Pesca siciliana, identità e innovazione: il mare che diventa valore per le comunità costiere
Strategia S3 - 08/07/2026
di Redazione
Il mare di Sicilia non è solo una linea d’orizzonte o una risorsa da sfruttare: è un organismo vivente fatto di storie, volti e saperi millenari che oggi si trovano di fronte a un bivio storico. Durante l’evento “Blue Sicily – Il mare che innova”, promosso da Innovation Island in collaborazione con il Dipartimento della Pesca Mediterranea nell’ambito del format Connessioni Digitali, questo legame profondo è emerso con tutta la sua forza. La vera sfida odierna sta nell’aumentare il valore generato intorno alla risorsa mare, rafforzando filiere, competenze e sostenibilità.
Per comprendere come l’identità possa farsi motore di innovazione, abbiamo intervistato Leonardo Catagnano, Dirigente Responsabile del Servizio Sviluppo Locale e Identità Culturale del Dipartimento della Pesca Mediterranea. Dalle sue parole emerge una rotta chiara: riscoprire il passato per proteggere e rilanciare il futuro delle comunità costiere.
Oltre la cattura: la pesca come ecosistema economico e culturale
La flotta peschereccia siciliana si trova oggi ad affrontare uno scenario di mercato estremamente complesso, stretto tra la forte pressione delle importazioni estere e la concorrenza dei prodotti allevati. In questo contesto, basare l’attività esclusivamente sulla cattura incontra moltissime difficoltà commerciali.
La chiave per superare questa criticità risiede nel fare forza sulla storia unica del nostro mare: la storia della pesca in Sicilia e in tutto il Mediterraneo è fatta di imbarcazioni, tecniche di pesca, attrezzi particolari, che in parte si sono abbandonati.
Tra questi elementi di assoluta unicità spiccano la pesca delle feluche, condivisa storicamente con la Calabria, e le storiche strade del tonno. Si tratta di pilastri culturali protetti e declinati da una specifica legge regionale, pensata proprio per valorizzare la pesca come patrimonio culturale attivo. Partendo da queste considerazioni, Catagnano sottolinea come sia necessario basarsi sulla conoscenza e sviluppare attività correlate.
Diversificare senza snaturare con il turismo esperienziale
Ma come si traduce questo valore culturale in economia reale? Catagnano propone un parallelismo molto chiaro con il mondo rurale: così come l’agricoltura non si declina interamente nell’agriturismo, allo stesso modo la pesca non deve diventare esclusivamente ittiturismo o pescaturismo, ma deve saper integrare queste attività complementari alla sua natura produttiva.
Grazie alle evoluzioni normative, le opportunità di diversificazione per le imprese ittiche si sono notevolmente ampliate. Se, in passato, il pescaturismo era limitato alle piccole imbarcazioni, oggi quasi tutta la flotta ha la possibilità di accogliere persone a bordo, superando le vecchie barriere sul numero massimo di passeggeri. A questo si aggiungono ittiturismo e didattica del mare, da declinare attraverso la ricettività a terra per far vivere ai visitatori le sensazioni autentiche del mare, le celebrazioni tradizionali e l’educazione all’attività di pesca.
Questa diversificazione ha un obiettivo fondamentale: riavvicinare i giovani provenienti da famiglie di pescatori che avevano abbandonato il settore perché non più redditizio, offrendo loro nuove motivazioni e una prospettiva di reddito stabile e moderna.
Il ruolo dei GAL e il Registro dell’Identità Culturale
Questo processo di rinascita non può essere calato dall’alto, ma deve nascere direttamente dalle comunità costiere. Un ruolo cruciale in questo senso è svolto dai GAL della Costa (Gruppi di Azione Locale), giunti ormai alla loro terza programmazione finanziaria. Sebbene ci sia ancora da lavorare per consolidare la capacità di mettere in opera interventi rapidi, la collaborazione ha già prodotto risultati concreti.
Tra questi spicca la nascita del Registro dell’Identità Culturale della Pesca Mediterranea, uno strumento nato dalla conoscenza e dal sapere dei pescatori siciliani. La strada da fare è ancora molta, ma necessaria per raggiungere un obiettivo ambizioso: custodire un patrimonio, farlo diventare attivo, non perderlo e valorizzarlo.
Informare il consumatore: la riscoperta del pesce “dimenticato”
L’ultimo miglio di questa strategia si gioca sulla tavola e riguarda direttamente le nostre abitudini di acquisto. Oggi assistiamo a un progressivo impoverimento della cultura alimentare: le nuove generazioni conoscono e consumano le specie ittiche comunemente proposte dalle pescherie o dai menu dei ristoranti, ignorando la straordinaria biodiversità del nostro mare.
La sfida della promozione e dell’educazione alimentare deve quindi puntare, da un lato, a recuperare la gastronomia tradizionale, valorizzando le ricette storiche e l’alimentazione tipica delle famiglie marinare, che la ristorazione moderna spesso tende a tralasciare o a modificare eccessivamente. Dall’altro è necessario “educare” i consumatori a consumare specie locali meno note, ma eccellenti dal punto di vista nutrizionale, promuovendo anche specie alternative.
Questa scelta ha un risvolto ecologico immediato: diversificando i consumi e pescando specie meno note, si riduce drasticamente la pressione di pesca sulle risorse marine più sfruttate, salvaguardandone la sopravvivenza.
È su questo delicato equilibrio tra la tutela delle radici culturali e l’apertura all’innovazione economica e sostenibile, che si gioca il futuro della pesca siciliana.