Università come moltiplicatore di sviluppo: nasce la Fondazione Siciliae Studium Generale

L’Università di Catania istituisce la Fondazione Siciliae Studium Generale. Un nuovo strumento operativo che unisce Ateneo e imprese, punta su capitale umano, innovazione didattica e dialogo stabile tra sapere, impresa e istituzioni, con uno sguardo strategico al Mediterraneo.

La piattaforma che integra formazione, ricerca e lavoro

L’Università di Catania compie un passo strategico e istituisce ufficialmente la Fondazione “Siciliae Studium Generale”. L’annuncio è arrivato nel corso della cerimonia inaugurale del 591° anno accademico, quando il rettore Enrico Foti ha presentato il nuovo organismo come uno strumento operativo destinato a incidere in modo concreto sul rapporto tra formazione universitaria, ricerca scientifica e mondo produttivo.

La Fondazione nasce con un obiettivo preciso: valorizzare il capitale umano attraverso percorsi formativi integrati con la ricerca e con il mondo del lavoro. L’Ateneo intende promuovere modelli didattici fondati su una collaborazione strutturata tra docenti, aziende e professionisti, favorendo al tempo stesso la creazione d’impresa e l’innovazione.

Non si tratta di un’iniziativa simbolica. L’atto costitutivo è stato firmato davanti a un notaio nei giorni scorsi, in attuazione di un impegno assunto all’inizio del mandato rettorale, avviato il 19 settembre scorso.

Ridurre il divario domanda-offerta di lavoro qualificato

Nel suo intervento, il rettore Foti ha chiarito la visione strategica che sostiene la nascita della Fondazione: «L’obiettivo – ha spiegato il rettore – è ridurre il divario tra domanda e offerta di lavoro qualificato, attrarre talenti e contribuire a invertire i flussi di migrazione intellettuale. La Fondazione dell’Università di Catania opererà come piattaforma aperta, capace di integrare didattica, ricerca, terza missione e responsabilità sociale, con un’attenzione particolare al Mediterraneo come spazio di dialogo, cooperazione e opportunità».

Il riferimento alla migrazione intellettuale richiama un tema cruciale per il Mezzogiorno. La fuga di competenze qualificate incide sulla capacità competitiva dei territori. La Fondazione si propone di intervenire su questo snodo, creando condizioni più favorevoli all’incontro tra competenze avanzate e sistema produttivo.

L’attenzione al Mediterraneo amplia il perimetro dell’azione. L’area viene considerata non solo come spazio geografico, ma come contesto di cooperazione economica, culturale e scientifica.

Un board che unisce Ateneo e grandi realtà produttive

La governance della Fondazione riflette la volontà di costruire un’alleanza strutturata tra università e imprese. Nel board dei Fondatori siedono, accanto all’Ateneo, aziende e realtà di primo piano appartenenti a settori strategici differenti: Cosedil, Electric Power, NTET Group, IREM, Medivis, Dolfin, AC2, La Sicilia Investimenti, Ekso, Maire, Fondazione Arena, Netith/DB, Vishay Semiconductors, SAC, Humanitas, Academy, Crédit Agricole, IOM.

Si tratta di un insieme eterogeneo che copre ambiti industriali, finanziari, sanitari e tecnologici. Questa composizione consente di intercettare competenze diversificate e di creare connessioni dirette tra percorsi formativi e filiere produttive.

La Fondazione potrà accogliere nuovi partecipanti, pubblici e privati, che condividano finalità e visione, con l’obiettivo di rafforzarne progressivamente le attività Nascita Fondazione Siciliae Stu….

Alla presidenza è stata delegata dal rettore la prof.ssa Elita Schillaci, ordinario di Economia e Gestione delle Imprese e consigliera di amministrazione Unict. Vicepresidente è Francesco Tornatore, amministratore di NTET.

Università come moltiplicatore di sviluppo

Nel delineare il contesto economico, il rettore ha richiamato il recente rapporto della Banca d’Italia, che descrive una Sicilia attraversata da una fase di dinamismo significativo, pur in presenza di fragilità strutturali.

«Saper leggere con lucidità i segnali dell’economia e trasformarli in strategie concrete» rappresenta, secondo Foti, una responsabilità diretta dell’Ateneo. Il rettore ha affermato: «Il recente rapporto della Banca d’Italia descrive infatti una Sicilia attraversata da una fase di dinamismo significativo che, pur tra fragilità strutturali, offre opportunità reali di crescita economica e sociale. In questo scenario, l’Università può e deve agire come moltiplicatore di sviluppo e come attore competitivo, consolidando un dialogo stabile tra sapere, impresa e istituzioni. Laddove industria, tessuto produttivo e conoscenza interagiscono in modo strutturato, la crescita risulta più solida: l’Università diventa così un autentico fornitore di competitività per il territorio».

La Fondazione si colloca dentro questa strategia. Non sostituisce le funzioni accademiche. Le integra e le rende più permeabili alle esigenze del sistema economico.

Un messaggio agli studenti: competenza e protagonismo

Il rettore ha rivolto un passaggio diretto agli studenti e alle studentesse, in un contesto segnato da trasformazioni rapide e profonde. «L’Università è il luogo in cui il talento si traduce in competenza e in cui ciascuno può scegliere di essere protagonista del proprio percorso professionale e umano. In un contesto più favorevole di quanto spesso si percepisca, la nascita della Fondazione rappresenta una delle decisioni più significative di questo avvio di mandato. Non ho timore a dire che la consideriamo uno degli strumenti più importanti che oggi mettiamo in campo e pertanto auspichiamo che essa possa accompagnare, con continuità e concretezza, il cammino del nostro Ateneo negli anni a venire».

Il messaggio individua un punto chiave: la formazione universitaria non come percorso isolato, ma come infrastruttura di sviluppo personale e collettivo.

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