Il convegno dell’Opi Agrigento mette in luce opportunità e limiti dell’AI in ambito clinico
News - 25/03/2026
di Redazione
L’intelligenza artificiale entra sempre più spesso nel dibattito sanitario, ma il punto decisivo resta uno: capire come integrarla nella pratica clinica senza snaturare il lavoro dei professionisti e senza ridurre il peso della valutazione umana. È da questa esigenza che ha preso forma il convegno dedicato al tema “Intelligenza artificiale e Medicina basata sulle evidenze”, promosso dall’Ordine delle professioni infermieristiche di Agrigento e patrocinato dalla Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi).
L’incontro si è svolto questa mattina nella sede dell’Opi Agrigento, davanti a una platea di professionisti arrivati per approfondire le possibili applicazioni dell’AI nella gestione clinica e per comprendere in che modo queste tecnologie possano diventare un supporto concreto nelle attività quotidiane di assistenza e organizzazione sanitaria. Il tema, oggi al centro della trasformazione dei sistemi di cura, è stato affrontato da più prospettive: quella infermieristica, quella manageriale e quella tecnologica.
Il ruolo dell’AI nel lavoro quotidiano degli infermieri
Ad aprire il confronto è stato Salvatore Occhipinti, presidente di Opi Agrigento, che ha sottolineato la portata innovativa dell’iniziativa e il valore operativo di questi strumenti nel lavoro sanitario: “Un corso innovativo che affronta il tema dell’applicazione dell’AI alla metodica sanitaria – afferma Salvatore Occhipinti, presidente di Opi Agrigento – L’infermiere può senz’altro essere supportato dall’AI. Si pensi, ad esempio, alla rilevazione di parametri vitali o essere aiutati nella compilazione dei turni o nella documentazione sanitaria senza pensare che il supporto dell’AI, tra l’altro, lascia anche più tempo da dedicare all’assistenza ai pazienti. I campi di applicazione dell’AI possono includere anche il triage con delle valutazioni che, attenzione, non devono prescindere dalla valutazione umana. Perché, lo ricordiamo, l’AI non sostituisce l’operato dell’infermiere ma lo supporta nell’erogazione di un’assistenza sanitaria sicuramente migliore”.
Nelle parole di Occhipinti emerge con chiarezza il nodo centrale del dibattito: l’AI non come sostituto del professionista, ma come strumento di supporto capace di alleggerire compiti ripetitivi, migliorare la gestione delle informazioni e restituire tempo alla relazione di cura. Un passaggio che tocca aspetti concreti dell’attività infermieristica, dalla rilevazione dei parametri vitali alla compilazione dei turni, fino alla documentazione sanitaria.
Potenzialità e limiti delle nuove tecnologie
Sul rapporto tra innovazione e responsabilità professionale si è soffermato anche Pietro Giurdanella, consigliere del comitato centrale di Fnopi, che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di un uso consapevole delle nuove tecnologie: “L’AI a supporto degli infermieri, dunque, inteso come strumento da utilizzare per il lavoro quotidiano dei professionisti sanitari – spiega Pietro Giurdanella, consigliere del comitato centrale di Fnopi- Tutte le nuove tecnologie, se da una parte offrono potenzialità incredibili, dall’altra ancora oggi non sono mature a sufficienza per non commettere errori. Ecco, dunque, come tutti i professionisti sanitari, gli infermieri in particolare, debbono avere coscienza dello strumento che stanno utilizzando”.
Il richiamo è netto. Le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale sono ampie, ma l’adozione di questi strumenti richiede competenza, senso critico e formazione. Il tema non riguarda soltanto l’efficienza dei processi, ma anche la capacità dei professionisti di riconoscere limiti, margini d’errore e condizioni d’uso appropriate.
La prospettiva degli sviluppatori e la validazione clinica
Al centro del convegno anche il punto di vista di chi l’AI la progetta e la porta concretamente all’interno delle strutture sanitarie. A intervenire è stato Dario Taborelli, medico e Ceo di DatAimed, che ha ribadito la necessità di mantenere il giudizio clinico come riferimento essenziale: “Noi di DatAimed sviluppiamo intelligenza artificiale – dichiara Dario Taborelli, medico e Ceo di DatAimed – la portiamo nelle cliniche, negli ospedali italiani a supporto e non in sostituzione del giudizio clinico. Un aspetto importante riguarda la validazione degli strumenti di intelligenza artificiale: la tecnologia va più avanti rispetto alle normative e va più veloce rispetto alla burocrazia e, quindi, è importante un aspetto rigoroso di validazione clinica nelle strutture ospedaliere affinché l’AI sia efficace, con meno errori possibili e più formazione per il personale sanitario”.
Il passaggio sulla validazione clinica è uno dei più rilevanti emersi durante il confronto. L’evoluzione tecnologica procede rapidamente, mentre normative e procedure amministrative spesso seguono tempi più lenti. In questo scarto si colloca la sfida più delicata: rendere gli strumenti affidabili, controllati e realmente utili nel contesto ospedaliero, evitando che l’innovazione venga adottata senza un adeguato percorso di verifica.
La questione dell’errore e la qualità delle fonti
Sul tema dell’affidabilità è intervenuto anche Giorgio Maritano, CTO e AI Architect, che ha posto l’accento sulla qualità delle fonti da cui i modelli attingono i dati: “per contenere e ridurre al minimo le possibilità d’errore, limitiamo le fonti da cui i modelli AI attingono i dati alle banche date più autorevoli e, da queste, solo gli articoli più pertinenti che hanno portato risultati significativi, pubblicati su riviste scientifiche”.
Il riferimento alla selezione delle fonti richiama direttamente il principio della medicina basata sulle evidenze, richiamato anche nel titolo del convegno. La qualità dei risultati prodotti dall’AI, infatti, dipende in larga misura dalla qualità delle informazioni su cui viene costruita e addestrata. Per questo il rigore scientifico, la pertinenza degli studi e la credibilità delle pubblicazioni diventano elementi centrali in ogni applicazione clinica.
Il valore insostituibile della relazione umana
Nel dibattito non è mancato il richiamo al tratto più profondo della professione infermieristica: la relazione con il paziente. A ribadirlo è stato Pasquale Iozzo, dirigente delle professioni infermieristiche e ostetriche dell’Asp Agrigento: “L’infermiere – ribadisce Pasquale Iozzo, dirigente delle professioni infermieristiche e ostetriche Asp Agrigento – è il professionista dell’assistenza e ha rapporti umani con i pazienti. Ecco, dunque, che occorre valutare quanto l’AI possa compromettere questo tipo di approccio. Noi non siamo macchine ma le macchine ci possono aiutare”.
È una riflessione che definisce con precisione il perimetro dell’innovazione. L’intelligenza artificiale può migliorare processi, analisi e organizzazione, ma non può sostituire la dimensione umana dell’assistenza, che resta il fondamento del lavoro infermieristico. Il tema, dunque, non è scegliere tra persone e tecnologia, ma trovare un equilibrio in cui gli strumenti digitali rafforzino la qualità della cura senza impoverire il rapporto con il paziente.
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