Innovazione di processo come motore della blue economy siciliana, dal mare alla trasformazione
Strategia S3 - 08/07/2026
di Luisa Cassarà
Pensiamo al pescatore di un tempo che, in assenza di tecnologie, faceva affidamento sull’istinto, sulla conoscenza dei venti e sulla speranza di trovare una rete generosa. Sostituiamo quell’immagine con la realtà attuale, anche più complessa, fatta di fatta di tecnologie digitali, refrigerazione immediata del pescato e un elenco fitto di rigidi adempimenti burocratici da spuntare ancora prima di accendere i motori.
Questo mestiere e la sua radicata tradizione si trovano oggi a un bivio storico. Nel corso dell’evento Blue Sicily – Il mare che innova, è emerso con forza un concetto fondamentale: la sfida attuale non consiste nel pescare di più, ma nell’aumentare il valore generato attorno alla risorsa mare sul territorio. Per comprendere come stia cambiando concretamente la filiera, abbiamo intervistato Giacomo Tommaso Fascetto, Dirigente Responsabile del Servizio Trasformazione Ittica e Interventi Strutturali del Dipartimento della pesca mediterranea della Regione Siciliana.
Quando il piccolo pescatore deve farsi manager
Uno dei nodi più critici, spiega Fascetto, è l’impatto asimmetrico delle normative europee. La piccola pesca artigianale si ritrova oggi a dover sottostare alla stessa rigidità normativa concepita per i grandi pescherecci industriali, pur non disponendo delle medesime risorse finanziarie e organizzative.
Questo squilibrio si traduce in un’efficienza compromessa: prima ancora di cercare il pesce target, in un mare dove peraltro gli stock ittici pescabili sono in costante diminuzione, il pescatore artigianale deve districarsi tra pratiche e adempimenti amministrativi. Al contrario, il settore della trasformazione e commercializzazione mostra un forte dinamismo e un’ottima partecipazione ai bandi pubblici. Tuttavia, questo comparto soffre della problematica opposta: l’incertezza sulla costanza delle forniture di materia prima locale impedisce spesso alle imprese di stringere accordi commerciali stabili con la grande distribuzione.
Preservare il valore, a bordo e a terra
Come si può, allora, difendere e incrementare il valore del pescato locale? La risposta risiede in mirati interventi strutturali, sia a bordo sia a terra, finalizzati a bloccare sul nascere i rapidissimi processi di alterazione organolettica a cui è soggetto il pesce.
Fascetto evidenzia l’assoluta priorità di investimenti legati alla sicurezza e alla prima trasformazione a bordo, come i sistemi di refrigerazione e surgelazione immediata, uniti a logiche di sbarco rapide e protette. Ma la vera innovazione strategica riguarda il cosiddetto “pesce negletto” (specie commercialmente trascurate). Introdurre innovazioni di processo e di prodotto per valorizzare e trasformare queste specie dimenticate potrebbe rappresentare un volano economico straordinario, in grado di garantire nuove fonti di reddito per i pescatori e nuova materia prima per l’industria di trasformazione.
Il fattore generazionale nella transizione digitale
La tecnologia e la digitalizzazione offrono strumenti potenzialmente rivoluzionari per accorciare la filiera, ma si scontrano con un forte limite demografico. Per una flotta in cui l’età media dei pescatori supera spesso i 50 o 60 anni, l’uso di tablet e app può rappresentare una vera e propria “materia oscura”.
La chiave di volta risiede nei giovani e nelle tecnologie. Laddove l’equipaggio include figure giovani capaci di padroneggiare gli strumenti informatici, il digitale esprime tutto il suo potenziale. Permette, ad esempio, di connettere direttamente l’imbarcazione con i ristoratori e i commercianti a terra mentre si è ancora in mare: un pescatore può comunicare in tempo reale di aver catturato delle aragoste e venderle direttamente a chi offre il prezzo migliore . Questo tipo di tracciabilità e disintermediazione rappresenta il futuro di una blue economy siciliana che vuole essere non una semplice cartolina turistica, ma un ecosistema economico integrato, sostenibile e all’avanguardia.