LICAIM, il primo anno: l’intelligenza artificiale tra governance, ricerca e impatto sociale

A poco più di un anno dalla sua nascita, il LICAIM – LUMSA International Research Center for Artificial Intelligence Management – ha presentato il suo primo rapporto. Nato ufficialmente nell’ottobre 2024, il centro ha attraversato nel 2025 il suo primo anno pieno di attività, passando in tempi brevi da fase di avvio a una dimensione strutturata, capace di produrre risultati scientifici e costruire una rete internazionale. I numeri raccontano bene questa traiettoria: dieci progetti di ricerca attivi, sette pubblicazioni su riviste scientifiche di fascia A e oltre ventisei partecipazioni a conferenze ed eventi tra Italia e contesto internazionale .

“Ci sostituirà chi sa usare meglio l’IA”

Quando l’intelligenza artificiale deve essere saggia: il caso dei robot che parlano tra sé e séIl LICAIM si distingue per un posizionamento chiaro e non scontato: non un centro di sviluppo tecnologico in senso stretto, ma un laboratorio dedicato alla gestione e alla governance dell’intelligenza artificiale. Come ha sottolineato il direttore Giovanni Battista Dagnino nella sua relazione, “non è l’AI che ti sostituirà, ma qualcuno che sa usare meglio l’AI” . Una frase che sintetizza il cambio di paradigma: al centro non c’è la macchina, ma la capacità umana di comprenderla, guidarla e integrarla nei processi economici e sociali. L’approccio del centro è dichiaratamente “human-centered”. Significa mantenere l’essere umano al centro, senza cedere a visioni deterministiche o tecnocentriche.

L’intelligenza artificiale viene studiata non solo per le sue potenzialità, ma anche per i suoi limiti: consumo energetico, sostenibilità, rischi di automazione eccessiva e impatti sulle decisioni. In questa prospettiva, l’AI non è semplicemente uno strumento, ma un fenomeno trasformativo che attraversa organizzazioni, mercati e istituzioni. Per Dagnino: “l’AI è un agente, un soggetto, non un semplice oggetto”, fino a configurarla come “una specie trasformativa” .

Questa visione si riflette nella varietà dei progetti di ricerca attivati nel primo anno. Il centro ha lavorato su temi di frontiera come l’erosione della fiducia causata dalle allucinazioni degli algoritmi, l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla produzione statistica e quindi sulla qualità dei processi democratici, le implicazioni giuridiche nei contratti digitali e il ruolo dell’AI nei sistemi di reporting sulla sostenibilità. Accanto a questi, emergono anche applicazioni concrete, come l’utilizzo di modelli linguistici per l’analisi finanziaria o l’integrazione dell’intelligenza artificiale nella sanità veterinaria, a dimostrazione di un approccio che tiene insieme teoria e sperimentazione.

Lo scientific council e l’advisory board

Sul piano organizzativo, il LICAIM ha costruito in tempi rapidi una struttura articolata, con uno Scientific Council ampliato fino a 27 membri e un Advisory Board internazionale composto da accademici provenienti da istituzioni di primo piano come Imperial College, Copenhagen Business School e University of Illinois. Una configurazione che unisce competenze diverse e valorizza anche una componente generazionale, grazie al coinvolgimento di giovani ricercatori nel programma NextGen. Allo stesso tempo, il centro sta evolvendo il proprio modello verso una dimensione più ibrida. “Stiamo passando da un modello puramente accademico a un modello ibrido”, ha spiegato Dagnino , indicando la volontà di rafforzare il dialogo con imprese, istituzioni e professionisti.

Avvicinarsi al mondo produttivo

L’obiettivo è creare una contaminazione reale tra ricerca e pratica, superando la tradizionale distanza tra università e mondo produttivo. “Vogliamo attivare un circolo virtuoso tra pratica e conoscenza, attraverso la co-generazione e il co-sviluppo del sapere”, ha sottolineato Dagnino. In questa logica, il centro si propone come uno spazio in cui accademici, manager, imprenditori e regolatori possano lavorare insieme, contribuendo alla costruzione di nuove competenze e modelli interpretativi. Il lavoro del LICAIM si muove lungo tre direttrici di valore: sociale, economico e computazionale. Da un lato, l’obiettivo è contribuire alla costruzione di un futuro sostenibile e inclusivo; dall’altro, migliorare le performance delle imprese e degli ecosistemi produttivi; infine, sviluppare capacità tecnologiche in grado di supportare entrambe queste dimensioni. Una visione integrata che riflette la complessità dell’intelligenza artificiale e la necessità di affrontarla con strumenti multidisciplinari.

La sfida non è più quella di scegliere tra uomo e macchina, ma di costruire nuove forme di collaborazione. “Il futuro non è AI contro esseri umani, ma esseri umani e AI che collaborano”, ha ricordato Dagnino , indicando una direzione che supera le narrazioni più allarmistiche. È su questo terreno che il LICAIM intende consolidare il proprio ruolo nei prossimi anni, rafforzando la partecipazione a progetti europei, ampliando le partnership e aumentando l’impatto delle proprie ricerche.

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