Le cinque competenze che contano nell’era dell’IA: dal “saper chiedere” al “saper discernere”
News - 10/11/2025
di Antonio Giordano
Quali sono le competenze davvero decisive nell’era dell’intelligenza artificiale? Al dipartimento Gec della LUMSA, nel talk organizzato a Palermo nell’ambito del ciclo di incontri “Immaginare una Economia nuova”, la risposta non coincide con l’ennesima lista di tool, ma con un cambio di postura: la creatività resta umana, l’IA la amplifica se guidata da capacità critiche, etiche e progettuali.
In altre parole secondo Giovanni Battista Dagnino, docente di management del dipartimento e presidente del Licaim (Lumsa International Center for Artificial Intelligence Management), stiamo parlando di “collaborazione, non sostituzione”. Il punto di partenza è netto: i sistemi generativi eccellono per prolificità, ma non per intenzionalità o metacognizione. Producono output probabilistici, spesso intrappolati in pattern ricorrenti, la famosa “omogeneizzazione”, mentre il giudizio, il contesto e il gusto rimangono in capo alle persone.
Le cinque skill
Da qui discende la prima skill del tempo di IA: valutazione critica. È la capacità di leggere, testare e rifinire ciò che la macchina propone, evitando l’over-reliance sui suggerimenti e il “fixation bias” che schiaccia le idee divergenti.
Accanto al discernimento, la seconda competenza è l’AI literacy: capire come funzionano i modelli, quali sono i loro limiti, come impostare prompt e compiti (il “saper chiedere”), come verificare le fonti e misurare la qualità con metriche automatiche senza perdere sensibilità umana. È la grammatica di base per trasformare l’IA in partner didattico e professionale, dalla progettazione dei corsi all’Augmented CV.
Terza skill: progettazione collaborativa. L’IA entra nella genesi delle idee e ridisegna i processi, ma funziona al meglio quando incontra team capaci di orchestrare velocità e varietà dei modelli con il discernimento umano. È co-creazione, con gerarchie più piatte tra studenti, docenti e sistemi: la creatività diventa distribuita e richiede regole chiare di governance e attribuzione.
Quarta skill: differenziazione. Se la tecnologia tende a livellare lo stile, stesse fonti, stessi pattern, la sfida competitiva è salvaguardare originalità e diversità. Per le industrie creative il rischio non è solo la sostituzione di alcuni ruoli, ma lo spostamento di competenze verso profili ibridi, capaci di fondere saperi tradizionali con nuove expertise algoritmiche. Qui la competenza chiave è curare la firma autoriale e le scelte estetiche, mantenendo standard culturali e responsabilità etiche.
Quinta skill: etica operativa. Proprietà, paternità, qualità, trasparenza degli strumenti e dei dati: sono dilemmi che non si risolvono con slide, ma con pratiche quotidiane e policy verificabili. La governance dell’IA– gestione, regole, strumenti manageriali– diventa un’abilità trasversale, non un add-on compliance.
La strategia resta umana
Infine, una competenza trasversale che le tiene insieme: strategia. Dagnino parla di “implicazioni strategiche” molto concrete: allenare la collaborazione umano-IA come pratica vincente; investire sulla creatività umana per differenziarsi; evitare l’automatismo di accettare ciò che il modello propone.
Su questo punto si è espresso anche Tony Siino, che ha sottolineato l’importanza della visione e del coordinamento del cambiamento tecnologico nelle imprese e nelle pubbliche amministrazioni. “Serve una visione di intelligenza umana per l’adozione dell’IA”, ha ribadito, richiamando l’attenzione sulla necessità di leadership capaci di guidare la transizione senza delegarla ai soli strumenti tecnici.
È un invito a mantenere l’umano “al centro del palco”, con una visione human-centered che riconosce tanto i limiti quanto i vantaggi dell’IA.
I prossimi appuntamenti
I prossimi appuntamenti (in calendario il 12, il 17 e 20 novembre), continueranno ad approfondire i legami tra sostenibilità, economia circolare e innovazione sociale, mantenendo al centro la questione della giustizia economica e del ruolo attivo delle nuove generazioni. Il ciclo “Immaginare una Economia nuova” si inserisce nel cammino verso “Restarting the Economy: The EoF Global Event 2025”, l’evento internazionale che si terrà dal 28 al 30 novembre a Castelgandolfo, promosso dal movimento “The Economy of Francesco”.
“Si tratta innanzitutto di un vasto movimento che vuole riunire tutti coloro che immaginano (e che operano) con una visione diversa dell’economia come strumento a servizio della promozione della persona” – ha spiegato Giuseppe Notarstefano, docente di Statistica economica al dipartimento Gec di Palermo – “del benessere come processo di giustizia sociale e di distribuzione più equa delle risorse e dei vantaggi derivanti dai meccanismi produttivi e di sostenibilità (economica, ambientale e sociale insieme) del modello di sviluppo”.