Plastique, dagli oli esausti agli additivi per la plastica del futuro

Trasformare un rifiuto sottoutilizzato in una materia prima ad alto valore industriale. Plastique nasce da questa intuizione: recuperare oli esausti e oli vegetali usati, come l’olio di frittura, e convertirli in un plastificante, un additivo essenziale per rendere la plastica lavorabile e adatta ai processi produttivi.

A raccontare il progetto è il team che lo ha sviluppato, composto da Antonio Palumbo, Sara Amata e Carla Rizzo, nell’intervista realizzata in occasione dell’Investor Day del Biodiversity Gateway dell’Università degli Studi di Palermo, in occasione del quale Plastique ha ricevuto il premio “Innovazione che ispira”.

Far uscire le idee dal laboratorio

Plastique nasce all’interno di un percorso di ricerca e si sviluppa con un obiettivo preciso: portare fuori dal laboratorio soluzioni che possano trovare una reale applicazione industriale. Il progetto si inserisce in un ambito cruciale per la transizione ecologica: quello dei materiali plastici e degli additivi utilizzati per la loro trasformazione, oggi ancora fortemente dipendenti da derivati del petrolio.

Un’alternativa ai plastificanti di origine fossile

I plastificanti sono componenti fondamentali nella produzione della plastica: ne determinano flessibilità, lavorabilità e possibilità di utilizzo in diversi settori. Oggi, molti di questi additivi sono interamente di origine petrolchimica oppure derivano da materie prime naturali coltivate appositamente per usi industriali.

Ed è proprio qui che Plastique individua una criticità ambientale spesso trascurata. «Coltivare terreno non per produrre cibo significa sottrarre terreno vergine alla biodiversità», sottolinea Palumbo. La proposta di Plastique si distingue perché non richiede nuove coltivazioni: utilizza invece un rifiuto già esistente, riducendo la pressione sulle risorse naturali.

Dagli oli esausti a un additivo ad alto valore

Il cuore del progetto è un processo sviluppato dal team che consente di trasformare oli esausti – inclusi oli di frittura normalmente smaltiti come rifiuti – in un plastificante utilizzabile nei processi industriali. Un doppio beneficio emerge con chiarezza:

  • da un lato, la rimozione di un rifiuto pericoloso, oggi spesso sottoutilizzato o smaltito in modo inefficiente;
  • dall’altro, la creazione di un prodotto ad alto valore aggiunto, destinato a contribuire allo sviluppo di una plastica più sicura e sostenibile.

Biodiversità, economia circolare e materiali

La dimensione ambientale del progetto va oltre il semplice riciclo. Plastique si muove in una logica di economia circolare, in cui il rifiuto diventa risorsa e la filiera dei materiali viene ripensata in funzione della tutela della biodiversità. Ridurre l’uso di colture dedicate a scopi industriali significa infatti preservare suolo, ecosistemi e risorse alimentari, un aspetto sempre più centrale nelle politiche ambientali e industriali.

Il premio “Innovazione che ispira”, conferito a Plastique durante l’Investor Day del Gateway, riconosce proprio questa capacità di tenere insieme ricerca scientifica, impatto ambientale e prospettiva industriale.

Il contesto dell’Investor Day, evento conclusivo del programma di Venture Building del Biodiversity Gateway, ha rappresentato per il team un momento di confronto con investitori e partner, ma anche una tappa di consolidamento del progetto fuori dall’ambito accademico. «Rimuoviamo un rifiuto pericoloso e lo trasformiamo in un prodotto ad alto valore aggiunto che produrrà la plastica del futuro, più sicura», conclude Palumbo.

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