Autorizzazioni ambientali, la Sicilia accelera: progetti per oltre 42 miliardi

La Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali della Regione Siciliana ha chiuso il primo semestre del 2026 con 733 pareri, di cui 682 conclusivi e 51 intermedi, relativi a 600 procedure. Il valore complessivo delle opere sottoposte a valutazione supera i 42 miliardi di euro, mentre i 450 pareri ambientali positivi riguardano investimenti per oltre 35 miliardi.

Il dato colloca la CTS, guidata da Gaetano Armao, già oltre la metà dell’obiettivo fissato per l’intero 2026, compreso tra 1.200 e 1.300 pareri, e conferma l’accelerazione registrata negli ultimi anni. Dai 527 provvedimenti del 2021 si è passati agli 883 del 2022, ai 905 del 2023, fino ai 1.110 del 2024 e ai 1.106 del 2025.

A concentrare la parte più consistente del lavoro è stata la prima sottocommissione, competente in materia di ambiente ed energia, con 444 pareri, pari al 60,55% del totale. La sottocommissione dedicata al PNRR ne ha esitati 146, quella su pianificazione e urbanistica 114, mentre 29 hanno riguardato erosione costiera, dissesto idrogeologico, demanio marittimo e ripascimenti.

Rinnovabili al centro delle valutazioni

Il comparto con il maggiore peso è quello delle fonti energetiche rinnovabili. Nel semestre sono stati esaminati progetti per una potenza complessiva di 11.684 megawatt tra agrivoltaico, fotovoltaico, eolico terrestre, biomasse ed eolico offshore.

In 389 casi è arrivato un parere ambientale positivo, per una potenza complessiva vicina ai 6 gigawatt. A guidare è l’agrivoltaico, con 6.787 megawatt, pari al 58,1% della potenza trattata. Seguono l’eolico onshore con 2.588 megawatt, l’offshore con 1.174, il fotovoltaico con 823, i piccoli impianti trasformati in agrivoltaico con circa 275 e le biomasse con 37 megawatt.

La distribuzione territoriale mostra una forte concentrazione dei progetti nella parte occidentale dell’Isola. Trapani è la provincia con la maggiore potenza esaminata, circa 3.479 megawatt, davanti a Palermo con 1.809 e Catania con 1.532. Seguono Ragusa con 1.204, Enna con 1.192, Agrigento con 866, Caltanissetta con 850, Siracusa con 682 e Messina con 52 megawatt.

Quasi 16 mila ettari interessati

I progetti FER sottoposti a valutazione interessano complessivamente 15.787 ettari. Quasi il 90% della superficie è legato all’agrivoltaico. Trapani concentra 4.886 ettari, pari al 30,95% del totale regionale, Catania ne conta 3.096, Palermo 2.114 ed Enna 1.790.

Rapportando le superfici alla superficie agricola utilizzata della Sicilia, pari a circa 1,39 milioni di ettari, l’incidenza media regionale risulta dell’1,14%. Il dato cambia però sensibilmente da provincia a provincia: a Trapani raggiunge il 3,56%, a Catania l’1,83%, a Ragusa l’1,32% e a Caltanissetta l’1,03%. Nelle altre province resta sotto l’1%.

La concentrazione territoriale degli impianti rende centrale il tema degli effetti cumulativi e del consumo di suolo. Per questo la CTS ha affiancato alla riduzione dei tempi istruttori una serie di prescrizioni ambientali rivolte ai proponenti.

Tra queste figurano l’interramento dei cavidotti, la dimostrazione della disponibilità giuridica delle aree, fasce di mitigazione vegetale di almeno 10-15 metri, estese in alcuni casi fino a 20-25 metri, e interventi di riqualificazione esterna per i parchi eolici.

Tecnologia per incendi, biodiversità e tutela dell’avifauna

Le condizioni ambientali introducono anche soluzioni tecnologiche per la prevenzione degli incendi e la protezione degli ecosistemi. Per alcuni impianti è prevista l’installazione di termocamere operative 24 ore su 24, collocate sulle torri eoliche o lungo le recinzioni e collegate alle centrali operative regionali e al Corpo forestale.

Sono richiesti inoltre sistemi per il recupero dell’acqua piovana, piccoli bacini o aree umide con funzione antincendio e di contrasto alla siccità, sistemi di accumulo per evitare sprechi di energia nelle ore di picco e arnie con api endemiche per favorire la biodiversità.

Per gli impianti eolici la Commissione prevede radar, dissuasori e dispositivi automatici di rallentamento o arresto delle pale in presenza di uccelli o pipistrelli. I sistemi devono essere in grado di analizzare le traiettorie di volo e attivare lo spegnimento degli aerogeneratori nei periodi di maggiore rischio.

Particolare attenzione è riservata all’eolico offshore. Le proposte progettuali attualmente in valutazione sono 21 e per seguirle è stato costituito un gruppo di lavoro che opera in raccordo con la Commissione PNRR-PNIEC del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.

Obiettivo: ridurre i tempi senza abbassare le tutele

Nel corso del semestre la CTS ha tenuto 12 sedute plenarie, 22 riunioni del nucleo di coordinamento, di cui dieci straordinarie, e oltre 48 incontri delle sottocommissioni. Priorità è stata assegnata ai piani regionali, alle infrastrutture pubbliche, all’emergenza idrica e ai rifiuti, agli interventi PNRR, al dissesto idrogeologico, alla depurazione e ai piani di utilizzo del demanio marittimo.

Per queste procedure la Commissione indica un tempo obiettivo di 45 giorni e il sostanziale azzeramento dell’arretrato. È stata inoltre ridotta la durata delle verifiche di ottemperanza e delle valutazioni di incidenza ambientale.

Il quadro che emerge è quello di una struttura chiamata a svolgere un ruolo sempre più decisivo nell’equilibrio tra transizione energetica, investimenti e tutela del territorio. La sfida non riguarda soltanto la rapidità delle autorizzazioni, ma anche la capacità di accompagnare la crescita delle rinnovabili con tecnologie di monitoraggio, sistemi di prevenzione e misure capaci di ridurre l’impatto ambientale e paesaggistico dei nuovi impianti.