Infrastrutture del mare e territori remoti: il monitoraggio non ha più confini
Economia del mare - 02/10/2026
di Luisa Cassarà
Condotte che attraversano i territori per chilometri, impianti energetici isolati, reti idriche che servono aree difficili da raggiungere. Sono infrastrutture da cui dipendono servizi essenziali, ma che spesso corrono dove le connessioni tradizionali non arrivano. Tenerle sotto controllo nel tempo e prevenire guasti e interruzioni resta una delle sfide meno visibili per chi gestisce acqua ed energia.
Questo è uno degli ambiti in cui si colloca il lavoro di Archimede, startup deep-tech siracusana (vincitrice assoluta del Premio Innovazione Sicilia 2025), che ha partecipato a “S3 Sicilia – Storie di Innovazione“, l’appuntamento di Connessioni Digitali dedicato alla blue economy. Il suo CEO e co-founder, Riccardo Puglisi, a Favignana ha portato la visione di chi applica tecnologia avanzata ai territori e alle infrastrutture del mare.
Infrastrutture lunghe chilometri, lontane dalle reti
Il campo d’azione è ampio. Comprende le pipeline che trasportano acqua potabile e, soprattutto, acqua per l’irrigazione, ma anche le condotte di raffinerie e impianti energetici. Energia e sostenibilità sono due dei pilastri su cui Archimede sta costruendo il proprio sviluppo.
“Riteniamo che queste infrastrutture che vanno anche per diversi chilometri abbiano difficoltà a essere monitorate nel tempo“, spiega. La distanza non è l’unico ostacolo: molte di queste reti attraversano zone prive di copertura tradizionale. Per questo, secondo Puglisi, è la componente satellitare quella “che ci permette effettivamente di avere un pieno controllo in qualsiasi parte del mondo”.
Come funziona ArchMesh
La risposta della startup si chiama ArchMesh, un kit modulare plug-and-play per il monitoraggio di infrastrutture critiche in contesti off-grid. Il sistema integra gestione energetica predittiva, connettività satellitare multi-costellazione e una piattaforma software low-code. Permette così di controllare a distanza impianti e asset distribuiti anche dove manca una rete terrestre affidabile.
Le applicazioni attraversano settori diversi: agricoltura, oil & gas, logistica, infrastrutture pubbliche e difesa. Accanto alla parte hardware e software, l’azienda prevede anche una modalità open source. L’obiettivo è permettere ad aziende e system integrator di sviluppare applicazioni verticali sulla piattaforma.
L’acqua delle isole, un’infrastruttura critica
È però il caso delle isole minori a rendere il tema più tangibile. In arcipelaghi come le Eolie, ad esempio, l’acqua potabile viene ancora trasportata via nave e distribuita attraverso un’unica linea verso i punti più in sofferenza. “Questa per noi è un’infrastruttura critica”, spiega Puglisi.
Lo scenario che immagina per il futuro è diverso: “Si può pensare di installare realmente un depuratore, ma di tenerlo monitorato tramite la nostra tecnologia, anche in zone remote”. Grazie alla manutenzione predittiva, l’impianto potrebbe continuare a funzionare e garantire un flusso costante di acqua potabile. Si ridurrebbero così trasporti, tempi e investimenti legati a una risorsa che, ricorda Puglisi, “dovrebbe essere un bene primario per tutti”.
Un mercato globale
Fondata nel 2024 da Puglisi, Alessandro Basile e Ferdinando Anselmi, Archimede è stata vincitrice assoluta del Premio Innovazione Sicilia 2025. A fine giugno ha annunciato la chiusura di un round seed da 1,5 milioni di euro, contro un obiettivo iniziale di un milione. Il round è stato guidato da Primo Capital, con CDP Venture Capital tramite l’acceleratore Infratech, 40Jemz e Irritec.
Per Puglisi si tratta di una piccola tappa del percorso ha immaginato per l’azienda. La priorità ora è l’espansione del team, per creare una struttura ben organizzata. Il riferimento, sottolinea, non è “un mercato locale, ma un mercato globale”.
Il dialogo con i grandi gruppi è già avviato. Tra le collaborazioni c’è un Proof of Concept con Eni sul monitoraggio remoto di asset industriali. I tempi sono però quelli dei procurement aziendali, che richiedono parecchio tempo.
Fare impresa in Sicilia, una questione di credibilità
C’è un risultato che, per il CEO, pesa quanto la raccolta: aver costruito credibilità attorno ad Archimede e, con essa, attorno alla Sicilia. “Abbiamo dimostrato un punto essenziale”, afferma: “se ci siamo riusciti noi possono riuscire anche tanti altri giovani e startup siciliane”.
Anche questo è un tema che ha attraversato l’intero confronto di Favignana. Nel corso del panel, Puglisi ha insistito sull’importanza di fare rete e di creare le condizioni per fare impresa nell’isola in modo competitivo e duraturo. Anche il biologo marino Franco Andaloro ha chiesto incubatori e acceleratori adeguati per le startup della Blue Growth. In questo quadro, le infrastrutture del mare e dei territori remoti diventano qualcosa di più di un mercato: sono il luogo in cui misurare se l’innovazione nata in Sicilia sa rispondere anche ai bisogni più vicini.
Progetto cofinanziato dalla Regione Siciliana, Assessorato per le Attività Produttive, iniziativa “Sicilia che piace” – Capitolo di Bilancio 342525.
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