Ma gli ITS Academy sono di destra o di sinistra?

C’è una domanda che, forse provocatoriamente, vale la pena porre: gli ITS Academy sono di destra o di sinistra?

La pongo perché ancora oggi, in una parte del dibattito pubblico, sopravvive una lettura fortemente ideologica della formazione tecnica superiore. Secondo questa impostazione, l’ingresso delle imprese nei processi formativi rappresenterebbe una sorta di invasione di campo: il mondo produttivo entrerebbe nella scuola, la piegherebbe alle proprie esigenze e finirebbe per sostituire alla funzione educativa e culturale una logica meramente produttivistica.

È una rappresentazione che non condivido. Non perché il rapporto tra formazione e impresa non debba essere governato e anche criticato quando necessario, ma perché confondere la collaborazione con la subordinazione significa non vedere ciò che gli ITS Academy concretamente sono e, soprattutto, ciò che possono rappresentare per migliaia di giovani.

Norberto Bobbio, nel suo Destra e sinistra, individuava nel diverso atteggiamento di fronte all’eguaglianza uno dei criteri fondamentali per distinguere le due grandi culture politiche. La questione, allora, può essere posta in termini molto concreti: offrire a ragazze e ragazzi, molti dei quali provenienti dagli istituti tecnici e professionali, l’accesso a un percorso terziario altamente qualificato, a laboratori avanzati, tecnologie e competenze specialistiche significa allargare o restringere il perimetro delle opportunità?

È questa, a mio avviso, la domanda che conta.

Gli ITS Academy non dovrebbero essere giudicati attraverso un’etichetta politica, ma per la qualità della formazione che offrono, per le opportunità che producono, per la capacità di ridurre le distanze sociali e territoriali e di consentire ai giovani di scegliere più liberamente il proprio futuro.

E qualche dato può aiutarci più di molta ideologia. L’ultimo monitoraggio INDIRE 2026 registra 9.991 diplomati: circa l’80% risulta occupato a un anno dal diploma e, tra gli occupati, il 92,8% svolge un lavoro coerente con il percorso di studi seguito.

Naturalmente questi numeri non significano che tutto funzioni perfettamente. Gli ITS Academy devono ancora crescere, consolidarsi e migliorare. Ma siamo davanti a un’esperienza educativa che merita di essere valutata per i risultati che produce, non attraverso categorie ideologiche precostituite.

Questo vale ancora di più in territori come la Sicilia, dove la questione non è soltanto formare bene i giovani, ma creare le condizioni perché possano immaginare il proprio futuro senza essere costretti a cercarlo necessariamente altrove. Qui un ITS Academy può diventare uno strumento di politica formativa e territoriale: intercettare i fabbisogni professionali, costruire competenze avanzate, accompagnare l’innovazione delle imprese e, contemporaneamente, offrire ai giovani nuove possibilità di scelta.

Occorre poi superare un equivoco: l’impresa che entra nella formazione non sostituisce la Scuola, così come l’ITS Academy non sostituisce l’Università.

La Scuola conserva la propria insostituibile funzione educativa e culturale. L’Università la propria missione scientifica, accademica e di ricerca. Gli ITS Academy svolgono una funzione diversa: costruiscono alta formazione tecnologica professionalizzante mettendo in relazione conoscenza, tecnologia e lavoro. In questo modello l’impresa non diventa la “padrona” della formazione, ma uno dei soggetti che contribuiscono a costruirla insieme alle istituzioni scolastiche, alle università, agli enti di ricerca e ai territori.

Non è una sovrapposizione e non dovrebbe essere una competizione. È una catena nella quale ciascun anello diventa più forte se è ben tenuto dagli altri.

Gli ITS Academy italiani, del resto, sono ormai diventati maggiorenni. Il DPCM che ne ha previsto la nascita risale al 25 gennaio 2008. Hanno attraversato un’infanzia difficile e un’adolescenza complessa: per anni sono rimasti poco conosciuti, spesso confusi con la formazione professionale tradizionale e scarsamente percepiti dalle famiglie e da una parte dello stesso sistema educativo.

La riforma del 2022 li ha definitivamente collocati nel sistema terziario di istruzione tecnologica superiore e gli investimenti del PNRR hanno rappresentato una straordinaria occasione di crescita. Ora la sfida è trasformare questa crescita in un sistema solido e duraturo.

Ed è proprio qui che deve concentrarsi la discussione pubblica.

Dobbiamo pretendere qualità, trasparenza, docenti qualificati, laboratori realmente utilizzati, tirocini autenticamente formativi, imprese responsabili e un monitoraggio rigoroso degli esiti occupazionali. Dobbiamo evitare che un ITS Academy si trasformi in un semplice ufficio di collocamento al servizio delle aziende, ma anche respingere il pregiudizio opposto: che parlare di lavoro dentro un percorso educativo significhi automaticamente impoverire l’educazione.

Il Lavoro non è il contrario della Cultura. La Competenza non è il contrario del Sapere. La Tecnologia non è il contrario dell’Educazione.

Forse è arrivato il momento di osservare gli ITS Academy per quello che fanno realmente nei territori.

Chiediamo loro quanta buona formazione stanno costruendo, quali opportunità stanno creando, quanto riescono a mettere i giovani nelle condizioni di scegliere, quanto contribuiscono alla crescita culturale, tecnologica e produttiva dei territori nei quali operano.

È su questi risultati che devono essere misurati.

Perché la questione, alla fine, non è stabilire da quale parte politica stiano gli ITS Academy. È capire quale parte possano avere nel futuro del sistema italiano dell’istruzione, dell’università, del lavoro e, soprattutto, dei nostri giovani.

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