South working in Sicilia, pubblicato l’avviso: al centro lavoro agile e rientro dei talenti

La Regione Siciliana attiva gli incentivi per il South working: contributi fino a 30 mila euro per favorire il rientro dei lavoratori e contrastare la fuga dei talenti.

South working, pubblicato l’avviso

La strategia della Regione Siciliana per trattenere e riportare sull’Isola competenze e professionalità entra nella fase operativa. È stato pubblicato sul sito di Irfis l’avviso per la concessione degli incentivi destinati al lavoro agile, il cosiddetto South working.

La misura, prevista dalla legge regionale approvata lo scorso gennaio, punta a favorire la permanenza o il rientro in Sicilia di lavoratori impiegati da aziende con sede nel resto d’Italia o all’estero, anche fuori dall’Unione europea. Un intervento che si inserisce in un quadro più ampio di politiche pubbliche orientate al contrasto della fuga dei cervelli e al rafforzamento del tessuto economico locale.

L’obiettivo: trattenere i talenti e invertire i flussi
Alla base dell’iniziativa c’è una visione precisa: sfruttare le potenzialità offerte dalla digitalizzazione per superare i limiti geografici.

«Vogliamo sfruttare – dice il presidente della Regione Renato Schifani, che ha anche l’interim del Lavoro – le possibilità offerte dalle nuove tecnologie informatiche e digitali per fare in modo che tante giovani risorse siciliane, andate all’estero per inseguire la loro vocazione professionale, possano tornare e svolgere qui il loro lavoro, ma anche per evitare che altri vadano via per lo stesso motivo. Consentiamo loro di lavorare in Sicilia mantenendo il rapporto con la propria azienda con sede fuori dall’Isola o all’estero».

Il principio è chiaro: non è più necessario spostarsi fisicamente per accedere a opportunità professionali qualificate. Il lavoro remoto diventa così uno strumento di riequilibrio territoriale.

Come funzionano gli incentivi

Il bando (disponibile sul sito Irfis, a questo link) definisce criteri e modalità di accesso agli incentivi. Le domande potranno essere presentate a partire dalle ore 12 del 30 giugno attraverso la piattaforma dedicata, fino a esaurimento delle risorse disponibili.

Possono partecipare le imprese con unità produttiva situata nell’Unione europea o anche in Paesi extra Ue, a condizione che rispettino i requisiti previsti. In particolare, le aziende devono aver effettuato nuove assunzioni a tempo indeterminato di lavoratori siciliani dopo il 9 gennaio 2026 oppure aver stabilizzato rapporti già esistenti.

Il contributo previsto è di 30mila euro per ciascun lavoratore, erogati nell’arco di cinque anni attraverso cinque quote annuali da 6 mila euro. Un elemento centrale riguarda la residenza: al momento della concessione del contributo, il lavoratore deve risultare residente in Sicilia.

Le condizioni del lavoro agile

Il modello di riferimento è quello di un lavoro prevalentemente agile, ma non esclusivamente remoto. Il rapporto deve prevedere lo svolgimento dell’attività in Sicilia per almeno cinque anni, con una presenza fisica nei locali aziendali limitata a non oltre il 20% dei giorni lavorativi annui.

Questa impostazione risponde a una logica di equilibrio tra flessibilità operativa e mantenimento del legame con l’impresa, evitando una completa disconnessione dai contesti produttivi.

Le risorse e il ruolo di Irfis

La misura dispone di una dotazione di 18 milioni di euro all’anno fino al 2028. Sarà Irfis-FinSicilia a gestire l’intero processo, dall’istruttoria delle domande all’erogazione dei contributi, oltre a effettuare i controlli sulla veridicità delle dichiarazioni presentate dalle imprese. Un assetto che mira a garantire trasparenza e rigore nell’utilizzo delle risorse pubbliche.

Una misura strutturale contro la fuga dei cervelli

Il provvedimento non vuole essere un intervento temporaneo, ma una politica strutturale che utilizza il lavoro agile come leva di sviluppo territoriale.

«È una misura unica nel suo genere – aggiunge il presidente – per contrastare la “fuga dei cervelli”, un uso lungimirante delle risorse a nostra disposizione perché punta a far restare qui le migliori energie professionali che possono contribuire alla crescita della nostra regione. La Sicilia, sfruttando le possibilità offerte dalle nuove tecnologie informatiche e della comunicazione, può invertire un destino di marginalità geografica ed economica e tornare centrale, diventando una piattaforma in grado di attrarre lavoratori grazie a tutto ciò che può offrire, anche in termini di qualità della vita».

Il riferimento alla qualità della vita introduce un ulteriore elemento strategico: la competitività territoriale non si gioca solo sul piano economico, ma anche su quello sociale e ambientale.

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