Comunicazione istituzionale tra velocità e responsabilità: la politica alla prova del digitale
News - 02/03/2026
di Luisa Cassarà
La comunicazione istituzionale è diventata uno dei terreni più delicati dell’azione pubblica. Non riguarda solo la capacità di informare, ma la qualità della democrazia, il rapporto tra ciò che viene fatto e ciò che viene percepito, la gestione della velocità nell’era digitale.
Nel terzo approfondimento dedicato “Comunicare per raccontare”, l’evento promosso da Anci Sicilia e UNA – Aziende della Comunicazione Unite, raccogliamo le riflessioni di Gaetano Galvagno, presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, e Giampiero Cannella, vicesindaco di Palermo.
Galvagno: “Oggi la notizia è già realtà”
«Viviamo in un’era particolare, un’era in cui c’è una grande differenza tra quello che si fa e quello che si comunica». Gaetano Galvagno individua una frattura che attraversa la politica contemporanea: l’azione amministrativa e la sua rappresentazione pubblica non sempre coincidono. E in questo scarto si inserisce il rischio di incomprensioni, distorsioni e perdita di fiducia.
La velocità è il primo elemento di discontinuità rispetto al passato. «Una notizia circola in pochissimi secondi. Già dopo mezz’ora talvolta è vecchia». Un cambio radicale rispetto all’epoca della carta stampata, quando i tempi della comunicazione erano più lenti e filtrati.
Oggi, invece, la diffusione è immediata e capillare. «Viviamo in un’era in cui la notizia che viene data già è realtà». È una constatazione che richiama direttamente il tema della responsabilità: chi comunica – istituzioni comprese – deve essere consapevole dell’impatto immediato delle proprie parole.
Il riferimento alle fake news e alle informazioni distorte non è marginale. La rapidità amplifica anche l’errore. Per questo, secondo Galvagno, serve maggiore attenzione e controllo nella costruzione dei messaggi pubblici, soprattutto quando a parlare sono soggetti istituzionali.
Cannella: comunicare è amministrare
Giampiero Cannella focalizza il suo intervento sul piano operativo. Nel Comune di Palermo, spiega, la comunicazione si articola su due livelli. Da un lato, la costruzione di una narrazione coerente con la visione dell’amministrazione, anche attraverso campagne legate ai grandi eventi. Dall’altro, un canale più diretto e quotidiano, orientato al servizio.
«Parlo dell’allerta meteo, parlo di tutto quello che interessa nel concreto la vita quotidiana dei cittadini». È una comunicazione che informa ma allo stesso tempo ascolta, recepisce input, intercetta esigenze.
La criticità è nota: le risorse dei Comuni sono limitate. «Le risorse finanziarie sono sempre poco ampie, insufficienti per fare tutto quello che si vorrebbe fare». Eppure, la consapevolezza è cresciuta: la comunicazione è una componente fondamentale di una buona amministrazione.
Una questione di credibilità istituzionale
Le due prospettive convergono su un punto: la comunicazione istituzionale è oggi un fattore di credibilità.
Da un lato, occorre ridurre la distanza tra azione e percezione, evitando che la narrazione distorca o semplifichi eccessivamente la realtà. Dall’altro, è necessario costruire strumenti capaci di informare in modo chiaro, tempestivo e responsabile.
Velocità e controllo, narrazione e servizio, visione politica e gestione quotidiana. La comunicazione pubblica si muove su questo equilibrio sottile. E in un contesto in cui «la notizia è già realtà», la qualità del messaggio diventa parte integrante dell’azione istituzionale stessa.
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