ANCI Sicilia e UNA: la comunicazione pubblica diventa leva strategica per territori e cittadini

La comunicazione negli enti locali non è più un tema accessorio. È struttura, organizzazione, competenze, linguaggio. Ed è anche mercato, rapporto con l’industria, capacità di utilizzare bene le risorse pubbliche.

Dopo il primo approfondimento dedicato all’evento “Comunicare per raccontare”, promosso da ANCI Sicilia in collaborazione con UNA – Aziende della Comunicazione Unite, Innovation Island torna sui contenuti emersi con le interviste a Paolo Amenta, Mario Emanuele Alvano e Davide Arduini, che offrono tre prospettive complementari.

Amenta: serve un sistema organizzato

Per Paolo Amenta, presidente di ANCI Sicilia, il punto di partenza è storico e strutturale: «Siamo passati dalla famosa 150 (Legge 150/2000 Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni, ndr) – applicata male – ai social manager, ai digital manager, a tutta un’evoluzione che sta cambiando il mondo della comunicazione», osserva. Il problema, oggi, non è più riconoscere l’esistenza di nuove figure professionali, ma capire come inserirle stabilmente dentro le piante organiche dei Comuni.

La comunicazione non può essere incanalata in toto nell’ufficio stampa tradizionale. Le competenze si sono ampliate, i canali moltiplicati, le aspettative dei cittadini trasformate. E, mentre il sistema sta ancora assorbendo l’impatto dei social e del digital management, è già arrivata un’ulteriore accelerazione: l’intelligenza artificiale.

La sfida, secondo Amenta, è coniugare tutte queste fasi evolutive in un progetto coerente: «Capire come coniughiamo tutte queste fasi per farle diventare un progetto di squadra di comunicazione». E l’obiettivo finale resta uno: semplificare. «Ogni tanto perdiamo l’obiettivo finale, che è quello di semplificare il messaggio e rendere la vita dei cittadini più semplice».

Significa spiegare funzioni, competenze, livelli essenziali delle prestazioni, distribuzione delle risorse. Significa, soprattutto, costruire un rapporto lineare tra amministrazione e cittadino, capace di far comprendere come si garantiscono servizi e qualità della vita.

Alvano: il problema non è il budget, ma come viene usato

Mario Emanuele Alvano, segretario di ANCI Sicilia, introduce un elemento spesso rimosso dal dibattito: le risorse per la comunicazione esistono. Il nodo è l’efficacia. «Noi sappiamo che c’è sempre un budget per la comunicazione. Il dramma talvolta è utilizzarlo bene».

Per farlo, il mondo delle istituzioni e quello della comunicazione devono dialogare in modo strutturato, comprendendo reciprocamente logiche, vincoli e meccanismi. In particolare, è necessario conoscere come funzionano affidamenti e gare, perché la qualità della comunicazione istituzionale passa anche dalla qualità dei processi amministrativi che la sostengono.

Un altro punto critico è il linguaggio. Il cosiddetto “burocratese” – quello delle delibere e dei decreti – resta spesso incomprensibile ai cittadini. Non sempre è possibile cambiarlo radicalmente, ma è necessario affiancargli «una comunicazione essenziale, chiara, seria».

Seria significa non approssimativa. Quando comunica un’istituzione, deve farlo su basi solide, raccontando ciò che sarà effettivamente realizzato. E deve avere il coraggio di raccontare anche le difficoltà. «Si devono raccontare anche quelle», sottolinea Alvano, perché prevenire è spesso il modo migliore per evitare incomprensioni e critiche successive.

Arduini: Stato come primo cliente in Europa, in Italia ancora no

Davide Arduini, presidente di UNA, definisce il confronto con ANCI «un passo epocale». L’incontro di Palermo è stata la prima occasione di incontro, per aprire un dialogo strutturato con il sistema dei Comuni, partendo dalla Sicilia.

Il quadro europeo è chiaro: «In qualsiasi Paese dell’Europa occidentale lo Stato, sotto tutte le forme, è il primo cliente dell’industria della comunicazione». In Italia, invece, questo rapporto non è ancora pienamente consolidato.

L’obiettivo dichiarato è lavorare in quella direzione, rafforzando il ruolo della comunicazione pubblica come settore strategico, capace di generare valore non solo istituzionale ma anche economico e professionale.

Nodo strutturale, non solo comunicativo

Dalle tre interviste emerge un dato convergente: la comunicazione pubblica non è un tema tecnico o accessorio. È un nodo strutturale che riguarda organizzazione interna degli enti, qualità della spesa, linguaggio amministrativo, rapporto con il mercato e capacità di governo dell’innovazione.

Digitale, intelligenza artificiale, gare, competenze, trasparenza, partecipazione. La sfida non è scegliere uno di questi elementi, ma integrarli in un sistema coerente.

Il confronto avviato con “Comunicare per raccontare” apre un dibattito. E indica una direzione precisa – costruire regole, modelli e sinergie capaci di rendere la comunicazione pubblica non solo più moderna, ma più comprensibile ed efficace.

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