Condividere soluzioni e creare ponti: la sfida di un’innovazione pubblica collaborativa e inclusiva
News - 24/03/2026
di Luisa Cassarà
Costruire relazioni tra amministrazioni, abbattere le barriere culturali e mettere al centro i cittadini. È questa la prospettiva che emerge dall’intervista a Layla Pavone, coordinatrice del Board Innovazione del Comune di Milano, che abbiamo realizzato in occasione del Fuori Premio Innovazione Sicilia.
Presente nel panel dedicato al ruolo di città e università come infrastrutture per lo sviluppo, Pavone propone una lettura dell’innovazione pubblica olistica, che va ben oltre la pura tecnologia.
Superare la logica del “si è sempre fatto così”
Il punto di partenza è chiaro: l’innovazione non è un fine, ma uno mezzo per risolvere problemi concreti. La sfida principale, tuttavia, non è tecnica, ma organizzativa e culturale. Le resistenze al cambiamento rappresentano un grande ostacolo: “Il ‘si è sempre fatto così‘ non esiste, bisogna guardare avanti possibilmente con una dimensione a medio lungo termine”, sottolinea Pavone. Chi fa innovazione nella Pubblica Amministrazione deve avere il coraggio di prendersi “il cerino in mano”, forzando talvolta i processi interni e sfruttando canali informali per scardinare le barriere culturali e anticipare il cambiamento.
Comunicazione e condivisione: il progetto “Cyber Secure City”
Un elemento centrale dell’innovazione è la comunicazione. Troppo spesso si dà per scontato che i cittadini conoscano i progetti sviluppati dall’Amministrazione. Inoltre, in un Paese come l’Italia, le istituzioni non possono permettersi di “reinventare la ruota tutte le volte”. Se un servizio viene progettato “by design” in modo efficiente, dovrebbe essere rapidamente condiviso e adottato da altre città.
Un esempio concreto citato da Pavone è la piattaforma “Cyber Secure City”, sviluppata in collaborazione con il mondo aziendale e Assolombarda. La piattaforma offre oltre 120 ore di formazione sulla cultura digitale, insegnando ai cittadini l’uso consapevole dei social e le basi dell’intelligenza artificiale.

Un altro ambito cruciale è l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale. Il Comune di Milano ha recentemente lavorato a un “manifesto valoriale” per spiegare ai cittadini i principi di trasparenza e inclusione che guidano l’uso degli algoritmi pubblici. Per rendere la tecnologia comprensibile e vicina ai bisogni reali, sono stati presentati oltre 40 casi d’utilizzo di IA già implementati dall’Amministrazione e dalle sue società. L’obiettivo di queste iniziative non è imporre un “modello Milano” – un’espressione che la stessa Pavone non condivide – ma piuttosto mettere a fattor comune l’esperienza maturata in questi anni per far crescere l’intero sistema Paese.
Inclusione digitale: la regola dell’80/20
L’innovazione digitale non può in alcun modo prescindere dall’inclusione. Oggi, il Comune di Milano gestisce l’80% delle relazioni e delle transazioni (come l’emissione di certificati) attraverso canali digitali. Tuttavia, la vera responsabilità dell’Amministrazione è occuparsi attivamente di quel 20% della popolazione che non utilizza ancora il digitale. L’innovazione deve facilitare la vita di tutti, assicurandosi di non lasciare indietro nessuno.
Costruire ponti mantenendo la propria identità
Il Fuori Premio Innovazione Sicilia è stato la testimonianza perfetta di una necessità vitale: “Non possiamo essere tutti delle isole”. Pur mantenendo la propria identità geografica e culturale, le città devono fare squadra, superare la mentalità a “silos” e costruire ponti. L’innovazione ha senso solo se orientata alle persone – che siano cittadini, consumatori o professionisti – perché mettendo a fattor comune le eccellenze italiane, l’intero Paese può diventare più forte e competitivo a livello internazionale.
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