Riccardo Luna e Salvo Mizzi oltre il mito di Internet, tra tecnologia e capitale globale
Connessioni Digitali - 27/04/2026
di Luisa Cassarà
Dopo l’evento di Palermo, il secondo appuntamento di Connessioni Digitali con Riccardo Luna, ospitato dagli spazi di Isola Catania, ha ampliato il confronto sulle contraddizioni del digitale. Lo ha fatto con il contributo di Salvo Mizzi, che ha aperto nuove prospettive su innovazione, capitali e futuro dell’ecosistema tecnologico.
Al centro del format di Innovation Island, la lettura critica delle trasformazioni tecnologiche e culturali, attraverso un dialogo moderato da Santina Giannone (giornalista e CEO Reputation Lab) e introdotto dai saluti di Antonio Perdichizzi (Presidente Isola Catania), Biagio Semilia (Founder Innovation Island) e Simone Dei Pieri (ideatore e Direttore Catania Book Festival).

Dal sogno della rete alle sue contraddizioni
Il punto di partenza è rimasto lo stesso: la distanza tra la promessa originaria di Internet e la sua evoluzione attuale. Internet nasce come infrastruttura aperta, strumento di partecipazione e accesso alla conoscenza. Oggi, però, questo modello mostra crepe evidenti. Nel suo libro Qualcosa è andato storto, Luna ricostruisce il passaggio da una visione emancipativa a un ecosistema dominato da algoritmi, piattaforme e modelli economici fondati sull’attenzione.
Il nodo non è solo tecnologico. È culturale, sociale, politico. La rete non è più neutrale. Influenza informazione, relazioni e dinamiche democratiche.
Riccardo Luna affronta la paura del futuro con una prospettiva lucida e con una visione consapevole del presente. Non c’è nostalgia di un passato che non può tornare, ma fiducia nel fatto che ciò che verrà ha tutte le carte in regola per evolversi in meglio. Le distorsioni e i divari di un tempo tecnologico già passato si trasformano in conoscenza e in strumenti per interpretare. E, di conseguenza, non bisogna avere timore delle tecnologie.
Salvo Mizzi: le radici economiche del digitale
Il contributo di Salvo Mizzi, ha introdotto una chiave di lettura più strutturale. Figura chiave dell’ecosistema digitale italiano e pioniere di Internet nel Paese, ha attraversato alcune delle tappe più significative dell’innovazione italiana: dalla fondazione della prima web TV nazionale, My-TV, alla guida di Working Capital, l’acceleratore di startup di TIM, fino alla creazione di Radical Partners, fondo di venture capital nato con l’obiettivo di intercettare talenti emergenti.
“La prima fase di Internet, che coincide poi con l’esplosione della prima bolla delle dot-com all’inizio degli anni Duemila, era già un progetto finanziario globale“, spiega Mizzi. “La magnitudo dei capitali che venivano immessi nel sistema era elevatissima e per tutto il primo periodo, fino allo scoppio della prima bolla, si sono messe le basi per un’infrastruttura che comunque aveva una valenza finanziaria globale“.
Sin dalle origini, il digitale è stato attraversato da dinamiche di capitale e investimento. L’idea di una rete puramente emancipativa viene ridimensionata e l’evoluzione delle tecnologie, dalle dot-com alle Big Tech fino all’intelligenza artificiale, segue traiettorie che spesso sfuggono alla capacità di comprensione anticipata.
“Tutte le grandi tecnologie che modificano la base produttiva, il corpo sociale, la vita, la vita di impresa, la vita personale le psicologie sono comunque dei fenomeni che sfuggono spesso alla capacità di metabolizzarli in anticipo” sottolinea Mizzi. “E poi ci troviamo spesso a considerare soltanto dopo i danni che hanno compiuto”.
Startup e capitale: un sistema ancora fragile
Non può mancare, con Salvo Mizzi, una riflessione in merito al venture capital e alle opportunità per le nuove generazioni. Qui emerge una criticità strutturale. “Lo scenario italiano vive una cronica mancanza di capitali“, sottolinea. Il divario con altri ecosistemi è netto. Mentre in Italia si avviano progetti con risorse limitate, altrove nascono iniziative con capitali molto più consistenti. Questo squilibrio condiziona le possibilità di crescita.
Di conseguenza, l’innovazione si sposta ai margini: “Gli spazi ci sono, ma stanno sui bordi, sulle frontiere. Non stanno nel mainstream“. Una lettura che mette in discussione anche la retorica diffusa sulle startup, spesso raccontate come soluzione universale.
Il tema territoriale diventa centrale. Qual è il ruolo della Sicilia in questo scenario? Mizzi evidenzia due fattori. Da un lato, il potenziale legato ai contesti urbani. Dall’altro, limiti evidenti in termini di investimenti e infrastrutture, dall’altro un rischio strategico: ridurre lo sviluppo a turismo e servizi. La crescita passa invece da una base produttiva capace di generare lavoro qualificato, dove la tecnologia assume un ruolo strutturale.
Innovazione come spazio di confronto
Innovazione, tecnologie, capitali, cultura: l’appuntamento di Catania di Connessioni Digitali conferma la direzione di un format che vive di multidisciplinarietà. Uno spazio di confronto, che porta il digitale dentro una dimensione aperta, in cui si intreccia con informazione e società.
Il secondo appuntamento di Connessioni Digitali conferma la direzione del format. Non un luogo di celebrazione, ma uno spazio di confronto. Il messaggio è chiaro – e in continuo divenire: comprendere le contraddizioni del presente è il primo passo per costruire modelli più solidi. È il punto di partenza per tracciare la rotta verso il futuro Non basta inseguire l’innovazione. Occorre interpretarla, governarla e radicarla nei territori.
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