“Move fast and break things”: l’illusione del web e la dittatura del profitto
Connessioni Digitali - 29/04/2026
di Luisa Cassarà
Agli albori della rivoluzione digitale, l’avvento del web ha generato un entusiasmo travolgente. L’idea di base era che internet fosse uno strumento di pace e di costruzione, un’arma di “costruzione di massa” capace di abbattere i muri e costruire ponti. Questo ottimismo è stato condiviso nel tempo da leader mondiali come Barack Obama e persino da Papa Francesco, che nel 2014, in occasione della giornata delle comunicazioni sociali, arrivò a definire internet “un dono di Dio“. Il web prometteva di realizzare due grandi utopie umane: l’accesso universale alla conoscenza e l’accesso “alle persone”.
L’utopia iniziale e il web come “dono di Dio”
- L’accesso universale alla conoscenza: prima di internet, per informarsi bisognava recarsi in biblioteca e attendere giorni per un libro; con il web, si poteva improvvisamente accedere alla biblioteca di Stanford con un semplice clic, ponendo fine all’alibi dell’ignoranza.
- L’accesso alle persone: i vecchi elenchi del telefono vennero sostituiti dalle email e dai social network, che misero chiunque nel mondo a portata di contatto. Di fronte a queste potenzialità, innamorarsi della tecnologia era inevitabile.
La narrazione buonista della Silicon Valley
Per anni le grandi aziende tecnologiche hanno coltivato una narrazione mirata a presentarsi come i “buoni” della storia, sostenendo di lavorare esclusivamente per il bene e la connessione dell’umanità. Uno storytelling costruito a tavolino: Google aveva adottato lo slogan “non essere cattivo“, Apple aveva stretto accordi con Hollywood affinché i “cattivi” dei film non usassero mai un iPhone, e la missione di Mark Zuckerberg veniva definita “eroica” dai vertici di colossi come la Disney.
Cosa è andato storto: dittatura del profitto e “Facebook Papers”
Tuttavia, a un certo punto, chi “dava le carte ha truccato il mazzo”. L’illusione si è scontrata con la realtà quando è emerso che i giganti del web hanno deliberatamente sacrificato l’etica per il denaro. La prova di questa consapevolezza risiede nei documenti interni (i cosiddetti Facebook Papers) divulgati da ex dipendenti indignati, come Frances Haugen, e dalle email interne scambiate tra leader come Zuckerberg e Elon Musk.
Da queste carte emerge chiaramente come le aziende sapessero perfettamente che le loro piattaforme stavano causando danni enormi all’informazione, alla democrazia, alla felicità delle persone e, soprattutto, alla salute mentale degli adolescenti. Nonostante ne fossero a conoscenza, non si sono fermati. L’unico scopo era fare soldi a tutti i costi, ignorando i danni collaterali pur di non rallentare la crescita dei ricavi.
Il modello tossico: “Muoviti in fretta e rompi le cose”
Questo atteggiamento spregiudicato è l’emblema del modello d’impresa tossico esportato dalla Silicon Valley. Il motto che per anni ha campeggiato sulle pareti della sede di Facebook era “Move fast and break things” (Muoviti in fretta e rompi le cose). L’imperativo assoluto delle startup californiane è diventato quello di trovare finanziamenti e fare soldi velocemente, disinteressandosi totalmente di cosa o chi venisse “rotto” nel processo. Un modello speculativo privo di criteri etici, in cui i danni sociali passano in secondo piano rispetto all’unica metrica considerata valida: la massimizzazione del profitto.
Le conseguenze dell’utopia tradita
La caduta dell’utopia digitale e l’affermazione del modello predatorio della Silicon Valley rappresentano, tuttavia, solo il punto di partenza. Se il profitto a tutti i costi ha preso il sopravvento sull’etica, quali sono state le conseguenze dirette sulle nostre vite, sull’informazione e sulle nuove generazioni?
Questa è solo la prima parte di un percorso a puntate dedicato all’appuntamento di Connessioni Digitali con Riccardo Luna a Palermo. Nei prossimi approfondimenti continueremo a sviscerare i temi affrontati , esplorando la vera e propria “dittatura degli algoritmi”, che per generare traffico ha scelto di premiare le emozioni più negative dell’essere umano, come la rabbia e la paura. Approfondiremo inoltre l’allarme legato alla “generazione ansiosa“, esaminando i danni causati dall’aver messo troppo presto gli smartphone nelle mani dei bambini.
Ma non ci fermeremo alla sola diagnosi del problema: analizzeremo anche le soluzioni proposte da Luna. Scopriremo perché la costruzione di una vera sovranità tecnologica europea è ormai un’urgenza democratica e in che modo il solido modello d’impresa italiano, unito alla ricostruzione di relazioni umane autentiche e di comunità fisiche, possa rappresentare l’antidoto migliore per riparare ciò che “è andato storto”.
Continuate a seguirci per scoprire come gli algoritmi hanno trasformato il nostro modo di percepire il mondo. Nel frattempo, potete guardare il video integrale dell’evento cliccando sul pulsante in basso.
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