Università e imprese insieme: la fondazione Unict contro la fuga dei talenti

Nasce la Fondazione Siciliae Studium Generale con un obiettivo chiaro: rendere possibile studiare e lavorare in Sicilia, riducendo il mismatch tra competenze e mercato. Oltre venti imprese al fianco dell’Università di Catania per creare un ecosistema stabile tra formazione e lavoro.

La fondazione per studiare e lavorare in Sicilia

Sono più di 20 le imprese che hanno aderito al progetto della fondazione di partecipazione promossa dall’Università di Catania con un obiettivo dichiarato e ambizioso: rendere possibile studiare e lavorare in Sicilia. La notizia, riportata da Il Sole 24 Ore in un articolo a firma di Nino Amadore, segna un passaggio strategico per il rapporto tra università e sistema produttivo nell’Isola.

Dalla manifattura all’agroalimentare, dall’energia alla sanità, fino all’editoria e all’aeronautica, il perimetro delle adesioni fotografa un tessuto imprenditoriale variegato e strategico. L’iniziativa punta a creare un ecosistema stabile, capace di connettere in modo strutturale formazione accademica e domanda di competenze.

Un ecosistema stabile tra università e imprese

A guidare la Fondazione, su delega del rettore Enrico Foti, è Elita Schillaci, docente di Imprenditorialità e Business Planning. La visione è chiara: «Non si tratta di uno slogan identitario, ma di un obiettivo cardine di sviluppo territoriale. Vogliamo creare le condizioni perché studiare in Sicilia significhi anche poter lavorare in Sicilia. Non intendiamo impedire ai nostri giovani di fare esperienze altrove – il confronto è sempre una ricchezza – ma dobbiamo invertire il trend della fuga strutturale di competenze. La nostra ambizione è costruire un ecosistema in cui università, imprese e territorio dialoghino stabilmente, generando opportunità professionali qualificate e durature».

Il tema è quello della fuga dei talenti. Ogni anno migliaia di giovani siciliani scelgono di formarsi o lavorare fuori regione. La Fondazione nasce con l’intento di invertire questa dinamica strutturale, non con misure simboliche ma con strumenti operativi capaci di incidere sulla qualità dell’occupazione.

Il network: manifattura, energia, agroalimentare, sanità

L’elenco degli aderenti delinea la direzione strategica del progetto. Hanno già aderito realtà industriali e multinazionali come gli americani di Vishay Semiconductors, Maire e la siracusana Irem. Presente la SAC, che gestisce l’Aeroporto di Catania. Figurano grandi gruppi regionali dell’agroalimentare e della distribuzione come il Gruppo Arena (Deco) e Dolfin.

Si aggiungono operatori dell’innovazione e dell’hitech come Etna Hitech/GreenWaver, Netith, AC2 ed Electric Power. Coinvolte anche realtà della sanità e del biomedicale come Humanitas, IOM, Medivis e FIDIA. Non mancano il mondo delle costruzioni con Cosedil e quello dell’editoria con il Gruppo Editoriale La Sicilia.

La composizione del network suggerisce una strategia orientata alle filiere produttive ad alto potenziale, con particolare attenzione a settori chiave per la trasformazione digitale e la transizione energetica.

Partecipazione e governance universitaria

Il modello giuridico scelto è quello della fondazione di partecipazione. Una formula ibrida che combina stabilità patrimoniale e coinvolgimento attivo dei soggetti aderenti. Non una struttura di supporto, ma un ente autonomo, senza scopo di lucro, con un patrimonio destinato esclusivamente al perseguimento delle finalità statutarie.

Il modello garantisce due elementi centrali. Da un lato, il presidio scientifico e la qualità accademica dei percorsi. Dall’altro, un dialogo diretto con il sistema produttivo. Le imprese non sono sponsor. Sono soggetti coinvolti nella vita dell’ente, con diritti e obblighi definiti dallo Statuto e con la possibilità di contribuire alle linee strategiche.

Corporate academy e certificazioni esperienziali

Il cuore operativo sarà la Corporate Academy. Sono previsti percorsi su misura per le aziende, docenze executive affidate a manager e imprenditori, project work reali e rilascio di certificazioni esperienziali.

Qui si concentra la sfida più concreta. «La Fondazione – prosegue Schillaci – nasce per ridurre in modo concreto il mismatch tra domanda e offerta di competenze. Oggi i mercati evolvono più rapidamente dei tradizionali tempi accademici. Noi vogliamo anticipare i fabbisogni professionali, progettando percorsi formativi just-in-time insieme alle imprese. Non solo teoria, ma competenze applicate, project work reali, certificazioni esperienziali. La formazione deve diventare uno strumento immediatamente produttivo, capace di trasformare il talento in occupabilità e competitività per il territorio».

Il nodo è quello del mismatch tra competenze e mercato del lavoro. Le imprese segnalano difficoltà nel reperire profili adeguati. I giovani lamentano scarse opportunità qualificate. La Fondazione punta a intervenire su questo divario attraverso percorsi progettati in coerenza con i fabbisogni reali.

Catania hub delle nuove competenze

Il modello economico prevede una struttura leggera, resa possibile dal supporto logistico e amministrativo dell’Università. La sostenibilità finanziaria si baserà su una crescita progressiva dei ricavi legati a formazione B2B, servizi ai Master, certificazioni e fundraising europeo.

L’obiettivo è posizionare Catania come hub mediterraneo delle nuove competenze, con un focus su intelligenza artificiale, trasformazione digitale e transizione energetica. Un progetto che intreccia formazione, innovazione e sviluppo territoriale e che guarda oltre i confini regionali.

La Sicilia non può limitarsi a inseguire i cambiamenti, deve imparare a governarli. Catania può diventare un hub strategico nel Mediterraneo per la formazione sulle nuove competenze legate alla trasformazione digitale, all’intelligenza artificiale, alla transizione energetica», conclude Schillaci.

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