Comunicare dal Sud per conoscere il mercato della comunicazione. Intervista ad Alberto Acito
UNAnews - 17/04/2026
di Redazione
Perché hai scelto di lavorare nel mondo della comunicazione?
La mia scelta nasce da una sfida personale: ho sempre avvertito una certa complessità nel comunicare, e questo mi ha spinto, fin da giovanissimo, a voler comprendere i meccanismi profondi che regolano lo scambio di informazioni. È un percorso iniziato presto e che ha trovato la sua tappa fondamentale del percorso accademico nel 1998 in Francia, all’ESCEM di Poitiers. Studiare marketing in un contesto internazionale mi ha permesso di trasformare quel limite iniziale in una vocazione professionale solida, unendo la sensibilità umana alla tecnica del mercato.

Perché dal Sud? Una scelta oppure una necessità?
La mia avventura imprenditoriale con Ideama è iniziata nel 2000 a Pistoia; allora vivevo a Firenze e decisi di scommettere sul digitale e su quel nuovo strumento chiamato Internet, spinto da una forte predilezione per l’informatica. Nel 2006 ho scelto di tornare nella mia Matera perché ho percepito un’aria nuova, un fermento che è stato poi confermato nel 2014 con la proclamazione a Capitale Europea della Cultura 2019. Non è stata una necessità, ma una scelta di ritorno consapevole, la volontà di investire in una terra che stava finalmente scoprendo la propria vocazione internazionale.
Il nostro settore vive un momento di evoluzione e cambiamento. Che cosa significa per te questa rivoluzione e quale strategia adottare per viverla?
Per chi è nato professionalmente nel pieno della prima rivoluzione digitale, il momento che stiamo vivendo è un “ritorno primordiale”. Non possiamo temere il cambiamento, perché l’evoluzione è nel DNA lavorativo. Considero l’attuale trasformazione tecnologica un’opportunità eccezionale: ci offre strumenti straordinari per migliorare la qualità del lavoro, a patto di saperli governare con visione strategica e senza perdere mai di vista l’obiettivo finale: l’efficacia del messaggio senza tradire i contenuti.
Sei il delegato UNA – Aziende della Comunicazione Unite – in Puglia e Basilicata. Come valuti lo stato attuale della comunicazione nella tua regione?
Storicamente il mercato della pubblicità guarda da Roma in su, ma oggi assistiamo a una felice controtendenza. I nostri territori attraggono giovani talenti creativi che scelgono di tornare a casa, rendendo le agenzie locali estremamente competitive e capaci di dialogare con brand nazionali. La vera sfida resta l’associazionismo, che al Sud è ancora visto quasi come un tabù. In UNA lavoriamo per far comprendere che la sinergia tra imprese, anche concorrenti, è un valore strategico determinante per la crescita e la credibilità di tutto il comparto.
Quali sono le principali sfide lavorando in questo settore, dalla Basilicata e Puglia, a partire da Matera e Bari?
La sfida principale è consolidare il posizionamento di queste due regioni come un unico ecosistema florido per la creatività e l’innovazione. Bari e Matera, pur con le loro diversità, sono unite da un’affinità culturale profonda, da una convergenza di linguaggi. Il nostro obiettivo è trasformare questo asse in un polo attrattivo capace di generare linguaggi nuovi, dimostrando che l’eccellenza comunicativa non ha confini geografici.
Che cosa ti spinge a lavorare per contribuire a migliorare il settore della comunicazione attraverso il tuo ruolo in UNA?
Credo fermamente nella cooperazione come motore di sviluppo. Proprio per questo, abbiamo recentemente avviato un processo di fusione con un’altra agenzia del territorio: ogni realtà ha peculiarità uniche che, messe a sistema, possono davvero fare la differenza sul mercato. In UNA ho trovato il facilitatore ideale per questo processo, perché promuove una cultura d’impresa basata sui valori oltre che sulla professionalità. Il mio scopo è portare questa mentalità aperta e collaborativa all’interno delle agenzie del territorio.
I giovani comunicatori del futuro. Qual è il tuo rapporto con i tanti giovani che si avvicinano alla nostra industry?
I giovani leggono i nuovi codici visivi con una naturalezza che spesso manca a chi è frenato da vecchie sovrastrutture. Tuttavia, sono categorico sul rigore: come dico sempre ai profili young in agenzia, se pensano di aver finito di studiare, hanno sbagliato mestiere. In un mercato in perenne mutamento, il talento deve essere supportato da una formazione continua; solo così la predisposizione digitale diventa vera competenza professionale.
Formazione, esperienza, talento, visione, fortuna, tenacia: sono queste le keyword per ottenere successo nel mondo della comunicazione?
Scarto la fortuna. In un processo imprenditoriale serio, il caso non può essere la bussola. La keyword definitiva è la tenacia: la capacità di mantenere la rotta anche quando il contesto sembra stravolgersi.
La tua più grande soddisfazione professionale?
Essere ancora qui, con la stessa passione, dopo 26 anni. In un settore che consuma tutto velocemente e dove le realtà nascono e scompaiono nello spazio di un trend, la longevità è il traguardo più prezioso. È la prova provata della solidità di una visione e della capacità di sapersi reinventare costantemente, che significa saper attraversare i cambiamenti.
Guardando al futuro: come immagini la comunicazione nei prossimi anni?
La immagino sempre più immersiva e fluida. Gli strumenti di profilazione che abbiamo oggi ci permetteranno di integrare i messaggi in modo quasi invisibile nel quotidiano dell’utente. La sfida del futuro sarà proprio questa: riuscire a essere estremamente rilevanti e presenti nel contesto senza mai risultare invadenti, trasformando la comunicazione in un servizio di valore per chi la riceve.
Alberto Acito è CEO dell’agenzia Ideama di Matera, delegato Puglia-Basilicata di UNA – Aziende della Comunicazione Unite.
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