Da Redis all’era dell’AI, Sanfilippo: “Open source può diventare parte artistica della programmazione”
Premio Innovazione Sicilia - 27/11/2025
di Luisa Cassarà
Open source come parte artistica della programmazione: con questa immagine, Salvatore Sanfilippo sintetizza un cambiamento culturale che chiama in causa l’intero ecosistema del software libero. Il creatore di Redis, premiato come Innovatore dell’Anno al Premio Innovazione Sicilia 2025, spiega perché, nell’era degli hyperscaler e dell’IA, la qualità e la visione dell’essere umano restano centrali.
La sua è una carriera internazionale, con un impatto globale e radici siciliane: Redis è il database in-memory open source utilizzato da colossi come Airbnb, Uber e Amazon. Un progetto nato in modo semplice, da un’esigenza reale: “Avevo una startup insieme a un amico – ci racconta – quindi è la classica storia molto ripetuta e piuttosto fortunata, della produzione di qualcosa che serve a te, che poi rendi disponibile per altri e quindi diventa il focus principale della tua esperienza. Per molti anni è andata così: ci serviva un database veloce, quindi abbiamo implementato un database veloce”.
In questa dinamica si riconosce uno dei tratti distintivi dell’innovazione open source: avere un problema reale, costruire una soluzione efficace e condividerla con una comunità globale. Nel caso di Redis, quella soluzione è diventata un’infrastruttura cruciale per piattaforme che gestiscono miliardi di richieste al giorno.
Open source: dalle origini al confronto con l’industria
Ripercorrendo la storia dell’open source, Sanfilippo ricorda come l’idea di condividere il codice nasca molto presto nella storia dell’informatica, già negli anni Sessanta.
Il concetto di open source è rimasto “piuttosto coerente con se stesso fino agli anni Novanta“, perché l’informatica si andava sì sviluppando, ma non era ancora “industrializzata” come oggi. Il cambio di passo è arrivato quando quello del software è diventato un settore pienamente industriale, con l’affermazione dei grandi player globali: “L’open source si è dovuto scontrare in qualche modo con i sistemi produttivi e questo lo ha modificato”.
“Da un lato – continua Sanfilippo – l’informatica è diventata molto più vasta, dall’altro, molto open source era creato perché eri insoddisfatto o insoddisfatta del tuo lavoro e, quando arrivavi a casa, volevi esprimere le tue capacità di programmazione con altre cose che ti intrigavano di più”. Di recente, però, quella spinta si è in parte attenuata. Con stipendi più alti e una percezione di poter “cambiare le cose” direttamente dal posto di lavoro, si è creato un po’ di disinteresse.
Gli hyperscaler e la fase “buia” dell’open source
Nel corso dell’ultimo decennio, l’infrastruttura cloud e gli hyperscaler – Amazon, Google, Microsoft e altri – hanno reso il software open source centrale nei servizi che usiamo ogni giorno. Questo ha cambiato i rapporti di forza tra chi crea il codice e chi lo monetizza su scala planetaria: “C’è stata una fase un po’ buia dell’open source”, ammette Sanfilippo.

Gli hyperscaler “hanno preso molto open source, se ne sono appropriati” e questo ha reso ” molto più nebulosa” la possibilità per gli autori originari di trarne un beneficio economico proporzionato all’impatto dei loro progetti. “Sono progetti fatti per lo più per amore“, ricorda il creatore di Redis, e realizzare che, quando diventavano importanti anche dal punto di vista industriale, il valore è quasi tutto fatturato dell’hyperscaler, scoraggio un po’.
Una riflessione che invita a riflettere sul delicato equilibrio tra modello aperto e sostenibilità economica, al netto della necessità di proteggere il lavoro degli sviluppatori e la libertà della comunità.
La “parte artistica” dell’open source
Impossibile, a questo punto, non spostare la conversazione sul tema dell’intelligenza artificiale e del suo impatto sul lavoro degli sviluppatori. In questo contesto, Salvatore Sanfilippo individua un doppio movimento. Da un lato, infatti, l’AI può automatizzare molte attività di “manovalanza” della programmazione. Dall’altro, “va da sé che l’attività open source possa diventare la parte artistica della programmazione, quella che si fa più per diletto o per raggiungere effettivamente le vette del pensiero, rispetto alla risoluzione di un mero problema”.
È questo che rivoluziona la prospettiva: open source per coltivare la dimensione creativa, concettuale, quasi “artigianale” del software; AI generativa per le attività ripetitive. Allo stesso tempo, però, l’intelligenza artificiale può essere strumentale per progetti open source complessi: “Per esempio, quando ti donano del codice, puoi sempre fare un primo vaglio con l’AI“, spiega Sanfilippo.
Un quadro che non esclude tensioni, perché si potrebbe anche contribuire con un codice creato da AI che non è di pari livello. E qui torna quella parte artistica dell’open source: “l’intelligenza artificiale scrive codice che spesso è funzionante solo su determinati motivi, ma ciò che scrive non ha quell’essenzialità, quella forza, rispetto a quello che viene scritto dall’essere umano“.
Open source, IA e nuovi scenari globali
Dal passato al presente, si guarda al futuro: “La cultura dell’open source è penetrata nell’AI stessa, oggi la frontiera si è allargata. I pesi di una rete neurale non sono codice sorgente, è sempre un’apertura, ma sono universi diversi. Tuttavia, molto di quello che era lo spirito dell’open source è riuscito in qualche modo a penetrare nell’AI”.
Ci si muove all’interno di un panorama ibrido, in cui elementi di apertura e logiche proprietarie convivono, e in cui le scelte di trasparenza e licenza avranno un impatto diretto sulla democratizzazione dell’innovazione e sull’accesso alle tecnologie di AI avanzata.
Il consiglio agli innovatori
Nella parte conclusiva dell’intervista, Sanfilippo si rivolge a chi oggi ha un’idea ma fatica a trasformarla in un progetto concreto. Il primo ostacolo, spesso, è l’inerzia iniziale, la difficoltà a fare il primo passo. Oggi, osserva, l’intelligenza artificiale può diventare anche un alleato per superare questo blocco, aiutando a a testare ipotesi ed esplorare soluzioni.
Il punto centrale, però, rimane sempre la capacità di visione: “Il consiglio principale è essere focalizzati sul prodotto, quindi pensare qual è il risultato finale. Le tecnologie devono essere solo uno strumento per ottenere quel risultato”.
Per l’Innovatore dell’Anno del Premio Innovazione Sicilia 2025, la vera discriminante non è l’adozione della “tecnologia del momento”, ma la chiarezza sul problema da risolvere e sul valore da creare per chi userà quella tecnologia. Un suggerimento che viene da chi ha costruito, partendo da una piccola esigenza in una startup, uno degli strumenti più pervasivi dell’internet contemporaneo.
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