Formazione, trasparenza, feedback: le nuove coordinate della comunicazione pubblica

La comunicazione pubblica non è soltanto narrazione istituzionale. È competenza, legalità, formazione, capacità di costruire regole chiare e processi bidirezionali.

Nel quarto e ultimo approfondimento dedicato a Comunicare per raccontare, Innovation Island raccoglie le voci di Daniele Ricciardi, presidente AssoRup, Edoardo Cazzato, Orsingher Ortu – Avvocati Associati, e Marcantonio Ruisi, delegato del rettore dell’Università di Palermo alla promozione di startup innovative e spin-off.

Tre prospettive diverse – amministrativa, giuridica e accademica – che convergono su un punto: senza competenze trasversali e strumenti adeguati, la comunicazione pubblica non regge la complessità del sistema.

Ricciardi: più formazione e professionalizzazione

Daniele Ricciardi parte da una constatazione critica: «Purtroppo nella pubblica amministrazione si sottovaluta il peso della comunicazione». Il risultato è paradossale: si evidenzia ciò che non funziona, mentre ciò che viene realizzato non viene comunicato in modo corretto.

Il riferimento è anche al mondo degli appalti pubblici, un settore che nel 2025 ha superato i 430 miliardi di euro di spesa e coinvolge una comunità di oltre 123.000 RUP (Responsabili Unici del Procedimento). Numeri che restituiscono la dimensione economica e sistemica del tema: quasi il 18% del PIL.

Eppure, secondo Ricciardi, la professionalizzazione non è ancora adeguata. Le risorse per la formazione esistono – il 2% di ogni contratto è destinato anche a questo scopo – ma «i RUP ricevono soltanto briciole».

La questione è culturale prima ancora che tecnica e la sfida è doppia: contrastare l’incompetenza e la corruzione attraverso formazione continua, competenze trasversali e collaborazione tra pubblica amministrazione e operatori economici.

Cazzato: compliance moderna e orientata al mercato

Sul piano giuridico, Edoardo Cazzato definisce il Libro Verde «uno strumento di assoluta modernità», ispirato alle migliori best practice nazionali ed europee. Le associazioni di categoria, spiega, rappresentano un volano importante per il mercato, ma possono anche generare criticità se non operano entro un quadro chiaro di regole. Non sono mancate, in passato, situazioni in cui dinamiche associative hanno prodotto effetti distorsivi.

L’obiettivo del documento è esattamente opposto: fornire indicazioni precise per rendere più efficiente e trasparente la partecipazione alle gare, nell’interesse sia degli associati sia delle stazioni appaltanti. Cazzato parla di uno strumento di compliance antitrust innovativo, capace di chiarire «cosa può essere fatto e cosa non può essere fatto» e soprattutto di spiegare come operare nel modo migliore. Il tema non è solo giuridico. È sistemico: regole chiare generano fiducia, e la fiducia è un presupposto essenziale per un mercato sano.

Ruisi: dalla comunicazione “one way” alla co-creazione dei servizi

Se Ricciardi e Cazzato si muovono nell’ambito degli appalti e della compliance, Marcantonio Ruisi riporta il discorso alla dimensione partecipativa. «La comunicazione è fondamentale sia per acquisire le aspettative degli utenti sia per renderli protagonisti». Non può essere un flusso unidirezionale. Deve attendere un feedback.

Il superamento della comunicazione “one way” diventa così un passaggio strategico: integrare il punto di vista degli utenti significa migliorare servizi, processi e prodotti. Significa considerare cittadini e fruitori come parte attiva nella generazione del valore pubblico. È una visione che collega amministrazione, università e innovazione, e che richiama un concetto chiave emerso in tutto il ciclo di approfondimenti: la comunicazione non è solo trasmissione, ma relazione.

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