Oltre il modello generalista: perché l’innovazione richiede mobilità ed ecosistemi specializzati

L’intervista a Maria Chiara Carrozza al Fuori Premio Innovazione Sicilia: per competere servono reti di competenze, percorsi europei integrati e territori capaci di attrarre talenti. Il ruolo strategico di Palermo come snodo nel Mediterraneo.

L’innovazione moderna non può non può più permettersi di disperdere le competenze; il superamento del modello generalista è un passaggio decisivo per la competitività. A sottolinearlo è Maria Chiara Carrozza, professoressa ordinaria dell’Università Milano-Bicocca, intervenuta al Fuori Premio Innovazione Sicilia nel panel “Città, Università, Innovazione: infrastrutture per lo sviluppo”.

“Oggi non è più possibile essere generalisti, ma bisogna riuscire a creare dei nodi su specifiche competenze e tecnologie“, ha detto Carrozza, nell’ambito di una giornata costruita per mettere in relazione università, istituzioni e imprese. Il suo contributo ha offerto una lettura sistemica del ruolo che la ricerca e la formazione possono avere nel rafforzare le connessioni tra territori.

Mobilità come leva strutturale

“La mobilità oggi è un tema molto importante perché i percorsi di carriera e le competenze sul campo si sviluppano attraverso l’integrazione di più esperienze”. Il punto non è soltanto favorire lo spostamento dei talenti, ma costruire percorsi articolati e capaci di attraversare contesti diversi: la mobilità diventa così una componente strutturale dei processi di innovazione, e non un fenomeno episodico.

In questa prospettiva si inserisce anche il livello europeo, dove i programmi di ricerca stanno evolvendo per incentivare esperienze distribuite tra più centri, con l’obiettivo di creare una rete integrata e attrarre talenti anche dagli Stati Uniti, dall’Africa e dall’America Latina.

Dalla mobilità alle reti di competenza

“Credo che la chiave di tutto sia non solo la mobilità dei talenti, ma anche il concetto di ecosistema che si specializza su alcuni temi“, ha aggiunto Carrozza. La mobilità da sola non è sufficiente, perché serve una struttura capace di valorizzarla: una struttura fatta di reti in cui i diversi nodi sviluppano competenze specifiche e riconoscibili. La competitività si costruisce sulla capacità di concentrare queste competenze e metterle in relazione.

Da sx: Layla Pavone, Monica Diluca, Maria Chiara Carrozza

Palermo e il ruolo nel Mediterraneo

Nel quadro delineato durante il Fuori PIS, Palermo emerge come un potenziale nodo strategico non solo per il contesto nazionale, ma per il suo posizionamento nel Mediterraneo. A tal proposito, Carrozza ha sottolineato: “Palermo ha una serie di asset fondamentali, tra cui la posizione sul Mediterraneo, il clima e il fatto di essere una città che ha una storia, una cultura profonda e dove si può vivere bene”. La città dovrebbe “guardare molto al Nord Africa e fare da ponte fra l’Africa e e l’Europa, soprattutto perché l’Europa si è occupata troppo poco dei paesi del Mediterraneo”.

Università, imprese e attrattività

La città può assumere un ruolo di connessione tra Europa e Africa valorizzando la propria posizione. In quest’ottica, Palermo diventa uno snodo centrale tra la Grecia, i Paesi balcanici e il Mediterraneo, potendo “avere un ruolo di attrazione dei talenti, di formazione anche per il rilancio in altre città come Milano”. Per farlo in modo strategico, ha concluso Carrozza, la città dovrebbe riprendere il ruolo culturale che ha storicamente avuto e “investire molto nelle università, ma anche nella tecnologia, nelle imprese, cioè rendersi un luogo accogliente per le imprese innovative”.

Si tratta di creare le condizioni perché i talenti possano restare, tornare o muoversi all’interno di reti strutturate, rendendo università, imprese e istituzioni parte di un’unica infrastruttura integrata in cui la produzione di conoscenza e la sua applicazione si sviluppano insieme.

La visione del Fuori PIS

Le riflessioni di Maria Chiara Carrozza si inseriscono perfettamente nella visione del Fuori Premio Innovazione Sicilia, che ha posto al centro il tema della connessione tra territori e della mobilità come leva per lo sviluppo.

La relazione sull’asse tra Palermo e Milano non viene letta come uno spostamento unidirezionale, ma come uno scambio tra nodi con caratteristiche diverse e potenzialmente complementari. In questo scenario, la mobilità dei talenti non è solo un obiettivo, ma lo strumento cardine per costruire un sistema più integrato, capace di collegare competenze, ricerca e sviluppo su scala più ampia.

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