Svimez, la doppia mobilità che pesa sul Sud: il Mezzogiorno perde giovani qualificati e anziani
News - 17/02/2026
di Luisa Cassarà
Il nuovo report SVIMEZ fotografa vent’anni di mobilità dal Mezzogiorno: cresce l’esodo dei laureati under 35, si anticipa la fuga già all’università (con meno possibilità di rientro), aumentano i “nonni con la valigia”. Il costo economico supera i 6,8 miliardi l’anno solo per la mobilità interna.
Il Mezzogiorno perde giovani laureati e anziani
Si intitola “Un Paese, due emigrazioni. Freedom to move, right to stay” il nuovo report SVIMEZ, presentato in collaborazione con Save the Children. Il documento analizza oltre vent’anni di flussi migratori interni ed esteri, mettendo in luce una dinamica che incide in profondità sulle prospettive economiche e demografiche del Paese.
Il quadro è netto: il Mezzogiorno continua a perdere capitale umano qualificato, mentre cresce una mobilità meno visibile ma strutturale, quella degli anziani che si ricongiungono ai figli emigrati.
Laureati under 35: vent’anni di emorragia dal Sud
Dal 2002 al 2024 quasi 350mila laureati under 35 hanno lasciato il Mezzogiorno per trasferirsi nel Centro-Nord, con una perdita netta di 270mila unità al netto dei rientri.
Nel solo 2024, 23mila giovani qualificati si sono spostati verso il Centro-Nord e oltre 8mila hanno scelto l’estero. La perdita netta in un anno, sommando mobilità interna ed estera, ammonta a 24mila laureati .
Il fenomeno è diventato progressivamente più selettivo. Nel 2002 i laureati rappresentavano circa il 20% dei migranti meridionali tra i 25 e i 34 anni; nel 2024 la quota ha raggiunto quasi il 60% emigraz. L’emigrazione non riguarda più solo chi cerca un primo impiego, ma sempre più spesso giovani con elevata qualificazione.
Alla mobilità interna si affianca quella estera: tra il 2002 e il 2024 oltre 63mila under 35 laureati meridionali hanno lasciato l’Italia, con una perdita netta di 45mila giovani qualificati .
Una fuga sempre più femminile
Le migrazioni intellettuali dal Sud sono fortemente caratterizzate dalla componente femminile. Tra il 2002 e il 2024 sono emigrate 195mila donne laureate, 42mila in più degli uomini. La quota di laureate tra le migranti dirette al Centro-Nord è salita dal 22% nel 2002 a quasi il 70% nel 2024, mentre tra gli uomini è cresciuta dal 14,6% al 50,7% emigraz. Il drenaggio di competenze colpisce quindi in modo crescente le donne, con effetti diretti sul mercato del lavoro e sugli equilibri demografici del Mezzogiorno.
Il Nord attrae dal Sud ma perde verso l’estero
Anche il Centro-Nord registra una crescente mobilità internazionale. Tra il 2002 e il 2024, 154mila laureati hanno lasciato una regione centro-settentrionale per trasferirsi all’estero. Nel 2024 il dato ha raggiunto il picco: 21mila giovani laureati under 35 emigrati, il doppio rispetto al 2019.
Il Centro-Nord compensa però ampiamente queste perdite grazie ai flussi in ingresso dal Mezzogiorno: il saldo netto positivo nei confronti del Sud è pari a +270mila laureati nel periodo 2002-2024 emigraz.
Il costo economico dell’emigrazione
L’emigrazione dei laureati comporta una dispersione dell’investimento pubblico sostenuto per la loro formazione.
Secondo le stime SVIMEZ, il costo associato alla mobilità interna dei laureati dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord ammonta a 6,8 miliardi di euro l’anno . A questo si aggiunge il costo delle migrazioni estere: 1,1 miliardi annui per il Mezzogiorno e oltre 3 miliardi di euro l’anno per il Centro-Nord.
Si tratta di un trasferimento strutturale di risorse pubbliche che indebolisce le basi produttive delle aree meridionali e alimenta un circuito cumulativo di attrazione verso i territori più forti.
Sicilia: mobilità universitaria e capacità di ritenzione
La fuga inizia sempre più spesso prima della laurea. Nell’anno accademico 2024/2025, quasi 70mila studenti meridionali – su circa 521mila – risultano iscritti in un ateneo del Centro-Nord, pari al 13,4% del totale.
Campania e Sicilia generano da sole quasi la metà del flusso in uscita emigraz. La Lombardia si conferma la principale regione di destinazione.
Secondo i dati Almalaurea riportati nel report, in Sicilia il 68,1% dei laureati occupati a tre anni dal titolo lavora ancora nel Mezzogiorno, mentre il 17% si sposta nel Nord-Ovest. La capacità di ritenzione è intermedia rispetto ad altre regioni meridionali.
Sul fronte retributivo, la Sicilia registra una retribuzione media netta mensile di 1.549 euro a tre anni dalla laurea, inferiore alla media nazionale (1.654 euro) e distante dai livelli del Nord-Ovest (1.735 euro). Il differenziale tra una laureata del Mezzogiorno e un laureato del Nord-Ovest raggiunge circa 375 euro mensili.
Futuro percepito altrove già in adolescenza
Le aspettative di mobilità emergono già in età precoce. Tra i giovanissimi del Sud, il 37,5% considera importante trasferirsi in un’altra città in futuro, contro il 26,9% del Centro-Nord. Il 38,2% valuta positivamente l’idea di vivere all’estero, quota superiore a quella dei coetanei del Centro-Nord. Tra i figli di famiglie immigrate, il 58,7% dichiara di voler trasferirsi in un altro Paese. L’aspirazione all’estero riguarda anche un terzo dei 15-16enni di origine italiana.
“Nonni con la valigia”: la mobilità sommersa
Accanto alla fuga dei giovani, cresce una mobilità meno visibile. Tra il 2002 e il 2024 gli over 75 meridionali che, pur mantenendo la residenza al Sud, vivono stabilmente nel Centro-Nord sono quasi raddoppiati: da 96mila a oltre 184mila unità.
Il fenomeno riflette il ricongiungimento familiare e le difficoltà di accesso ai servizi sanitari nei territori di origine. La mobilità sanitaria passiva del Mezzogiorno verso il Centro-Nord vale circa 1,2 miliardi di euro, con disavanzi rilevanti anche per la Sicilia.
Proiezioni demografiche al 2050
Le dinamiche migratorie incidono sulle proiezioni al 2050. L’Italia perderà circa 4,6 milioni di abitanti. Quasi il 77% della contrazione si concentrerà nel Mezzogiorno, che potrebbe perdere 3,5 milioni di residenti. Nel Mezzogiorno, entro il 2050, gli under 15 caleranno del 31,1% e la popolazione in età lavorativa si ridurrà del 31,8%, mentre gli over 65 cresceranno del 27,4%.
Il diritto a restare
“Sono necessarie nuove politiche pubbliche per il diritto a restare – ha commentato il direttore della SVIMEZ, Luca Bianchi – orientate a valorizzare le competenze formate nel Mezzogiorno, mutuando gli strumenti di incentivo al rientro dei cervelli. Le migrazioni dei giovani laureati dal Mezzogiorno rappresentano sempre più spesso una risposta obbligata alla carenza di opportunità economiche, occupazionali e sociali nei territori di origine”.
Il report conclude che la mobilità non può essere letta come scelta pienamente libera. In assenza di condizioni economiche e sociali adeguate, il right to stay resta un obiettivo non ancora garantito. Per saperne di più, potete visitare il sito Svimez.
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