Le nuove sfide del turismo in Sicilia tra investimenti, qualità e attrattività
News - 17/03/2026
di Redazione
Al Forum delle Economie di Palermo, UniCredit e Federalberghi Sicilia hanno acceso i riflettori sul futuro del turismo in Sicilia. Al centro, lo studio di Prometeia, che fotografa un comparto strategico per l’isola, segnato da una crescita sempre più internazionale ma anche da nodi strutturali che impongono investimenti, qualità dell’offerta e maggiore capacità di attrarre capitali.
Il turismo siciliano tra peso economico e nuove trasformazioni
Il turismo in Sicilia continua a occupare un ruolo centrale nell’economia regionale. Vale il 4,2% dell’economia siciliana e il 4,8% della filiera turistica nazionale, grazie a un impatto che si estende ben oltre l’ospitalità. Coinvolge infatti trasporti, shopping, industria alimentare e l’intero sistema dell’offerta culturale, naturalistica e ricreativa. È da questa consapevolezza che ha preso le mosse l’incontro ospitato oggi a Palermo, durante il Forum delle Economie organizzato da UniCredit in collaborazione con Federalberghi Sicilia.
Il forum di Palermo e i protagonisti del confronto
L’appuntamento ha riunito rappresentanti del credito, del sistema alberghiero, dell’impresa e del mondo accademico. Ad aprire i lavori sono stati Salvatore Malandrino, Regional Manager Sicilia di UniCredit, e Nico Torrisi, Presidente di Federalberghi Sicilia e Presidente Advisory Board UniCredit Sicilia.
Dopo la presentazione dello studio da parte di Andrea Dossena, Associate Partner di Prometeia, il dibattito è proseguito con una tavola rotonda dedicata al futuro del settore, ai nuovi trend della domanda e alle possibili sinergie con altri comparti di eccellenza. Sono intervenuti Rosa Di Stefano, Presidente Federalberghi Palermo, Luciano Pennisi, Vice Presidente La Sicilia di Ulisse, Marcello Mangia, Presidente & Head of Hospitality Mangia’s, Francesca Planeta, Presidente Planeta Estate, e Giovanni Ruggieri, Professore di Economia del turismo dell’Università degli Studi di Palermo e Presidente OTIE.
L’impegno di UniCredit per il comparto
Nel corso dell’incontro, UniCredit ha ribadito la volontà di accompagnare il comparto in una fase decisiva. Il tema non riguarda solo il sostegno finanziario, ma anche la capacità di rendere più competitivo un sistema che deve affrontare una concorrenza sempre più intensa, sia in Italia sia nel Mediterraneo.
“UniCredit conferma il proprio impegno a sostegno del turismo siciliano, settore chiave per lo sviluppo economico dell’isola. Attraverso soluzioni finanziarie dedicate, consulenza specializzata e una rete capillare sul territorio, accompagniamo le imprese in un percorso di crescita, innovazione e qualità dell’offerta. Con oltre 2,9 miliardi di nuovi finanziamenti erogati in Sicilia negli ultimi due anni, di cui 1,5 alle imprese, continuiamo a investire per valorizzare le eccellenze locali e accrescere l’attrattività della Sicilia sui mercati nazionali e internazionali” ha sottolineato Salvatore Malandrino, Regional Manager Sicilia di UniCredit.
I dati del 2025 e il cambio di composizione dei flussi
La fotografia delineata da Prometeia viene definita ancora incompleta, ma conferma una direzione già emersa nel 2024. Dopo gli anni del recupero verso i livelli pre-pandemici, il settore si trova ora davanti a una fase nuova. Cambia la composizione dei visitatori. Cambia la domanda. Cambiano, di conseguenza, anche le strategie necessarie per intercettarla.
Secondo i dati preliminari della Regione Siciliana, nel 2025 le presenze turistiche sull’isola hanno superato i 22,5 milioni, in sostanziale stabilità rispetto al 2024. Dietro questo dato, però, si nasconde una dinamica opposta tra mercato interno e mercato internazionale. Le presenze degli italiani sono scese sotto i 10 milioni, con un calo del 6,3% su base annua. Quelle degli stranieri sono invece salite a quasi 13 milioni, con una crescita del 5,5%. Un andamento che segnala una Sicilia sempre più attrattiva per i mercati esteri, ma anche una maggiore fragilità sul fronte della domanda domestica.
La Sicilia cresce, ma meno di altre destinazioni
Il confronto con il quadro nazionale e con altre regioni del Mezzogiorno restituisce un segnale da leggere con attenzione. In Italia, la componente domestica ha tenuto i livelli del 2024, mentre quella straniera è cresciuta del 4,3%. In Sicilia, invece, il calo degli italiani è stato più marcato e l’aumento degli stranieri, pur significativo, non basta a colmare del tutto il divario competitivo.
Lo stesso vale per il traffico aeroportuale. Nel 2025 gli aeroporti siciliani hanno registrato circa 23 milioni di passeggeri, con un incremento moderato. Anche qui il dato complessivo va scomposto. I passeggeri italiani sono diminuiti dell’1,7%, mentre quelli stranieri sono cresciuti del 5,1%, fino a raggiungere 8,3 milioni. Una crescita, però, inferiore sia al dato nazionale, pari al +7,6%, sia a quello registrato in Puglia e Sardegna, dove l’aumento ha superato il 13% in entrambi i casi.
Permanenza media e qualità della spesa
Un altro indicatore chiave riguarda la durata media dei soggiorni. In Sicilia il dato ha mostrato una lieve flessione, dovuta soprattutto alla componente italiana, scesa sotto la soglia delle 3 notti. In controtendenza, la media nazionale è risultata in crescita per entrambe le componenti e si attesta su un livello superiore: 3,4 notti contro le 3,1 dell’isola. Il punto non è solo quantitativo. Una permanenza più lunga tende a generare maggiore spesa distribuita sul territorio, con benefici che si riflettono su commercio, ristorazione, servizi locali ed esperienze culturali.
Un comparto diffuso, ma ancora frammentato
Lo studio mette in evidenza un elemento strutturale che accompagna da tempo il settore: la frammentazione dell’offerta. Il fenomeno non riguarda una sola filiera. Attraversa lo sport, la ricreazione, la gestione dei beni culturali e naturalistici, fino al comparto della nautica da diporto.
Il caso dei porti turistici è emblematico. La Sicilia è la regione italiana con il maggior numero di approdi, ma il terzo posto nel numero di posti barca la colloca al penultimo posto nella classifica della dimensione media degli approdi, in particolare nelle marine. In altre parole, l’infrastruttura esiste, ma resta spesso polverizzata e meno capace di sostenere economie di scala e servizi di fascia alta.
Crescita dei fatturati e limiti dimensionali delle imprese
Dal 2019 al 2025 i settori legati al turismo hanno sperimentato in Sicilia una crescita sostenuta dei fatturati, superiore a quella nazionale. È un dato rilevante, perché dimostra la forza potenziale del comparto anche in assenza di grandi gruppi imprenditoriali. Tuttavia, proprio l’assenza di grandi imprese e il numero ridotto di aziende di medie dimensioni hanno inciso sulla profittabilità, soprattutto nell’ultimo biennio e nei comparti chiave dell’accoglienza e della ristorazione.
A questo si aggiunge un secondo elemento critico: il grado di patrimonializzazione delle imprese siciliane risulta molto inferiore sia alla media italiana sia ai livelli di Puglia e Sardegna. Un sistema meno patrimonializzato è spesso più esposto agli shock, meno pronto a investire e più fragile nel sostenere piani di crescita di lungo periodo.
Il nodo del turismo di fascia alta
La Sicilia attrae sempre più una domanda internazionale e, sul fronte italiano, una clientela con capacità di spesa medio-alta. Eppure proprio qui emerge una contraddizione. Lo studio sottolinea la necessità di rivitalizzare il segmento dell’accoglienza di lusso, la cui dimensione si è ridotta negli ultimi cinque anni. È una dinamica in controtendenza rispetto alla media nazionale e rispetto a regioni concorrenti come Puglia e Sardegna.
Il dato ha un valore strategico. Il turismo di fascia alta non produce soltanto margini maggiori per le strutture ricettive, ma attiva anche filiere collegate: ristorazione di qualità, esperienze enogastronomiche, charter, wellness, artigianato, servizi culturali e mobilità premium. Per un territorio come la Sicilia, ricco di patrimonio diffuso e forte identità, la perdita di peso di questo segmento rappresenta un segnale da non sottovalutare.
Investimenti, capitali e valorizzazione del patrimonio
La conclusione dello studio è netta. Per rilanciare la spinta che aveva caratterizzato il biennio 2022-2023, servono investimenti e una più forte capacità di attrarre capitali. È questa la strada indicata per ampliare qualità e tipologia dell’offerta turistica, anche considerando che le strutture non alberghiere risultano spesso associate a permanenze più lunghe.
Il tema assume ancora più peso se si considera l’avvicinarsi della fase conclusiva dei finanziamenti del PNRR, che negli ultimi anni hanno sostenuto la crescita economica. Per la Sicilia, dunque, la sfida non consiste soltanto nel confermare i numeri, ma nel trasformare il proprio vantaggio naturale in un vantaggio competitivo stabile. L’isola dispone di un patrimonio culturale, artistico, naturalistico ed enogastronomico vastissimo. Secondo lo studio, però, questo capitale non è stato ancora sfruttato appieno. Un elemento che contrasta con l’interesse mostrato da molti turisti stranieri, visibile anche nelle ricerche online e rafforzato dall’effetto di importanti produzioni cinematografiche ambientate in Sicilia.
Una sfida che riguarda l’intero sistema regionale
Il quadro emerso a Palermo restituisce un messaggio preciso. Il turismo siciliano resta un asse portante dello sviluppo regionale, ma non può più contare soltanto sulla forza del suo patrimonio. Servono imprese più solide, servizi più strutturati, offerta più diversificata e una capacità più netta di leggere i cambiamenti della domanda. La crescita degli stranieri rappresenta un segnale positivo. Il calo della componente italiana, la riduzione della permanenza media e la debolezza di alcuni segmenti strategici impongono però una riflessione più ampia.
La Sicilia ha già tutto ciò che serve per essere un grande polo turistico internazionale. La sfida, adesso, è trasformare questa vocazione in una filiera più robusta, più integrata e più redditizia per il territorio.
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