Horizon Europe, università e impresa fanno rete per cogliere opportunità ed essere competitivi

I fondi europei ci sono ma, per intercettarli, serve un ecosistema capace di lavorare insieme. È questo il filo conduttore che ha seguito il workshop “Horizon Europe – Opportunità di finanziamento per le imprese”, che non è stato un semplice appuntamento per informare, ma un laboratorio di connessioni.

L’iniziativa ospitata dal Magnisi Studio e promossa dall’Università degli Studi di Palermo nell’ambito delle attività di informazione e trasferimento tecnologico, in collaborazione con Enterprise Europe Network (EEN), ha offerto strumenti concreti a chi vuole accedere ai programmi europei di ricerca e innovazione. Innovation Island ha seguito l’evento come media partner, per offrirvi un racconto completo e approfondire contenuti, visioni e prospettive.

Università come ponte, non come torre

Ad aprire i lavori sono stati il prof. Andrea Pace, Prorettore alla Ricerca e Responsabile del progetto Bridgeconomies – Enterprise Europe Network per Unipa, e il prof. Marcantonio Ruisi, direttore del Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali e Statistiche.

«Il ruolo dell’università è quello di offrire servizi di accompagnamento e consulenza alle imprese che vogliono innovare o anche internazionalizzare il loro core business», ha spiegato Pace. Un ruolo che va oltre la dimensione accademica e si traduce in supporto operativo per l’accesso alla progettazione europea e alle competenze disponibili non solo all’interno dell’ateneo, ma nell’intero sistema della ricerca nazionale e internazionale.

Il nodo centrale è quello del collegamento tra due mondi che spesso faticano a parlarsi. «Il tema del matching è uno dei principali problemi nella comunicazione tra il mondo delle imprese e quello della ricerca», ha aggiunto Pace, sottolineando come la rete EEN nasca proprio per fare da ponte strutturato tra questi ambiti.

Enterprise Europe Network: innovazione e mercato unico

La rete Enterprise Europe Network, gestita dalla Commissione Europea, è stata al centro dell’intervento di Francesco Cappello, coordinatore delle attività EEN per l’Università di Palermo.

«Questa rete ha l’obiettivo di aiutare le imprese nei processi di innovazione e internazionalizzazione», ha ricordato, evidenziando come l’innovazione richieda investimenti e, quindi, strumenti finanziari adeguati. Horizon Europe, in questo scenario, rappresenta il principale programma europeo di finanziamento per ricerca e innovazione. Ma accedervi non è automatico. Serve metodo, preparazione, rete.

La forza di EEN sta proprio nella sua dimensione internazionale: centinaia di nodi attivi nei cinque continenti, una metodologia condivisa a livello europeo e un lavoro costante di ascolto delle esigenze delle imprese per accompagnarle in percorsi di crescita competitiva.

Horizon Europe: requisiti, competitività, collaborazione

A entrare nel dettaglio delle opportunità è stata Sara Paolazzo, dell’Area Ricerca e Innovazione di Unipa. «Le opportunità nell’ambito Horizon Europe si rivolgono principalmente al mondo della ricerca», ha spiegato, ma nei progetti di ricerca collaborativa – il cosiddetto secondo pilastro – «si richiede sempre di più una forte partecipazione da parte delle imprese».

Un passaggio che segna un cambio di prospettiva: l’innovazione europea non si costruisce solo nei laboratori, ma nei partenariati tra università, centri di ricerca e aziende.

La competitività dei bandi è elevata e i requisiti sono stringenti: «Bisogna essere enti giuridici registrati e avere una registrazione sul portale europeo da cui si sottomette la proposta», ha precisato Paolazzo. Un aspetto tecnico che rende evidente quanto sia fondamentale un accompagnamento qualificato.

Talento, visione e territorio

Ugo Parodi Giusino, CEO e founder di Magnisi Venture Studio, ha portato la riflessione sul piano imprenditoriale e strategico. «Il talento umano che c’è in Sicilia non è diverso da quello di altri territori di grande successo», ha osservato. Il punto, però, è trasformare quel talento in progettualità strutturata, creando connessioni più solide tra università e impresa.

Secondo Parodi Giusino, non si tratta solo di rispettare requisiti formali, ma di sviluppare competenze trasversali: pensiero critico, curiosità verso l’innovazione, capacità di leggere i cambiamenti tecnologici e di valorizzare gli asset territoriali – dall’agricoltura al food, fino al design – in chiave competitiva globale.

Il rischio, ha sottolineato, è che il confronto con la dimensione professionale arrivi troppo tardi, spingendo molti giovani a cercare altrove opportunità che potrebbero essere costruite anche sul territorio.

Oltre l’evento: costruire un ecosistema

L’intervento di Antonino Valenza, Direttore UT2C – Università degli Studi di Palermo, ha messo in luce ruolo del Centro per il trasferimento tecnologico e imprenditorialità dell’ateneo e ha anche sottolineato la necessità di creare un ecosistema collaborativo tra tutte le realtà coinvolte.

In tal senso, il workshop ha restituito un messaggio netto: l’accesso a Horizon Europe non è un percorso individuale. È un processo collettivo che richiede alleanze, dialogo continuo e infrastrutture relazionali solide.

Fare sistema significa questo: mettere in relazione competenze scientifiche, esigenze imprenditoriali e strumenti europei. Creare connessioni stabili tra mondo della ricerca e mondo produttivo. Rendere strutturale ciò che troppo spesso è episodico.

Le opportunità europee sono concrete. Ma diventano realmente accessibili solo quando università e imprese smettono di procedere su binari paralleli e iniziano a costruire, insieme, una strategia condivisa di innovazione.

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