Risorse idriche e territori insulari: perché le infrastrutture invisibili diventano decisive
Economia del mare - 05/10/2026
di Luisa Cassarà
Cambiamenti climatici, reti di distribuzione datate e consumi difficili da misurare rendono la gestione dell’acqua una delle questioni più urgenti per territori, imprese e amministrazioni. Una parte del problema resta fuori dalla vista: condotte, vasche, pompe e pozzi di cui spesso si sa poco, dove le perdite rimangono invisibili e non monitorate. Per Gerlando Maggio, CEO e founder di HydroAiMesh, il problema dell’acqua, in Sicilia come nel resto del mondo, “si fa sempre più grave e più pesante”.
La startup siciliana ha partecipato a “S3 Sicilia – Storie di Innovazione“, l’appuntamento di Connessioni Digitali cheha riunito all’Ex Stabilimento Florio delle Tonnare di Favignana istituzioni, ricerca e imprese della blue economy. Al talk ha portato la questione delle infrastrutture invisibili, per comprendere come la tecnologia distribuita possa sostenere i territori costieri e insulari.
Reti che non si vedono
In Sicilia la dispersione idrica raggiunge il 52,3%, contro una media nazionale del 42%. Alla base c’è quella che la startup definisce una vera e propria cecità operativa delle reti tradizionali. Non esiste una visione in tempo reale dello stato delle condotte, il controllo è frammentato e manca uno storico dei dati su cui basare le decisioni.
Una rete di sensori che impara
La risposta di HydroAiMesh è un’architettura di sensori distribuiti, gli HydroNode, installabili in prossimità di condotte, vasche, pompe e pozzi. I nodi, spiega Maggio, “dialogano tra loro e imparano molto velocemente quello che succede all’interno della rete”. Grazie ad algoritmi predittivi, il sistema “è in grado sia di prevenire anomalie, sia di arrivare a gestire in autonomia anche porzioni di rete”.
L’obiettivo è una conoscenza puntuale della risorsa. “Questo ci consente di sapere dove va ogni singola goccia d’acqua”, sottolinea il founder. Il sistema permette di preservarla e di imparare dai consumi di aziende e singoli utenti. La rete comunica in modalità mesh, e la sua architettura combina intelligenza artificiale e supervisione umana. Tra i vantaggi c’è anche la possibilità di ottimizzare i cicli di pompaggio, con un risparmio sui costi energetici.
Partire da pochi punti, crescere nel tempo
Maggio insiste su un aspetto: “Il progetto è nato sul campo e di conseguenza in maniera non invasiva”. Ne deriva un modello che ribalta la logica dei grandi interventi infrastrutturali. Il sistema, spiega, permette di partire con 1, 2 o 3 punti, mostrare subito i primi risultati e poi estendere la rete man mano che si decide cosa controllare e come gestirlo.
“A differenza dei grandi progetti che richiedono a priori ingenti investimenti e pianificazioni rigide, questo sistema è molto modulare e scalabile”. Per enti gestori, consorzi di bonifica e aziende agricole, a cui la soluzione si rivolge, significa poter verificare l’impatto prima di investire su larga scala.
Dai progetti pilota alle università
La startup, seconda classificata nella categoria Early Stage del Premio Innovazione Sicilia 2025, ha già diversi progetti pilota approvati. “Il primo progetto pilota, partito da un gestore idrico, è in fase di ampliamento”, racconta Maggio. Nei test presentati al Premio, in 48 ore una rete tradizionale è diventata un’infrastruttura intelligente. Il sistema ha individuato una perdita da 1 metro cubo all’ora e un guasto a una pompa sommersa.
Nel frattempo si sono avvicinate diverse università, interessate ad applicare il modello oltre l’ambito idrico, “avendo capito che il modello di ragionamento si applica anche ad altri contesti”.
Acqua, energia, agricoltura
Uno di questi contesti è l’agrivoltaico. HydroAiMesh sta lavorando per integrare il proprio sistema tecnologico in impianti che tengono insieme produzione energetica e attività agricola. L’obiettivo, spiega Maggio, è “unire l’energia, la risorsa idrica e ciò che succede nei pascoli e nell’agricoltura“.
È il passaggio che allarga la prospettiva. Una tecnologia nata per rendere leggibili le reti idriche diventa uno strumento per governare insieme risorse che finora venivano gestite separatamente. Per i territori costieri e insulari, dove ogni risorsa ha un valore moltiplicato, rendere visibili le infrastrutture invisibili può segnare il passaggio da una gestione reattiva a una gestione consapevole.
Progetto cofinanziato dalla Regione Siciliana, Assessorato per le Attività Produttive, iniziativa “Sicilia che piace” – Capitolo di Bilancio 342525.
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