based e completamente biodegradabile, progettato per scomparire nel suolo entro 120 giorni senza lasciare tracce. L’elemento distintivo è l’arricchimento con nutrienti, che consente al telo di svolgere anche una funzione fertilizzante durante la biodegradazione.
«È una soluzione per un’agricoltura sostenibile, che elimina la plastica dai suoli e permette una gestione economicamente vantaggiosa per l’agricoltore», spiega Sara Paliaga. Grazie a questa caratteristica, BioMulch permette di ridurre l’uso di fertilizzanti chimici fino al 70%, mantenendo elevate le rese produttive.
Una tecnologia già validata
Il progetto non è più in fase teorica. BioMulch è un prototipo già validato, con:
- brevetto in deposito,
- validazione meccanica,
- prove agronomiche in campo.
Il telo è progettato per essere compatibile con le pratiche agricole esistenti e si presenta come una soluzione pronta per l’industrializzazione, con un chiaro potenziale di mercato.
Questo contenuto è stato scritto da un utente della Community. Il responsabile della pubblicazione è esclusivamente il suo autore.