Joint Commission Italia-USA, biotecnologie al centro: Ri.MED protagonista al tavolo tecnico
Scienze della vita - 13/04/2026
di Redazione
Le biotecnologie si affermano come uno dei pilastri della cooperazione scientifica tra Italia e Stati Uniti. Alla 15ª Joint Commission, la Fondazione Ri.MED assume un ruolo centrale nella costruzione di un ecosistema internazionale tra ricerca, innovazione e industria.
Cooperazione scientifica tra Italia e Stati Uniti
Si è svolta a Washington la 15ª riunione della Joint Commission Italia-USA sulla cooperazione scientifica e tecnologica, promossa dal Dipartimento di Stato statunitense e dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. L’incontro ha consolidato il dialogo tra i due Paesi su temi chiave per la competitività globale.
Al centro del confronto, quattro ambiti strategici: intelligenza artificiale, nucleare, materiali avanzati e biotecnologie. Per ciascuno di questi settori sono stati attivati tavoli tecnici con una doppia presidenza, italiana e statunitense, a testimonianza di un approccio condiviso e integrato.
Il ruolo centrale delle biotecnologie
Tra i tavoli attivati, quello dedicato alle biotecnologie ha assunto un rilievo particolare. La co-presidenza italiana è stata affidata ad Antonio D’Amore, scienziato della Fondazione Ri.MED, professore ordinario all’Università di Palermo e associato all’Università di Pittsburgh.
D’Amore ha coordinato un gruppo di lavoro ampio e articolato, che ha coinvolto università, enti di ricerca, investitori e realtà impegnate nel trasferimento tecnologico. Tra questi, lo Human Technopole, il Politecnico di Milano, CDP Venture Capital e il network PerfeTTo. Presenti anche l’IRCCS ISMETT di Palermo, l’Università di Pittsburgh e UPMC, già protagonisti di un consolidato asse di collaborazione tra Italia e Stati Uniti.
Le quattro direttrici strategiche
Il gruppo di lavoro ha individuato quattro linee operative per rafforzare la cooperazione:
- progettazione congiunta, per definire priorità e roadmap di sviluppo
- accesso a finanziamenti internazionali, con particolare attenzione a call dell’European Research Council e del National Institutes of Health
- programmi di formazione internazionale, con il coinvolgimento di partner come la Armenise-Harvard Foundation e ISSNAF
- attività di divulgazione, con un evento internazionale previsto nel 2027 presso il nuovo centro di ricerca Ri.MED a Carini
“Il Biotechnology Working Group nasce per rafforzare una collaborazione strutturata tra Italia e Stati Uniti, capace di connettere ricerca, innovazione e capitale e di trasformare rapidamente l’eccellenza scientifica in soluzioni concrete per la salute, la competitività industriale e lo sviluppo territoriale”, spiega Antonio D’Amore.
Il valore strategico della collaborazione internazionale
La dimensione internazionale emerge come fattore determinante anche per l’attrazione di investimenti e competenze.
“La collaborazione tra Italia e Stati Uniti favorisce lo scambio di conoscenze e competenze nel campo dei brevetti, della proprietà intellettuale, delle invenzioni e delle applicazioni cliniche, ma anche la capacità di attrarre investimenti produttivi”, ha dichiarato Paolo Aquilanti, Presidente della Fondazione Ri.MED.
“In un contesto di crescente competizione globale, la collaborazione tra Paesi occidentali non è solo opportuna, ma imprescindibile”, ha aggiunto Aquilanti.
Ri.MED e il modello di ricerca traslazionale
La partecipazione della Fondazione Ri.MED alla Joint Commission conferma il suo ruolo nel campo della ricerca traslazionale, intesa come integrazione tra scienza, clinica e industria.
Nata da una partnership internazionale tra Governo italiano, Regione Siciliana, CNR, Università di Pittsburgh e UPMC, la Fondazione sviluppa applicazioni terapeutiche e conta oltre 30 brevetti. Il progetto del Ri.MED Research Center a Carini rappresenta un investimento strategico per il Mezzogiorno: a regime, il centro impiegherà circa 600 persone e costituirà un hub di riferimento per la ricerca biomedica.
Il cluster con l’IRCCS ISMETT, il cui nuovo ospedale sorgerà accanto al centro di ricerca, rafforza un modello integrato tra ricerca e cura. Oggi Ri.MED conta circa cento ricercatori, con una significativa presenza femminile e una quota rilevante di scienziati rientrati in Italia.
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