Palermo accoglie gli studenti di Niscemi tra arte, confronto e cittadinanza attiva

Quando un momento difficile trova lo spazio in cui essere condiviso, può diventare racconto, relazione, possibilità. A Palermo, questo passaggio ha preso forma negli sguardi e nei gesti di oltre sessanta studenti dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Leonardo da Vinci”, arrivati da Niscemi nello storico quartiere di Ballarò, per prendere parte a un’occasione di crescita collettiva, ascolto ed espressione.

Ragazze e ragazzi niscemesi, duramente segnati dagli eventi franosi del gennaio 2026, non sono stati protagonisti di una semplice visita, ma di una giornata e un progetto costruito per generare legami e nuove prospettive.

Un ponte tra scuole e territori

L’iniziativa, promossa da Per Esempio ETS, ha coinvolto anche il Liceo “Regina Margherita” di Palermo. Circa 120 studenti hanno partecipato a un’esperienza che ha superato il semplice incontro formale. L’obiettivo è stato duplice: offrire ai ragazzi di Niscemi un momento di sollievo fuori dal contesto dell’emergenza e sensibilizzare gli studenti palermitani attraverso il racconto diretto dei coetanei.

Alla base del progetto c’è una riflessione precisa: intervenire non solo sull’emergenza materiale, ma anche sulle conseguenze sociali e relazionali che eventi come questi producono. Claudio Arestivo, presidente di Per Esempio ETS, ha spiegato come l’organizzazione abbia scelto consapevolmente di non inserirsi nella gestione dell’emergenza immediata, già presidiata dalle istituzioni, ma di lavorare su una “ferita potenziale” legata alla perdita di spazi di socialità e punti di riferimento per i giovani .

Da qui l’idea di costruire un gemellaggio tra scuole: un primo tassello di un percorso più ampio, capace di mettere in relazione realtà diverse ma accomunate da fragilità e complessità sociali. La scelta del Liceo “Regina Margherita”, inserito nel contesto dell’Albergheria e di Ballarò, non è stata casuale: un luogo in cui quotidianamente si lavora, anche con il terzo settore, per affrontare criticità strutturali e trasformarle in opportunità educative.


Un progetto che nasce dal territorio

L’evento si inserisce nel programma “La Sicilia si rialza. Insieme”, sostenuto da Coop Gruppo Radenza e dall’Associazione Siciliana Consumatori Consapevoli. Un progetto nato nei giorni immediatamente successivi al ciclone Harry, con l’obiettivo di destinare parte delle vendite a interventi concreti per le comunità colpite.

Come ha spiegato Giovanni Pagano, direttore di ASCC Coop, le azioni messe in campo hanno riguardato sia il sostegno alle strutture operative – come le associazioni di protezione civile danneggiate – sia il supporto a enti del terzo settore attivi in diverse aree della Sicilia, da Aci Trezza a Sampieri, da Marzamemi a Calatafimi Segesta .

Ma l’elemento distintivo del progetto è un altro: non limitarsi a contributi economici, ma costruire percorsi di relazione. “Non essere semplici sponsor”, ma soggetti attivi nella creazione di comunità. In questa prospiva, la giornata di Palermo rappresenta un’iniziativa “apripista”, pensata per essere replicata in altri territori e per mantenere viva l’attenzione anche quando l’emergenza mediatica si esaurisce.


Arte e partecipazione al centro della giornata

La giornata si è aperta con una performance coreutica. Gli studenti hanno trasformato in linguaggio artistico il trauma vissuto. Un gesto simbolico, ma anche un atto di elaborazione collettiva.

A seguire, attività di team building, momenti di confronto e una visita culturale della città curata dalla cooperativa Terradamare. Ogni fase ha puntato sulla partecipazione attiva. Gli studenti non sono stati spettatori, ma protagonisti diretti anche nella gestione delle attività e nella costruzione dei gruppi.

Questa impostazione riflette una precisa scelta educativa: rendere i giovani non destinatari passivi di interventi, ma soggetti attivi nei processi di ricostruzione sociale.


Il valore della cittadinanza attiva

Al centro dell’iniziativa c’è la costruzione di relazioni. Non solo tra studenti, ma tra comunità.

Per i ragazzi di Niscemi, il progetto rappresenta anche una risposta concreta a un vuoto generato dalla crisi. Come ha evidenziato la docente Anna Maria Runza, oltre ai danni infrastrutturali e alle difficoltà nei collegamenti con la Piana di Gela, i giovani hanno perso il loro principale luogo di aggregazione, uno spazio simbolico sotto il Belvedere che rappresentava un punto di riferimento quotidiano .

In questo contesto, il gemellaggio diventa uno strumento per “uscire” da una condizione di isolamento e costruire nuove reti sociali. Non solo: è anche un modo per riaffermare un’identità collettiva che non si riduce all’evento traumatico, ma che vuole raccontare una comunità viva, operosa, capace di esprimere talento e progettualità.


Un percorso che continua

L’esperienza non si conclude con la giornata palermitana. Nei prossimi mesi prenderà il via un laboratorio di cinema documentario partecipativo, che coinvolgerà gli studenti in un percorso biennale.

L’obiettivo è ambizioso: costruire un racconto autentico delle loro esperienze, delle difficoltà vissute e delle prospettive future, utilizzando il linguaggio audiovisivo come strumento di elaborazione e memoria. Un progetto che, nelle intenzioni dei promotori, servirà anche a mantenere alta l’attenzione su Niscemi nel tempo, evitando che la sua storia venga assorbita e dimenticata nel ciclo rapido dell’informazione .

Parallelamente, sono già previste nuove occasioni di scambio, con l’idea di ospitare a Niscemi gli studenti palermitani e dare continuità a un legame appena avviato, ma già significativo.

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