Tower12, l’app che trasforma l’allenamento cognitivo in una sfida quotidiana

Ci sono progetti che nascono da un’intuizione tecnica. E poi ce ne sono altri che nascono da una domanda più profonda: si può rendere l’allenamento mentale qualcosa di serio, utile, ma anche piacevole?

È da qui che prende forma Tower12, app ideata da due medici, Salvatore Zichichi e Marcello Vecchio, uniti da interessi comuni che oggi dialogano sempre di più tra loro: neuroscienze, salute e tecnologia.

L’idea alla base dell’app è chiara: offrire uno spazio digitale in cui alcune funzioni cognitive possano essere stimolate attraverso un percorso dinamico, misurabile e progressivamente personalizzato. Non il classico test freddo, impersonale, da subire in pochi minuti. Piuttosto un’esperienza costruita per coinvolgere, incuriosire e mettere alla prova l’utente in modo graduale.

Tower12 è disponibile su Android e iOS e si sviluppa attorno a una struttura semplice da capire, ma tutt’altro che banale: una torre di 12 piani, in cui ogni livello propone una sfida cognitiva diversa. Ogni piano, in sostanza, lavora su una capacità mentale specifica e contribuisce a comporre un quadro più ampio del funzionamento dell’utente, secondo quanto riportato nelle fonti ufficiali dell’app e nella scheda Google Play.

Un allenamento che mette al centro il modo in cui rispondiamo

Uno degli aspetti più interessanti di Tower12 è che non sembra fermarsi al solo risultato finale. Non conta soltanto se una risposta sia giusta o sbagliata. Conta anche il modo in cui ci si arriva: la rapidità, l’esitazione, la precisione, la continuità della prestazione, la capacità di correggersi e di restare concentrati.

È una differenza importante. Perché la mente non si esprime solo nel prodotto finale, ma anche nel processo. E chi lavora in ambito cognitivo sa bene che spesso è proprio lì, in quel “come”, che si nascondono gli elementi più interessanti.

L’impianto dell’app, per come viene descritto, copre diverse aree: memoria, velocità di elaborazione, ragionamento, abilità spaziali e controllo inibitorio. Tradotto in termini semplici, significa allenare e osservare la capacità di trattenere informazioni, reagire rapidamente, riconoscere schemi, orientarsi mentalmente nello spazio e gestire l’interferenza degli stimoli.

Dietro il gioco, esistono dei riferimenti ben riconoscibili. Perchè il gioco è sempre una cosa seria. 

La struttura di Tower12 richiama in modo evidente alcuni dei paradigmi più noti della psicologia cognitiva. Nella documentazione tecnica fornita dagli autori compaiono riferimenti a compiti ispirati al Dual N-Back, al Flanker Task, al Matrix Reasoning, alla rotazione mentale e ad altri test largamente presenti nella letteratura scientifica.

Questo non significa trasformare un’app in un laboratorio universitario, ma dimostra un tentativo preciso: portare fuori dagli ambienti specialistici modelli cognitivi solidi e tradurli in un linguaggio più accessibile, più immediato, più vicino alla vita quotidiana.

La memoria di lavoro richiama i modelli di Baddeley e Cowan; la velocità di elaborazione si colloca nel solco degli studi di Salthouse; il ragionamento astratto fa pensare alla tradizione di Raven e Cattell; il controllo interferenziale richiama i lavori di Stroop ed Eriksen; le funzioni esecutive si legano ai contributi di Diamond e Miyake. Sono nomi che, in questo ambito, rappresentano riferimenti molto riconoscibili della letteratura internazionale.

L’ADHD Meter come area originale del progetto

Tra gli elementi più originali dell’app c’è l’ADHD Meter, richiamato anche nelle pagine ufficiali del progetto. Secondo la documentazione condivisa dagli autori, questo modulo si basa su sei paradigmi neurocognitivi: Go/No-Go, riproduzione temporale, ricerca visiva, signal detection, task switching e anticipazione temporale.

Si tratta di compiti che consentono di osservare dimensioni centrali del funzionamento cognitivo, come l’inibizione motoria, la percezione del tempo, l’attenzione selettiva, la flessibilità cognitiva e la discriminabilità percettiva. In termini ancora più pratici, permettono di capire come una persona reagisce quando deve fermare una risposta automatica, discriminare rapidamente uno stimolo corretto, cambiare schema mentale o restare precisa sotto pressione.

Le metriche indicate dagli autori includono d-prime, hit rate, false alarm rate, criterio di risposta, tempi di reazione, variabilità intra-individuale e Cowan’s K. È un impianto che prova a spostare l’attenzione dal semplice punteggio finale verso una descrizione più fine e articolata della performance.

La personalizzazione come punto centrale

Un altro elemento rilevante, dichiarato nelle fonti ufficiali, è la presenza di una difficoltà adattiva. In sostanza, l’app modula progressivamente il livello delle sfide in base a come l’utente sta andando. Questo significa che l’esperienza non resta statica, ma tende ad aggiustarsi nel tempo.

È un aspetto importante, perché un buon allenamento cognitivo dovrebbe essere proprio questo: non troppo semplice da diventare ripetitivo, non troppo difficile da risultare frustrante. La sensazione, almeno nell’impianto dichiarato, è quella di un percorso che prova a restare in equilibrio tra sfida e accessibilità.

Per quanto riguarda il riferimento a un motore di intelligenza artificiale, la formulazione compare nel materiale fornito dagli autori, ma nelle fonti ufficiali aperte consultate, il dettaglio tecnico non è descritto in modo sufficiente per definirlo oltre. Resta invece verificabile la presenza di una logica adattiva e personalizzata.

Quando la scienza incontra la gamification

Tower12 non si presenta solo come strumento di misurazione o di training. Punta molto anche sulla gamification, cioè sull’uso di meccaniche tipiche del gioco per rendere l’esperienza più coinvolgente. Le classifiche in tempo reale, la progressione nei livelli, i risultati visibili e il confronto con se stessi o con altri utenti trasformano l’allenamento mentale in qualcosa di più vicino a una sfida che a una valutazione tradizionale.

Ed è probabilmente uno dei punti più intelligenti del progetto. Perché, quando si parla di training cognitivo, la costanza conta moltissimo. E la costanza, nella vita reale, raramente nasce dall’obbligo. Nasce più spesso dal coinvolgimento, dalla curiosità, dal desiderio di vedere fin dove si può arrivare.

Più di un passatempo, meno di una promessa miracolosa

La forza di Tower12 sta forse proprio in questo equilibrio. Da una parte prova a radicarsi in una base teorica riconoscibile, richiamando studi e autori importanti. Dall’altra non rinuncia a un linguaggio semplice, veloce, quasi ludico. È un modo per avvicinare il tema delle performance cognitive a un pubblico più ampio, senza appesantirlo inutilmente.

Va però mantenuto un confine chiaro: nelle fonti ufficiali consultate, Tower12 viene presentata come app di allenamento cognitivo. Non ho trovato elementi pubblici sufficienti per definirla come strumento diagnostico o dispositivo medico. E questa distinzione è importante, soprattutto quando si parla di attenzione, funzioni esecutive e profilo cognitivo.

A chi può interessare

Tower12 può parlare a profili diversi. A chi vuole allenare la mente in modo più strutturato. A chi ama monitorare i propri progressi. A chi cerca un’esperienza breve ma non superficiale. A chi è incuriosito dall’idea che neuroscienze e tecnologia possano incontrarsi in una forma più quotidiana, meno accademica, ma non per questo vuota.

In un panorama digitale pieno di prodotti che promettono tanto e spiegano poco, Tower12 prova a seguire una strada diversa: costruire un’esperienza che tenga insieme misurazione, adattività, riferimenti scientifici e gioco. Ed è proprio in questa sintesi, probabilmente, che si trova la sua identità più interessante.

In un tempo in cui l’attenzione è frammentata, la velocità mentale viene continuamente sollecitata e la concentrazione è diventata una risorsa fragile, Tower12 prova a portare sul telefono una domanda semplice: si può allenare la mente in modo serio senza rinunciare al coinvolgimento? La risposta, per ora, sta nella forma del progetto: una torre, dodici piani, una sequenza di prove e la possibilità di guardare ai propri limiti non come a un ostacolo definitivo, ma come a un punto di partenza.
https://tower12.net/app