A Davos 2024 l’intelligenza artificiale è il convitato di pietra

E’ l’intelligenza artificiale il convitato di pietra dell’edizione di Davos 2024. Un ospite “ingombrante” che potrebbe modificare l’andamento dell’economia e della produzione in tutti i campi così come oggi la conosciamo. Metà degli economisti consultati per il Chief Economists Outlook del 2024 presentato a Davos ritiene che l’Intelligenza artificiale avrà un impatto commercialmente dirompente. Ma su come questo potrebbe avvenire nessuno si sbilancia. Diceva il premio Nobel per la Fisica Niels Bohr: “è molto difficile prevedere, specie il futuro” e in pochi rischiano. L’aumento delle disuguaglianze potrebbe essere solo la prima delle conseguenze a breve termine di un utilizzo poco o per nulla regolamentato. La stima è del Fondo Monetario Internazionale secondo il quale circa il 40% dei posti di lavoro al mondo potrebbe essere influenzata dall’avvento dell’Intelligenza artificiale. Con effetti più impattanti sulle economie ad alto reddito rispetto ai paesi più poveri. Per questo il numero uno del Fondo, Kristalina Georgieva, nel corso del suo intervento a Davos ha chiesto di affrontare un trend preoccupante che potrebbe modificare irreversibilmente gli assetti economici. 

Un tema che era già stato affrontato a Novembre in un’altra riunione del World economic Forum che si era tenuta a San Francisco ed era incentrata proprio sull’Intelligenza artificiale. In quella riunione sono emersi i temi che saranno affrontati a Davos. 

AI, servono investimenti in formazione

Il primo riguarda la necessità di formazione. “L’intelligenza artificiale promette di permetterci di aumentare il nostro capitale umano e sembra essere in grado di risolvere molte delle sfide del nostro tempo”, ha detto al pubblico dell’AIGS Gan Kim Yong, ministro del Commercio e dell’Industria di Singapore. Ma solleva anche dei rischi, ha avvertito: “La sua capacità di generare contenuti rapidamente e su larga scala creerà nuovi elementi di rischio, incluso, ad esempio, il rischio più elevato di disinformazione”. “Dovremo pensare a come incoraggiare l’uso appropriato di questa tecnologia. Ma se lo usiamo correttamente, ha la capacità di migliorare le nostre economie, le nostre società e consentire alla nostra forza lavoro di fare ancora meglio”. “Ma per sfruttare appieno il potenziale dell’intelligenza artificiale generativa dovremo aiutare le aziende a trasformarsi e dotarle degli strumenti e delle competenze digitali necessari per abbracciare questa tecnologia”, ha affermato.

AI, che tipo di regolamentazione?

Dalla riunione californiana è anche emerso che non può esistere un unico tipo di regolamentazione della materia. Negli ultimi dieci anni, gli investimenti nelle tecnologie di intelligenza artificiale sono aumentati in modo esponenziale, per poi diminuire a causa della pandemia di COVID-19. Il tasso senza precedenti di innovazione dell’intelligenza artificiale significa che un approccio unico alla regolamentazione non è adatto allo scopo. “Dovremo adottare un approccio agile, flessibile e pratico per governare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale”, ha affermato Yong.

Più collaborazione

Le discussioni dell’incontro di San Francisco che finiranno anche sul tavolo di Davos si sono concentrate sull’implementazione interattiva e graduale dell’intelligenza artificiale, dando priorità all’apprendimento esperienziale e non perseguendo la “velocità fine a se stessa”, come ha sostenuto Sabastian Niles, Presidente e Chief Legal Officer di Salesforce.  “Fare le domande giuste ora ci consentirà di creare il futuro che vogliamo avere piuttosto che il futuro che potremmo avere”. Ciò significa “mitigare, monitorare e comprendere a fondo i rischi associati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale”, ha affermato. “Abbiamo bisogno di sistemi ancora più multilaterali, ancora più multi-stakeholder.  “L’opportunità di trasformazione che l’intelligenza artificiale offre a tutta la società, ai governi, alle imprese, alle comunità e semplicemente agli esseri umani, può essere raggiunta solo se avremo una forte collaborazione tra il settore pubblico e quello privato”.

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