La sfida dei parchi scientifici italiani, dai distretti locali agli ecosistemi globali

Dai distretti europei dell’innovazione ai poli hi-tech italiani, i parchi scientifici emergono come infrastrutture decisive per la politica industriale, ma restano frenati da limiti normativi, frammentazione e accesso incompleto ai capitali.

Ecosistemi da progettare nel tempo

Nel dibattito sui parchi scientifici e sulla loro evoluzione, come riporta Il Sole 24 Ore in due approfondimenti del 22 gennaio, la questione non riguarda più soltanto edifici, servizi o incubatori. Riguarda la capacità di governare ecosistemi dell’innovazione con una visione lunga e con strumenti adeguati.

«Oggi governare un ecosistema dell’innovazione come un parco scientifico significa non solo offrire spazi o servizi, ma studiare attentamente i bisogni delle imprese e le potenzialità di chi porta soluzioni e affinare la capacità di coniugarli in maniera mirata. La sfida è generare un impatto positivo sul sistema produttivo e industriale, facendo collaborare imprese, università, start up e centri di ricerca nel rispetto delle peculiarità e della diversità di ciascun attore dell’innovazione». È la visione di Salvatore Majorana, direttore di Kilometro Rosso, uno dei principali distretti europei dell’innovazione, nato nel 2009 su iniziativa privata e oggi sede di 85 realtà tra aziende, laboratori e centri di ricerca, con tremila addetti e ricercatori parchi opinione.

La rilevanza di questi ecosistemi non è solo locale. Da qualche mese Majorana è anche presidente della Iasp, la rete internazionale che riunisce quasi 400 parchi scientifici e aree di innovazione in 77 Paesi, rappresentando oltre 142mila aziende innovative. Il quadro ripreso da Il Sole 24 Ore mette in evidenza come i parchi si stiano accreditando come orchestratori di ecosistemi, ponti tra università, impresa e capitale.

Il Parco Scientifico e Tecnologico della Sicilia

Nel contesto mediterraneo, un esempio concreto della transizione verso una modalità più strategica e integrata è offerto dal Parco Scientifico e Tecnologico della Sicilia (PSTS). Il Parco siciliano è in una fase di rilancio ed apertura a nuovi soci, per impulso del governo regionale e sotto la guida del Presidente e Direttore, Sebastiano Di Stefano.

Sebastiano Di Stefano Presidente del Parco Scientifico e tecnologico della Sicilia
Sebastiano Di Stefano

Il PSTS rappresenta un elemento catalizzatore tra la domanda di prodotti e processi innovativi, proveniente dalle PMI, e le potenzialità del sistema regionale della ricerca, nei settori strategici tradizionali ed emergenti.

Di Stefano lo sintetizza in modo netto in questa nostra intervista: «Non partiamo più dai risultati della ricerca per cercare chi li può usare, ma andiamo direttamente sulle esigenze delle filiere. Vediamo di quali competenze e infrastrutture hanno bisogno per innovare». Operare in questo modo significa capovolgere il paradigma tradizionale di innovazione, mettendo al centro il tessuto produttivo e non più la ricerca teorica fine a se stessa.

La collaborazione con enti di ricerca come il CNR, l’INFN e le università siciliane è stabile, ma secondo Di Stefano la vera innovazione è “il modo in cui queste competenze vengono mappate e mobilitate in risposta ai bisogni delle filiere produttive”. Il Parco ha anche progetti concreti legati alla tracciabilità delle filiere agroalimentari, sviluppati in collaborazione con il mondo accademico e l’industria, che introducono certificazioni reali e verificabili per prodotti regionali, superando dubbi storici legati alla qualità verificabile sul mercato.

Dalla fabbrica pesante alla fabbrica di idee

La trasformazione dei parchi scientifici si legge anche nelle storie di riconversione industriale. A Bolzano, dove un tempo l’impianto Alumix produceva alluminio per due terzi della domanda nazionale, oggi sorge Noi Techpark. Dal 2017 l’ex fabbrica è diventata un polo che ospita 80 aziende, 38 start up e oltre 70 laboratori di prototipazione. «Rappresentiamo il passaggio da una fabbrica pesante a una fabbrica di idee, dove al ronzio dell’alta tensione e dei trasformatori si è sostituito il brusio creativo di ricercatori, universitari e innovatori. Ma è rimasto un luogo fatto di persone e oggi attrattivo per i giovani talenti da tutto il mondo», afferma Giuseppe Salghetti Drioli, responsabile Comunicazione di Noi Techpark.

Un ecosistema nazionale frammentato

Come evidenziano i dati, a partire dal report di PwC Italia e InnovUp, in Italia operano oltre trenta parchi scientifici e tecnologici, con modelli diversi: da quelli privati come Kilometro Rosso e Open Zone a quelli a partecipazione pubblica come ComoNext, Noi Techpark, BioIndustry Park Fumero e il Polo tecnologico di Navacchio. Il salto di paradigma è chiaro: non più meri contenitori, ma nodi strategici di filiera che integrano trasferimento tecnologico, open innovation e servizi avanzati.

Il nodo del riconoscimento giuridico

Tra le principali criticità emergono il coinvolgimento delle imprese e il coordinamento con gli enti pubblici, aggravati dall’assenza di un riconoscimento normativo. «L’assenza di un riconoscimento formale indebolisce il posizionamento dei parchi e ne frammenta la governance. Inoltre rende più difficile dialogare con le istituzioni, accedere a fondi nazionali ed europei, come quelli del Pnrr, e programmare investimenti di lungo periodo. Per questo come InnovUp abbiamo proposto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy l’introduzione di un registro correlato a una definizione univoca a criteri di ingresso selettivi», conclude Giorgio Ciron, direttore di InnovUp.

Innovazione come politica industriale

Il confronto internazionale mostra che, soprattutto in Asia, i parchi scientifici sono architravi delle politiche industriali, luoghi in cui pubblico e privato operano in alleanza strutturale. In Italia, invece, il potenziale resta in parte inespresso. La partita si gioca sulla capacità di trasformare i parchi in strumenti di pianificazione strategica dell’innovazione, capaci di sviluppare tecnologia, conoscenza e brevetti e di far crescere nuove imprese.

Questo contenuto è stato scritto da un utente della Community.  Il responsabile della pubblicazione è esclusivamente il suo autore.