Innovazione, cybersicurezza e capitale umano: la sfida delle imprese IT secondo Ricca
Smart Cities and Communities - 22/04/2026
di Antonio Giordano
Nel pieno della trasformazione digitale, le aziende informatiche italiane si trovano oggi ad affrontare uno scenario profondamente mutato, in cui tecnologia, sicurezza e competenze si intrecciano in modo sempre più stretto. È questa la fotografia tracciata da Michele Sgaramella, consulente finanziario di Ricca, realtà riconosciuta nell’ambito del programma Imprese Vincenti promosso da Intesa Sanpaolo.
“In questo frangente storico – spiega Sgaramella – un’azienda informatica si trova a navigare in un ecosistema radicalmente trasformato rispetto a pochi anni fa. Cybersecurity, intelligenza artificiale e capitale umano non possono più essere considerati compartimenti stagni, ma parti di un unico puzzle strategico”.
Cybersicurezza: da barriera a resilienza continua
Secondo il consulente, il concetto stesso di sicurezza informatica è cambiato profondamente. “La cybersicurezza non è più un insieme di prodotti da installare per creare una corazza, ma un percorso di resilienza continua”, afferma. Un cambiamento reso ancora più urgente dall’evoluzione delle minacce: “Oggi gli attaccanti utilizzano l’intelligenza artificiale per automatizzare il phishing e creare malware polimorfici”.
In questo contesto, sottolinea, le aziende devono adottare modelli avanzati: “Servono sistemi ‘Zero Trust’ e difese predittive per essere realmente efficaci”. Anche il quadro normativo europeo impone un salto di qualità. “Con direttive come la NIS2, la sicurezza della supply chain è diventata un obbligo legale: se il tuo fornitore è vulnerabile, lo sei anche tu”. E il rischio non è più teorico: “Per le aziende medio-grandi, l’attacco non è un’ipotesi ma una questione di tempo”.
Intelligenza artificiale: vantaggio competitivo, ma con regole
L’adozione dell’IA rappresenta un altro snodo cruciale. “È essenziale integrare l’intelligenza artificiale nei processi produttivi dei clienti, non limitarsi a fornire chatbot”, evidenzia Sgaramella. “Chi riesce a farlo in modo sistemico ha un vantaggio competitivo enorme”. Tuttavia, due aspetti restano centrali: “Sovranità del dato ed etica dell’uso”.
Proprio su questo fronte, spiega, emerge una domanda crescente: “Registriamo una forte richiesta di AI locale, sicura e trasparente, che non dipenda esclusivamente dai grandi player internazionali”. Una risposta arriva da soluzioni sviluppate internamente: “La nostra suite Arianna, completamente ‘made in Sicily’, garantisce che il dato resti nel perimetro aziendale ed è progettata per moltiplicare il valore del lavoro, non per sostituirlo”.
Capitale umano e formazione continua
Se la tecnologia evolve rapidamente, il vero fattore competitivo resta il capitale umano. “Il valore più importante della nostra impresa è un team coeso e costruito sulla centralità della persona”, sottolinea Sgaramella.
Ma il mercato del lavoro è sempre più complesso: “Viviamo una vera e propria guerra dei talenti. Paradossalmente, anche con l’AI che scrive codice in pochi secondi, la domanda di esperti è ai massimi storici”.
Da qui la necessità di un aggiornamento costante: “Le competenze tecniche rischiano di diventare obsolete in 18-24 mesi. Un’azienda IT oggi deve essere prima di tutto un centro di formazione continua”.
E non tutto può essere automatizzato: “Le soft skills restano fondamentali: la capacità di tradurre i bisogni di business in soluzioni tecnologiche e creare sinergia tra le persone è più preziosa della sola programmazione”.
Sicilia: da periferia a hub di innovazione
Un altro tema centrale riguarda il ruolo del territorio. “Essere in Sicilia non è più un limite: i fatti dimostrano che l’isola può competere”, afferma Sgaramella.
Permangono tuttavia criticità infrastrutturali: “Serve una visione di lungo periodo e maggiori investimenti pubblici”. Ma le opportunità sono evidenti: “La qualità della vita e i costi più contenuti rispetto a città come Milano o Londra rendono la Sicilia un magnete per il South Working”.
Un fenomeno che si traduce anche in ritorno di competenze: “Assistiamo a un vero brain gain e all’arrivo di manager di alto profilo dal Nord”. Un segnale forte, secondo Sgaramella: “Quando figure di vertice scelgono una realtà siciliana, significa che il progetto industriale è credibile e ambizioso”.
Formazione e territorio: la sfida del futuro
Guardando avanti, il nodo non è la carenza di talenti, ma la loro formazione. “Il problema non è la mancanza di competenze, ma la necessità di alimentarle costantemente”, osserva.
Per questo, Ricca ha avviato iniziative mirate già nelle scuole: “Con progetti come Hack Your Talent interveniamo sin dalle medie e superiori, creando un legame tra giovani e territorio e riducendo il mismatch tra scuola e lavoro”.
Il risultato è un modello che unisce impresa, formazione e sviluppo locale. “La Sicilia può offrire una proposta di valore unica: qualità della vita, opportunità professionali e un progetto imprenditoriale solido”.
E la prospettiva è chiara: “Non siamo più una realtà del Sud che resiste, ma un’azienda che può dettare il ritmo, attirando talenti e leadership da tutta Italia”. Immagine di rawpixel.com su Freepik.
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