Risorse e talenti ci sono, ma cosa decide davvero il futuro dell’innovazione in Sicilia?

Fare innovazione non è solo una questione di risorse, ma anche di connessioni. È attorno a questo nodo cruciale che si è sviluppato il panel “Energie Connesse. La sfida S3 per una Sicilia dell’innovazione che fa sistema”, nel corso della giornata conclusiva del Premio Innovazione Sicilia 2025.

Un approfondimento che ha messo a confronto esperienze diverse, unite da una stessa certezza: la Sicilia ha eccellenze diffuse e opportunità, ma il vero salto di qualità passa dalla capacità di rete. Pubblica Amministrazione, università, mondo imprenditoriale e sistema finanziario, sono stati chiamati a interrogarsi su come fare questo salto di qualità, rendendo concreta la Strategia di Specializzazione Intelligente (S3). Un impianto che punta proprio su ecosistemi e integrazione e che tuttavia, ancora, nella pratica incontra ancora limiti culturali e operativi.

Il tema è emerso con chiarezza fin dall’inizio: l’Italia – e la Sicilia in particolare – sono ricche di eccellenze che spesso però restano isolate. Il passaggio decisivo non è tanto continuare a produrre singole punte di valore, quanto trasformarle in un ecosistema capace di generare impatto sistemico. Un cambiamento che richiede tre ingredienti chiave: competenze, connessione e collaborazione.

Nel panel erano rappresentati tutti gli attori fondamentali di questo processo: capitale umano e intellettuale, capitale produttivo, capitale istituzionale e finanziario. Il confronto moderato da Gianni Dominici (Amministratore Delegato FPA – Gruppo Digital360) si è articolato in due momenti: prima l’analisi delle interferenze e dei limiti che oggi frenano lo sviluppo, poi il racconto delle azioni concrete già in campo.

Trasferire know-how dall’Università al mercato

Dal mondo universitario, Enzo Bivona (Delegato per la valorizzazione della ricerca e del trasferimento tecnologico, Università degli Studi di Palermo) ha sottolineato una delle sfide centrali: il trasferimento del know-how al mercato. La ricerca produce valore, ma spesso fatica a trasformarlo in impatto economico e sociale. Per farlo, serve che i ricercatori acquisiscano un mindset imprenditoriale e che vengano valorizzate le challenge capaci di mettere in relazione ricerca e bisogni reali. In questo senso, il PNRR ha avuto un ruolo propulsivo importante, mostrando che la collaborazione è possibile e può funzionare.

Sul fronte industriale, Fabrizio Bignardelli (Sicindustria) ha ricordato come alcune misure abbiano già prodotto risultati concreti. La ZES ha dato certezze agli imprenditori che vogliono investire, mentre la decontribuzione Sud ha contribuito alla creazione di posti di lavoro reali. Il Mezzogiorno, ha evidenziato, ha iniziato una risalita significativa, con la Sicilia in prima linea. Il vero limite, oggi, non è la mancanza di capitali, ma l’individualismo, nonostante esistano realtà siciliane con un successo internazionale consolidato.

Il passaggio cruciale dalla tradizione all’innovazione

Un punto di vista che si intreccia con quello di Patrizia Di Dio (Presidente Confcommercio Palermo), che ha spostato l’attenzione sui settori tradizionali, come turismo e piccole professioni. La sfida non è solo creare nuove startup innovative, ma accompagnare le imprese esistenti in un percorso di innovazione che non perda la centralità della persona. Comunità, tradizione e innovazione non sono in contraddizione, ma possono diventare un modello evolutivo se sostenuti da una nuova mentalità.

Dal sistema finanziario e di supporto alle imprese, Vincenzo Evola (Responsabile Sviluppo Territorio Sicilia UniCredit) ha ribadito il ruolo centrale del mondo imprenditoriale come motore dello sviluppo. Servizi, credito e consulenza devono andare di pari passo con il networking tra startup e grandi aziende, il sostegno all’imprenditorialità giovanile e un forte investimento sulla formazione.

A rompere l’equilibrio con un intervento dichiaratamente “da guastafeste” è stato Amedeo Giurazza (CEO Vertis SGR), che ha riportato il dibattito sui dati: al Sud il Venture Capital pesa ancora troppo poco. Quando l’operatore finanziario è distante dal territorio, il modello non regge. Le startup hanno bisogno di accompagnamento continuo, di investitori presenti, capaci di supportare la crescita. Altrimenti il rischio è perdere unicorni, talenti e lavoro qualificato. Alcune regioni, come Puglia e Lazio, hanno già dimostrato che attrarre operatori locali funziona. Il segnale positivo, però, c’è, eccome: Vertis ha messo sul piatto 60 milioni da investire al Sud.

Calogero Guagliano (Direttore Generale Irfis) ha evidenziato il lavoro svolto dalla Regione sul fronte degli aiuti economici. Restano però due criticità: la scarsa informazione sulle opportunità disponibili e la difficoltà di fare squadra. Per questo motivo, momenti di confronto come questo panel diventano quindi strumenti fondamentali per far incontrare territorio e istituzioni. Quando la squadra funziona, i risultati arrivano.

Un’isola connessa da opportunità condivise

Nel dibattito finale emerge una visione chiara, rappresentata dalle conclusioni di Edy Tamajo, assessore delle Attività Produttive della Regione Siciliana, intervistato da Nino Amadore: una Sicilia non “puntiforme”, ma connessa, capace di creare le condizioni per restare, crescere e fare matching con le grandi aziende. Attraverso ascolto, confronto e collaborazione nascono opportunità condivise.

Partendo dalle criticità e proponendo soluzioni reali, il panel “Energie Connesse” restituisce una fotografia nitida e un messaggio chiaro: la sfida dell’innovazione in Sicilia non è più capire se le risorse esistono, ma come metterle davvero in relazione. Perché senza connessioni, anche l’energia più forte rischia di disperdersi.

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