Data visualization e giornalismo: come cambiano le prospettive tra AI e narrazione della realtà
News - 25/03/2026
di Luisa Cassarà
Non solo strumenti tecnici, ma una riflessione più ampia sul ruolo dei dati nella società e nel giornalismo. Il seminario “Data Visualization: strumenti e tecniche per l’informazione“, organizzato nell’ambito di Istat Learning, ha offerto a Palermo un’occasione concreta di confronto, mettendo al centro un tema sempre più decisivo: la capacità di leggere, interpretare e raccontare i dati.
Nel corso dell’iniziativa, è emersa con forza una consapevolezza: i dati non sono semplicemente materia prima dell’informazione, ma un elemento strutturale della cittadinanza contemporanea.
I dati come infrastruttura della democrazia
A sottolinearlo è stato Michele Camisasca, Direttore generale dell’Istat, che ha ribadito il valore pubblico dell’informazione statistica e il ruolo dell’Istituto non solo nella produzione, ma nella diffusione e comprensione dei dati.
«La mission di Istat è evidentemente di produrre dati, ma anche di metterli a disposizione. È necessaria un’alleanza, un patto per rendere comprensibili dati», ha detto. Ed è a questo punto che si manifesta un passaggio chiave. Senza “mediazione” giornalistica, i dati rischiano di rimanere inaccessibili o incomprensibili. In questo senso, la data visualization diventa uno strumento strategico per tradurre numeri complessi in contenuti leggibili e utili per cittadini e decisori.
Camisasca ha inoltre richiamato la necessità di mantenere elevati standard qualitativi anche in un contesto tecnologico in continua evoluzione: l’innovazione, inclusa quella legata all’intelligenza artificiale, deve sempre confrontarsi con i principi di rigore e affidabilità della statistica pubblica.
Leggere i dati è una competenza civica
Il tema della cultura del dato è stato al centro anche del commento di Marcello Chiodi (Presidente della SIS – Società Italiana di Statistica), che ha focalizzato l’attenzione su un piano educativo e culturale. «Il saper leggere i dati da un punto di vista concettuale culturale fa parte degli strumenti di educazione civica, di ciò che tu devi sapere per essere cittadino», ha sottolineato.
Una posizione che amplia il perimetro della discussione: non si tratta solo di formare giornalisti più competenti, ma di costruire una società più consapevole, in cui la lettura dei dati diventa parte integrante delle competenze di base. In questo scenario, il giornalismo assume una funzione ancora più rilevante: non solo informare, ma contribuire a costruire alfabetizzazione statistica diffusa.
Il seminario ha fornito strumenti concreti per l’analisi dei dati, mostrando anzitutto il corposo patrimonio messo a disposizione, gratuitamente, dall’Istat. Un database sempre aggiornato e consultabile che, attraverso l’utilizzo degli strumenti giusti, si trasforma in in mappe e grafici. Una fotografia del Paese in continua evoluzione.
I lavori, coordinati da Antonio Giordano, hanno visto i contributi di: Filippo Mulé, Segretario dell’Ordine dei Giornalisti della Sicilia; Matteo Mazziotta, Direttore centrale Sistan e Territorio dell’Istat; Claudio Ceccarelli, Direttore centrale Raccolta Dati dell’Istat; Francesca Rossetti, Istat; Giuseppe Stassi, Dirigente del Servizio raccolta dati per le indagini con rete di rilevazione pubblica dell’Istat; Antonella Bianchino, Dirigente Ufficio territoriale Area Sud dell’Istat; Elisabetta Lipocelli, Istat; Valeria Marzocca, Istat.
L’intervento di Biagio Semilia (presidente della Federazione Editori Digitali) ha affrontato il rapporto tra intelligenza artificiale e data journalism proponendo un cambio di prospettiva rispetto all’utilizzo tradizionale dell’AI nel mondo dell’informazione.
Il suo intervento si è concentrato sul Framework SUN (Short Units for Negotiated Judgment), un modello che ribalta il paradigma dominante: l’intelligenza artificiale non viene utilizzata per automatizzare la produzione di contenuti, ma per allenare il processo decisionale e critico del giornalista.
Il framework si basa su unità brevi e strutturate che stimolano il confronto e la negoziazione del giudizio, trasformando l’AI in uno strumento di supporto al pensiero e non di sostituzione della produzione editoriale.
In questa prospettiva, il valore non risiede nella velocità di generazione dei contenuti, ma nella qualità del giudizio, nella capacità di interpretare i dati e di costruire narrazioni consapevoli.
Oltre gli strumenti: una nuova responsabilità per il giornalismo
Il seminario ha quindi delineato un quadro chiaro: la data visualization non è solo una competenza tecnica, ma una leva strategica per il giornalismo contemporaneo.
Da un lato, l’accesso crescente ai dati e agli strumenti digitali amplia le possibilità narrative. Dall’altro, aumenta la responsabilità di chi quei dati li interpreta e li racconta.
La sfida non riguarda solo “come” visualizzare i dati, ma come costruire significato, evitando semplificazioni fuorvianti e garantendo trasparenza, qualità e rigore. In questo equilibrio tra tecnologia, competenze e responsabilità si gioca il futuro dell’informazione basata sui dati: un terreno in cui il giornalismo è chiamato non solo ad aggiornarsi, ma a ridefinire il proprio ruolo.
Questo contenuto è stato scritto da un utente della Community. Il responsabile della pubblicazione è esclusivamente il suo autore.