Open Innovation Sicilia alla prova dei fatti: la sfida è trasformare le risorse in risultati
Editoriale - 14/09/2026
di Danilo Mazzara
Sedici programmi, investimenti per 15,6 milioni di euro e una platea regionale di circa 360 startup: sostenibilità finanziaria, limite dei 60 mesi e radicamento territoriale saranno i principali banchi di prova.
Negli ultimi mesi ho seguito Open Innovation Sicilia con particolare attenzione. Prima il bando, poi le graduatorie e infine lo schema attraverso il quale i Poli selezioneranno le startup da inserire nei propri programmi.
Nel percorso che ha portato fin qui ho avuto l’opportunità di contribuire ad alcune delle progettualità presentate e di confrontarmi con diversi attori coinvolti nella misura. Questa riflessione nasce quindi dalla lettura dei documenti, ma anche dall’ascolto di chi sarà chiamato a tradurre i programmi in attività concrete.
Ho provato a mettere insieme queste informazioni e qualche numero. Non tanto per esprimere un giudizio sui singoli progetti, che devono ancora entrare nella fase operativa, quanto per capire quale
sistema potrebbe prendere forma nei prossimi mesi.
I numeri sono rilevanti: 16 progetti inseriti nella graduatoria definitiva, programmi di investimento per circa 15,6 milioni di euro e oltre 100 startup potenzialmente coinvolte.
Ma la domanda che mi è rimasta è un’altra: siamo davanti a 16 iniziative distinte o all’inizio di un vero sistema regionale per accompagnare l’innovazione?
I bandi a cascata rappresentano il passaggio decisivo. Saranno i Poli a utilizzarli per selezionare le imprese beneficiarie, definire i servizi da erogare e stabilire condizioni e modalità di partecipazione.
Si passa, quindi, dalla progettazione all’esecuzione. Ed è in questa fase che specializzazioni, competenze e relazioni industriali dovranno trasformarsi in opportunità concrete per le startup.
Una platea più piccola di quanto sembri
Il primo elemento da considerare è la dimensione effettiva del bacino al quale si rivolgono i programmi.
Analizzando i dati del Registro delle startup innovative e utilizzando come riferimento la data di iscrizione al Registro delle imprese, in Sicilia risultano circa 360 imprese iscritte da meno di 60 mesi, al netto di quelle che riportano “in liquidazione” nella denominazione.
Il numero delle imprese effettivamente ammissibili potrebbe essere ancora più basso, perché dovranno essere verificati anche gli ulteriori requisiti previsti dai bandi.
A fronte di 16 programmi e di oltre 100 startup da coinvolgere, i Poli si rivolgeranno quindi a una platea locale relativamente ristretta. È ragionevole immaginare che una parte dei partecipanti arriverà da altre regioni.
Questo non rappresenta necessariamente un problema. Al contrario, attrarre startup, talenti e competenze può essere uno dei risultati più interessanti della misura.
Il punto è capire quale relazione queste realtà costruiranno con la Sicilia.
La partecipazione a un programma non dovrebbe esaurirsi nell’apertura di una sede o di un’unità locale. Il radicamento dovrebbe tradursi in sperimentazioni con imprese siciliane, collaborazioni con università e centri di ricerca, assunzioni, investimenti e relazioni industriali destinate a proseguire nel tempo.
La stessa riflessione riguarda gli operatori provenienti da fuori regione coinvolti nei partenariati. La loro presenza può portare esperienze, metodi e network che in Sicilia non sono sempre disponibili. Il punto non è da dove provengano, ma quale capacità avranno di trasferire competenze e contribuire alla crescita dell’ecosistema locale.
L’obiettivo non dovrebbe essere trattenere artificialmente tutte le startup nell’Isola. Dovrebbe essere fare in modo che una parte significativa del valore generato rimanga sul territorio.
Quando le regole restringono la domanda
La platea teorica non coincide necessariamente con quella delle imprese che potranno partecipare concretamente.
Uno degli aspetti più delicati dello schema riguarda il meccanismo di erogazione delle agevolazioni. Il contributo viene riconosciuto, di norma, in un’unica soluzione a saldo, dopo il completamento del percorso e la verifica dell’effettivo sostenimento delle spese agevolate da parte della startup.
Per imprese giovani, spesso prive di ricavi ricorrenti e con disponibilità finanziarie limitate, questo meccanismo può determinare un fabbisogno di cassa difficile da sostenere.
La conseguenza è che una misura destinata alle startup potrebbe risultare concretamente più accessibile alle realtà che dispongono già della liquidità necessaria. La capacità finanziaria rischia così di incidere sulla possibilità di partecipare, indipendentemente dalla qualità della tecnologia o del progetto imprenditoriale.
Sarà quindi importante che i singoli bandi rendano chiari fin dall’inizio gli impegni finanziari, le spese da sostenere e i tempi previsti per l’erogazione. Sarebbe inoltre utile individuare soluzioni capaci di rendere il percorso sostenibile anche per le imprese con minore disponibilità di cassa.
A questo si aggiunge il limite dei 60 mesi dalla costituzione.
Open Innovation Sicilia rappresenta un’iniziativa senza precedenti, per dimensione e articolazione, nel percorso regionale di sostegno alle startup. Può diventare l’occasione per consolidare una filiera continuativa di accompagnamento, dalla validazione all’accesso al capitale e al mercato.
Questa opportunità arriva dopo anni nei quali diverse imprese innovative hanno comunque continuato a sviluppare tecnologie, proprietà intellettuale, certificazioni e applicazioni industriali.
Alcune di queste realtà potrebbero oggi essere troppo mature per partecipare, pur trovandosi esattamente nella fase in cui un programma di open innovation sarebbe maggiormente utile.
Il problema non riguarda soltanto biotech e medtech. Interessa anche l’agritech, l’energia, l’economia circolare, la manifattura avanzata, lo spazio e tutti i settori nei quali sperimentazioni industriali, autorizzazioni, certificazioni o realizzazione di impianti richiedono tempi lunghi.
Una startup digitale può validare un prodotto e raggiungere i primi clienti in pochi mesi. Un’impresa che sviluppa nuovi materiali, tecnologie agricole, sistemi energetici o soluzioni industriali può impiegare anni per completare test, certificazioni e prime applicazioni sul campo.
Il limite dei 60 mesi rischia quindi di entrare in tensione con alcune delle stesse traiettorie S3 sulle quali Open Innovation Sicilia vuole intervenire.
Probabilmente non è un tema risolvibile attraverso i singoli bandi a cascata. Potrebbe però essere affrontato in futuro attraverso una misura rivolta alle imprese innovative più mature, valutando anche la categoria delle PMI innovative e criteri coerenti con i cicli di sviluppo dei diversi settori tecnologici.
Sedici programmi possono diventare un sistema?
I progetti approvati presentano specializzazioni, partenariati e modelli di intervento differenti. Questa eterogeneità può rappresentare un valore.
Un programma può essere più forte nelle relazioni industriali, un altro nella validazione tecnologica, un altro ancora nell’accesso ai capitali o nelle competenze regolatorie. Nessun Polo deve necessariamente possedere al proprio interno tutte le capacità richieste dalle startup.
La questione è se queste differenze riusciranno a diventare complementari o se i programmi procederanno come iniziative separate, rivolgendosi spesso alle stesse imprese e replicando attività simili.
Con una platea locale limitata e tempi di attuazione ravvicinati, la capacità di comunicare e collaborare potrebbe diventare importante quanto la qualità dei servizi offerti da ciascun Polo.
Potrebbero emergere startup adatte a un programma ma intercettate da un altro. Potrebbero esserci competenze specialistiche disponibili in un partenariato e necessarie anche agli altri. Oppure imprese industriali interessate a sperimentare soluzioni provenienti da più percorsi.
Senza luoghi e strumenti di connessione, molte di queste opportunità rischiano di rimanere all’interno dei confini dei singoli progetti.
Ed è forse questo il passaggio più importante: Open Innovation Sicilia non dovrebbe essere soltanto la somma di 16 programmi. Può diventare l’occasione per costruire un metodo regionale di accompagnamento all’innovazione.
Coordinare, ascoltare, misurare
Perché questo accada, credo servano almeno tre condizioni.
La prima è rafforzare il coordinamento operativo. Non un ulteriore livello burocratico, ma uno spazio nel quale condividere calendari, specializzazioni, pipeline e criticità, favorendo la collaborazione tra programmi con competenze complementari.
La seconda è costruire un dialogo stabile con startup e imprese. I programmi non possono essere definiti soltanto a partire dai servizi disponibili. Devono confrontarsi con i bisogni delle startup e con le sfide di innovazione delle aziende.
Questo ascolto dovrebbe accompagnare tutta l’attuazione della misura, permettendo di raccogliere riscontri, intervenire sulle criticità e far emergere collaborazioni anche tra percorsi differenti.
La terza condizione è misurare l’impatto.
Il numero di startup selezionate, le ore di consulenza erogate e le risorse utilizzate sono dati necessari, ma non sufficienti.
Sarebbe utile misurare quanti progetti pilota diventano contratti, quante startup raccolgono capitali, quanti posti di lavoro qualificati vengono creati, quante collaborazioni industriali proseguono e quanto valore rimane effettivamente in Sicilia.
Indicatori comuni, definiti fin dall’inizio, permetterebbero di confrontare i risultati, riconoscere le pratiche più efficaci e utilizzare questa esperienza per progettare meglio le politiche future.
Forse la sfida di Open Innovation Sicilia non è soltanto selezionare più di cento startup e offrire loro servizi qualificati. È capire se 16 programmi, nati da partenariati differenti, riusciranno a riconoscersi come parti dello stesso sistema.
Le risorse ci sono. I soggetti coinvolti anche. Adesso bisogna costruire connessioni, ascoltare il mercato e misurare ciò che resterà dopo la conclusione dei programmi.
Perché il vero risultato non sarà avere 16 iniziative realizzate correttamente. Sarà aver costruito una capacità regionale stabile di accompagnare l’innovazione.
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