Gibellina attraverso gli occhi di venti giovani internazionali: arte, spazio e territorio diventano esperienza
News - 25/09/2026
di Redazione
Ci sono i luoghi, naturalmente. Le architetture di Gibellina, le opere, il Museo delle Trame Mediterranee, gli spazi pubblici di una città che continua a rappresentare un caso particolare nel rapporto tra arte e territorio. Ma nelle immagini di “Gibellina (Re-)situated” ci sono soprattutto le persone.
Ragazze e ragazzi arrivati da esperienze e Paesi differenti che osservano un’opera, ascoltano, discutono seduti sui gradoni di uno spazio pubblico, prendono appunti, fotografano, si confrontano tra loro. Sono i volti dei circa venti studenti provenienti da Berlino e Milano che, insieme a docenti, ricercatori ed esperti internazionali, hanno trascorso a Gibellina una settimana trasformando la città in un luogo di studio e di esperienza. Il workshop internazionale si è svolto dal 7 al 12 settembre 2026 nell’ambito del progetto Site Complexes. Responsive Practices for the 21st Century ed è stato dedicato al rapporto tra arte, architettura, spazio e territorio. Il percorso si è concluso sabato 12 settembre, alle ore 12, con una mostra al Museo delle Trame Mediterranee, nella Sala Maria Capo del Baglio di Stefano, aperta anche alla comunità locale.

Una settimana dentro Gibellina
Non una visita di studio tradizionale, dunque, ma un’esperienza immersiva. Per sei giorni gli studenti hanno attraversato Gibellina e i suoi luoghi, confrontandosi con un territorio nel quale arte e architettura non sono semplicemente conservate all’interno di un museo, ma fanno parte della costruzione stessa della città. Le fotografie restituiscono bene la dimensione del progetto. Piccoli gruppi davanti alle opere, conversazioni informali, momenti di spiegazione e altri di osservazione. L’aula, in qualche modo, diventa Gibellina stessa. Ed è forse proprio la presenza di questi giovani a offrire una lettura diversa della città. Perché guardare Gibellina attraverso gli occhi di chi arriva da Berlino, Milano o da altri contesti internazionali significa mettere alla prova anche il nostro modo di considerarla. Ciò che per chi conosce la Sicilia può apparire ormai familiare, per chi arriva da fuori torna a essere una domanda.





Quando il territorio diventa parte della ricerca
“Gibellina (Re-)situated” fa parte di un progetto transdisciplinare che prova a mettere in relazione discipline e sensibilità differenti. A promuovere l’iniziativa sono NOMIS Foundation, Universität der Künste Berlin, Università di Vienna, Politecnico di Milano e Università di Catania, nell’ambito del progetto InSiDe – Interdisciplinary Approaches to Site and Space. Responsabile scientifica è Ludovica Tomarchio della Universität der Künste Berlin; la mostra conclusiva è stata co-curata da Beatrice Azzola, ZZF Potsdam, e Favide Montanari del Politecnico di Milano. Il punto interessante è il metodo: non separare completamente chi studia dal luogo studiato. Studenti e ricercatori entrano fisicamente nel territorio, lo percorrono e lo osservano, incontrano persone e spazi, costruendo la propria interpretazione attraverso l’esperienza.
Gibellina vista da fuori
C’è una domanda che questa esperienza lascia aperta ed è forse quella più interessante anche per Innovation Island che ha seguito l’esperienza attraverso gli occhi della Prof. Elita Schillaci, tra i fondatori della Fondazione di partecipazione Innovation Island ETS nata dall’esperienza di Premio Innovazione Sicilia nel 2026: che cosa vedono questi giovani in Gibellina che noi, abituati a guardarla da dentro, rischiamo di non vedere più?
È il valore dello sguardo esterno. Gibellina nasce da una storia drammatica, quella del terremoto del Belice, ma nel corso dei decenni ha costruito intorno alla propria ricostruzione un patrimonio culturale e artistico difficilmente assimilabile a quello di qualsiasi altra città italiana. Portare qui studenti e ricercatori internazionali significa quindi fare qualcosa di diverso dalla semplice valorizzazione turistica del patrimonio. Significa utilizzare Gibellina come materia di conoscenza. E contemporaneamente significa mettere giovani provenienti da percorsi differenti nelle condizioni di contaminare i propri linguaggi: arte, architettura, ricerca, osservazione sociale e progettazione dello spazio.





La restituzione alla comunità
La settimana di lavoro si è conclusa il 12 settembre con la mostra al Museo delle Trame Mediterranee. L’apertura alla comunità locale non è un dettaglio organizzativo. È parte del senso dell’esperienza: dopo avere osservato e interpretato il territorio, studenti e ricercatori hanno restituito pubblicamente il risultato del proprio lavoro proprio nel luogo che lo aveva generato. È una circolarità interessante: il territorio accoglie la ricerca, la ricerca produce nuovi sguardi e quegli sguardi ritornano al territorio. Ma rimangono soprattutto le persone. I volti degli studenti nelle immagini raccontano forse meglio di molte definizioni accademiche ciò che è accaduto tra il 7 e il 12 settembre a Gibellina: giovani con provenienze, culture e formazioni differenti hanno trascorso alcuni giorni insieme cercando di comprendere un luogo. Ed è anche questa una forma di innovazione. Non necessariamente una nuova tecnologia o un nuovo prodotto. A volte innovare significa creare le condizioni perché persone che guardano il mondo da punti diversi si incontrino nello stesso luogo e comincino a farsi domande insieme. E Gibellina, per una settimana, è stata proprio questo.
Gibellina come laboratorio a cielo aperto
Per sei giorni Gibellina è diventata un laboratorio a cielo aperto. Gli studenti hanno attraversato la città, osservato opere, architetture e spazi pubblici, lavorando direttamente nei luoghi anziché limitarne lo studio a una dimensione teorica. Il percorso ha alternato sopralluoghi, momenti di confronto con docenti e ricercatori, discussioni collettive e fasi di rielaborazione. Le immagini raccontano gruppi in movimento, soste davanti alle opere, conversazioni all’aperto, appunti, osservazioni e restituzioni condivise. Il territorio è stato così utilizzato come materia viva di ricerca: non semplice scenario, ma parte integrante del processo di apprendimento. L’approccio interdisciplinare ha permesso di mettere in relazione arte, architettura, memoria e uso contemporaneo degli spazi, facendo emergere letture diverse della città. Il lavoro svolto durante il workshop è poi confluito nella mostra conclusiva del 12 settembre al Museo delle Trame Mediterranee, trasformando l’esperienza degli studenti in una restituzione pubblica aperta alla comunità.






