Riccardo Luna rilegge l’utopia digitale, tra algoritmi, contraddizioni e nuovi equilibri

La nuova tappa di Connessioni Digitali con Riccardo Luna, a Palermo, ha messo in luce ciò che non va nel rapporto tra tecnologia, informazione e sviluppo e lo ha fatto a partire dal suo ultimo libro, “Qualcosa è andato storto”.

“Abbiamo tutti la sensazione che qualcosa sia andato storto: io ho avuto la fortuna, anche perché sono stato dentro la rivoluzione digitale da protagonista, di poter unire i puntini e capire quello che non ha funzionato”, ci spiega. L’evento, condotto da Sebastiano Bavetta e Biagio Semilia, si è inserito in un percorso più ampio, che porta l’innovazione dentro il dibattito pubblico e accende i riflettori sui temi del digitale.

Dall’utopia della rete al modello economico degli algoritmi

Il punto di partenza è chiaro. Internet nasce come spazio aperto di conoscenza e partecipazione ma, a un certo punto, qualcosa cambia: “Probabilmente alla metà degli anni dieci, quando gli algoritmi hanno preso il sopravvento sui social network, si è capito che era un bel modo per far fare i soldi”, osserva Luna. l passaggio è strutturale. Le piattaforme iniziano a premiare contenuti capaci di generare reazioni forti.

Hanno capito che avrebbero fatto più soldi premiando la rabbia e la paura. È un business model costruito sulle nostre emozioni più fragili”, sottolinea. Questo meccanismo ha effetti profondi. Polarizza il dibattito pubblico, altera la qualità dell’informazione, amplifica fenomeni come il populismo. Non si tratta solo di comunicazione: è un cambiamento che investe l’intero sistema democratico.

Informazione, media e logica dei clic

Il tema tocca direttamente il mondo dei media. Quando il lavoro editoriale si piega alla logica del traffico e della viralità, il rischio è evidente: contenuti costruiti per performare, non per informare. La conseguenza è una progressiva perdita di qualità. Il giornalismo diventa dipendente dagli algoritmi, mentre l’attenzione si trasforma in merce. In questo scenario, la responsabilità non è solo delle piattaforme, ma anche degli attori dell’informazione.

Uno dei passaggi più delicati riguarda i minori. L’impatto degli algoritmi sulla formazione cognitiva e relazionale è ormai evidente. “Quando sei adolescente è più difficile… sei più vulnerabile rispetto a queste pressioni che poi diventano ossessioni”, spiega Luna.

Il problema, però, non è solo tecnologico, bensì anche educativo e culturale. “Siamo stati noi genitori a dare ai figli un telefonino in mano”, aggiunge. Da qui la necessità di regole più solide, strumenti di tutela efficaci e una responsabilità condivisa tra famiglie, scuola e istituzioni. La trasformazione digitale non può più essere considerata neutrale.

Sovranità tecnologica europea: un nodo strategico

Partendo da queste considerazioni, il confronto si sposta poi sul piano industriale. L’Europa appare fragile. Consuma tecnologie sviluppate altrove, ma fatica a costruire un proprio modello. “Oggi siamo in una situazione di fragilità tecnologica, non ci consente di decidere nulla della tecnologia che usiamo”, afferma Luna. La questione è politica oltre che economica. Senza infrastrutture autonome, non esiste sovranità: siamo davanti a un bivio, ma la direzione è chiara, con la necessità di investimenti, traiettorie comuni e una visione coerente con i valori europei.

Startup e modello italiano: oltre il mito della Silicon Valley

Nelle riflessioni di Luna non manca il tema delle startup. Il giornalista mette in discussione un riflesso diffuso: guardare alla Silicon Valley come unico modello possibile. La proposta è diversa. Un’innovazione radicata nel tessuto produttivo italiano. Manifattura, territori, cooperazione, impresa diffusa. In questo quadro, diventa centrale distinguere tra startup e PMI innovative e orientare le risorse verso progetti capaci di generare valore reale, non solo raccolte di capitale.

Stringendo il raggio d’azione, il tema diventa strategico per la Sicilia. Non basta far nascere nuove iniziative, ma occorre definire un modello, ricostruire comunità reali e luoghi di confronto fisico. Non bisogna replicare formule esterne, ma riuscire a dare vita a un ecosistema che sappia integrare innovazione, territori e filiere produttive.

Oltre la retorica dell’innovazione

Le conclusioni di Riccardo Luna, lungi dall’essere orientate al pessimismo, guardano al futuro con una visione ad ampio raggio: “Sono assolutamente ottimista anche adesso e entusiasta anche adesso. Io sono un utilizzatore entusiasta della tecnologia, sono un utilizzatore di intelligenza artificiale accanito”.

Il punto è, come sottolinea il giornalista, togliere la tossicità degli algoritmi, “fare in modo che ci sia un’etica degli algoritmi”, sulla scia di un termine coniato da Paolo Benanti: algoretica. “Se recuperiamo questo, la rivoluzione digitale tornerà a essere quella meravigliosa promessa che ci ha fatto innamorare tanti anni fa”, conclude Riccardo Luna.

Il prossimo appuntamento di Connessioni Digitali con Riccardo Luna è in programma venerdì 24 aprile, negli spazi di Isola Catania: tutte le informazioni sono qui, per registrarsi e partecipare, basta compilare il form sottostante.

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