Cavi, fibra ottica e transizione energetica: a Palermo il Master che forma i tecnici del futuro

Le reti elettriche europee stanno crescendo a un ritmo che il mercato del lavoro fatica a seguire. La transizione energetica accelera, le infrastrutture si moltiplicano, e con esse cresce la domanda di competenze specialistiche che oggi scarseggiano: tecnici ed ingegneri capaci di progettare, costruire e mantenere i sistemi in cavo su cui si regge la trasmissione dell’energia. È in questo scenario che Palermo diventa il punto di partenza di una risposta concreta: Prysmian avvia qui il nuovo Master universitario di secondo livello “Cable Systems for the Energy Transition“, realizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Palermo.

Non è un’iniziativa isolata, ma una risposta mirata a una carenza che attraversa l’intera filiera dell’energia, dagli operatori di rete ai fornitori di tecnologia, e che rende sempre più urgente investire nello sviluppo del capitale umano necessario a sostenere l’elettrificazione e il futuro delle infrastrutture energetiche.

Il percorso dura un anno e ha un’ambizione precisa: seguire il cavo dall’inizio alla fine della sua vita utile. Si parte dalla progettazione, si passa per la produzione, si arriva all’installazione e infine alla gestione e manutenzione nel tempo. Un approccio end-to-end pensato per formare professionisti pronti a entrare subito nei cantieri e negli impianti, non solo nei laboratori.

Il Sud Italia come presidio strategico

La scelta di Palermo non è solo simbolica. In città Prysmian ha la divisione EOSS (Electrical and Optical Sensing Solutions), che sviluppa tecnologie di monitoraggio dei cavi attraverso la fibra ottica, capaci di “sentire” cosa succede lungo la rete, dentro e fuori le infrastrutture. È un presidio che dialoga con un altro pezzo importante della geografia industriale dell’azienda: lo stabilimento di Arco Felice, a Pozzuoli, tra i principali poli mondiali di Prysmian per la produzione di cavi ad alta e altissima tensione, fino a 400kV in corrente alternata e 600kV in corrente continua.

Insieme, monitoraggio a Palermo e produzione a Pozzuoli raccontano una linea che attraversa il Sud Italia e lo colloca al centro, non ai margini, della partita sulla transizione energetica. Il Master è il tassello che prova a tenere insieme questi presidi con la formazione, scommettendo che le competenze, prima ancora degli impianti, siano l’infrastruttura più difficile da costruire.

Come funziona, e chi ci insegna

Le lezioni prenderanno il via a novembre, alternando teoria, esercitazioni pratiche e visite tecniche, con la possibilità per gli studenti di svolgere stage in Prysmian e presso aziende partner. Il programma guarda anche fuori dai confini nazionali: prevede lo studio di standard e raccomandazioni internazionali, per formare figure capaci di muoversi in contesti globali fin dal primo giorno di lavoro.

A tenere le fila didattiche saranno i docenti dell’Università di Palermo, affiancati da visiting professor di altri atenei europei e da professionisti Prysmian, in un modello che mescola l’accademia con l’esperienza diretta di chi i cavi li progetta e li posa ogni giorno. Le candidature apriranno a luglio, la selezione si svolgerà a settembre.

Dietro l’iniziativa c’è un gruppo che ha una scala non comune: 34.000 dipendenti, 109 impianti produttivi e 30 centri di ricerca e sviluppo in oltre 50 paesi, quotato a Piazza Affari con circa 20 miliardi di euro di ricavi nel 2025. Ma è proprio in un Master da poche decine di posti, in una città del Sud, che si misura una scommessa più piccola e più concreta: che la transizione energetica non si vinca solo con gli investimenti, ma con le persone che sapranno costruirla cavo dopo cavo.

Questo contenuto è stato scritto da un utente della Community.  Il responsabile della pubblicazione è esclusivamente il suo autore.