AgriVes, la nuova generazione di biofertilizzanti nata in università e pronta per il mercato

C’è un momento, nel racconto dell’innovazione, in cui la ricerca smette di essere solo promettente, per iniziare a mostrare una direzione chiara. È ciò che emerso dal percorso di Venture Building del Biodiversity Gateway dell’Università degli Studi di Palermo, che ha accompagnato 8 startup lungo nella trasformazione dei risultati della ricerca accademica in impresa. Tra queste, AgriVes, che si colloca nell’ambito dei biofertilizzanti innovativi, con un approccio che integra sostenibilità ambientale, efficienza produttiva e valorizzazione della biodiversità.

AgriVes ha ricevuto il premio Biodiversity Impact nel corso dell’Investor Day che ha concluso il percorso di Venture Building del Gateway, un’infrastruttura strategica dell’Ateneo palermitano pensata per favorire il trasferimento tecnologico e la nascita di nuove iniziative imprenditoriali ad alto contenuto innovativo.

Il team che ha dato vita al progetto è composto da: Teresa Faddetta, CEO/CSO (Assegnista di Ricerca, Università degli Studi di Palermo-Dip. STEBICEF); Valentina Ricciardi, CPO (Assegnista di Ricerca, IBBR-CNR); Annamaria Gallo, CTO (Assegnista di Ricerca, Università degli Studi di Palermo-Dip. STEBICEF); Giuseppe Gallo, Advisor (Professore Associato, Università degli Studi di Palermo-Dip. STEBICEF); Francesco Mercati, Advisor (Ricercatore Senior, IBBR-CNR); Guglielmo Puccio, R&D (Ricercatore, IBBR-CNR); Ciro Caldiero, R&D (Assegnista di Ricerca, IBBR-CNR); Flavia Cannizzaro, R&D (Dottoranda, Università degli Studi di Palermo-Dip. STEBICEF)

Risposta strutturale alle sfide dell’agricoltura

La proposta di AgriVes nasce da una considerazione di fondo: la crescita demografica globale, che secondo le stime porterà la popolazione mondiale a circa 10 miliardi di persone entro il 2050, richiede un aumento della produttività agricola che non può prescindere dalla sostenibilità.

La fertilizzazione è un fattore essenziale per garantire rese adeguate, ma il modello attualmente dominante mostra limiti evidenti. In Europa vengono utilizzati ogni anno 9,8 milioni di tonnellate di fertilizzanti minerali, dei quali solo il 42% viene assorbito dalle piante. La parte restante si disperde nell’ambiente, con effetti negativi su suoli, risorse idriche ed emissioni di gas serra.

Oltre i fertilizzanti tradizionali e i biofertilizzanti convenzionali

I biofertilizzanti a base di microrganismi vivi rappresentano una prima alternativa ai fertilizzanti di sintesi, ma possono presentare criticità legate alla lentezza dei processi e a un’efficacia non sempre costante.

AgriVes propone un approccio diverso: non l’inoculo diretto dei microrganismi, ma l’impiego delle vescicole extracellulari che questi rilasciano naturalmente. Si tratta di nanoparticelle biologiche che contengono e concentrano molecole capaci di biostimolare le piante in modo mirato.

È una tecnologia consolidata in ambito biomedico, che AgriVes applica al settore agricolo per sviluppare una nuova generazione di biofertilizzanti, più controllabile, efficiente e compatibile con le esigenze produttive.

Biodiversità come risorsa tecnologica

Alla base del progetto c’è una lettura operativa della biodiversità: non solo patrimonio naturale da tutelare, ma risorsa scientifica e tecnologica da valorizzare. I primi test condotti sui formulati di AgriVes hanno già mostrato risultati positivi, rafforzando la prospettiva di applicazioni su scala più ampia.

Il progetto si inserisce pienamente negli obiettivi del Green Deal europeo e in un mercato caratterizzato da un elevato potenziale di crescita, dove sostenibilità ambientale ed efficienza economica non sono più elementi separati.

Dal percorso di ricerca alla dimensione imprenditoriale

La proposta di AgriVes si posiziona all’interno di un percorso più ampio di trasferimento tecnologico. Un percorso che chiede alla ricerca di confrontarsi con il mercato, mantenendo rigore scientifico ma acquisendo una visione imprenditoriale.

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