Rinnovabili in Sicilia, il paradosso dell’energia: autorizzati 10,7 GW ma solo 3 sono già attivi
Energia - 28/05/2026
di Redazione
Una transizione energetica che corre più veloce della rete
La Sicilia ha già superato sulla carta il target assegnato al 2030 per la produzione da fonti rinnovabili, ma la transizione energetica dell’Isola resta ancora incompiuta. Ne dà conto Il Sole 24 Ore nell’edizione odierna, evidenziando il paradosso di un territorio che dispone di una potenza autorizzata superiore agli obiettivi fissati, ma continua ad avere una capacità effettivamente installata molto più bassa.
Secondo i dati riportati dal quotidiano economico, in Sicilia risultano circa 10,7 GW di potenza autorizzata, a fronte di un obiettivo al 2030 di circa 10,5 GW. Gli impianti già installati, però, sono circa 3 GW. A questi si aggiungono ulteriori 30 GW ancora in fase istruttoria.
Il dato conferma la centralità della Sicilia nella nuova geografia energetica nazionale, ma mostra anche il limite strutturale della transizione: autorizzare non significa automaticamente produrre, connettere, accumulare e distribuire energia. Tra il via libera amministrativo e l’entrata in esercizio degli impianti si colloca infatti una filiera complessa, fatta di cantieri, opere di rete, connessioni, stazioni elettriche, autorizzazioni secondarie, costi finanziari e tempi industriali.
Il paradosso dell’Isola che importa ancora energia
Nonostante il volume di potenza già autorizzata, nei primi quattro mesi del 2026 la Sicilia ha continuato a ricevere energia dal Continente, con un saldo in ingresso pari a 1,1 terawattora.
È questo il punto più rilevante dal punto di vista industriale e tecnologico. Il sistema elettrico non si misura soltanto sulla quantità di impianti autorizzati, ma sulla capacità di integrare la produzione rinnovabile dentro una rete efficiente, flessibile e resiliente.
Il fotovoltaico produce prevalentemente nelle ore centrali della giornata. L’eolico dipende dalla disponibilità del vento. La domanda di energia di famiglie, imprese e attività produttive segue invece curve diverse. Senza infrastrutture adeguate, accumuli, interconnessioni e modelli evoluti di gestione della domanda, una parte del potenziale rinnovabile rischia di restare inutilizzata o di non generare benefici diretti per il territorio.
La vera partita, dunque, non è solo ambientale. È anche industriale, tecnologica e competitiva. La Sicilia può diventare una piattaforma strategica per l’energia pulita nel Mediterraneo, ma solo se la crescita degli impianti sarà accompagnata da investimenti sulla rete, sui sistemi di accumulo e su nuovi modelli di utilizzo locale dell’energia.
Il ruolo degli accumuli e delle infrastrutture intelligenti
Il tema degli accumuli è uno dei nodi centrali della transizione energetica siciliana. I sistemi Bess, cioè le batterie per l’accumulo di energia, servono a spostare la produzione da alcune ore della giornata ad altre, riducendo congestioni e squilibri tra produzione e consumo.
Le batterie, però, non sono un magazzino infinito. Possono rendere più efficiente il sistema, ma non sostituiscono la necessità di una rete elettrica più robusta, capace di gestire flussi crescenti di energia distribuita. Per questo la transizione siciliana richiede un salto di qualità: dalla logica dell’impianto alla logica dell’ecosistema energetico.
Reti intelligenti, accumuli, comunità energetiche, autoconsumo, contratti locali, demand response e digitalizzazione delle infrastrutture diventano elementi decisivi per trasformare la potenza rinnovabile in valore economico. Senza questa evoluzione, il rischio è che la Sicilia ospiti grandi impianti senza trattenere pienamente i benefici dell’energia prodotta.
La Regione punta sulla semplificazione del Paur
Dentro questo scenario si inserisce la nuova norma regionale sul Paur, il Provvedimento autorizzatorio unico regionale, approvata con l’obiettivo di rendere più rapide le autorizzazioni ambientali per gli impianti da fonti rinnovabili.
L’assessore regionale al Territorio e all’Ambiente, Giusi Savarino, ha presentato la misura come un intervento di semplificazione coerente con il Testo unico nazionale sulle rinnovabili e con la disciplina europea. L’obiettivo è ridurre i tempi procedurali in un settore considerato strategico per lo sviluppo dell’Isola.
Anche l’assessore regionale all’Energia e ai Servizi di pubblica utilità, Francesco Colianni, ha rivendicato il potenziale della Sicilia, richiamando i circa 3 GW già installati, gli oltre 10,7 GW autorizzati e i 30 GW in istruttoria.
La semplificazione amministrativa è un passaggio importante, ma non sufficiente. Se le autorizzazioni procedono più velocemente delle infrastrutture di rete, il sistema rischia di accumulare potenza teorica senza riuscire a trasformarla in energia disponibile, programmabile e conveniente.
Aree idonee e nuove tecnologie energetiche
Accanto alla norma sul Paur resta aperta la partita del disegno di legge sulle aree idonee e sugli ambiti di accelerazione, ancora nel percorso delle commissioni dell’Ars. Il provvedimento punta a definire dove localizzare gli impianti e quali tecnologie favorire con maggiore priorità.
Tra le soluzioni richiamate ci sono geotermico, idroelettrico, agrivoltaico avanzato, idrogeno verde, biogas e biometano. È il tentativo di spostare la transizione da una crescita trainata soprattutto da fotovoltaico ed eolico a una strategia più articolata, capace di valorizzare tecnologie diverse e territori differenti.
L’agrivoltaico avanzato, in particolare, può rappresentare una delle soluzioni più interessanti per una regione come la Sicilia, dove la produzione agricola, la tutela del paesaggio e la generazione energetica devono trovare un punto di equilibrio. Ma anche in questo caso il tema non è soltanto autorizzativo: gli impianti devono essere connessi, sostenibili, compatibili con i territori e integrati in una visione industriale di lungo periodo.
Il caso Centuripe e il peso dei vincoli
Il caso del maxi impianto fotovoltaico di Centuripe mostra in modo concreto quanto sia complessa la transizione energetica nell’Isola. Il progetto, presentato da Ibvi 7, società riconducibile al gruppo tedesco Ib Vogt, prevede un impianto da 384 MWp tra Centuripe e Paternò, nelle province di Enna e Catania.
L’investimento stimato è di circa *228,7 milioni di euro. L’intervento interesserebbe circa 450 ettari e oltre 710 mila moduli fotovoltaici. Numeri che lo rendono uno dei progetti più rilevanti e controversi della stagione delle rinnovabili in Sicilia.
La vicenda si trascina da anni tra pareri negativi, ricorsi al Tar, vincoli paesaggistici, prescrizioni e nuove valutazioni amministrative. Il primo stop arriva nel 2021, con il parere negativo della Soprintendenza di Enna, seguito dal giudizio negativo della Commissione tecnica specialistica regionale e dal decreto dell’assessorato regionale al Territorio e all’Ambiente.
Nel 2022 il Tar di Catania annulla gli atti, affermando un principio destinato a pesare sull’intera vicenda: il parere della Soprintendenza non può trasformarsi automaticamente in un veto capace di bloccare l’intero procedimento senza un autonomo bilanciamento da parte dell’amministrazione.
Un investimento ancora sospeso
Dopo la riapertura dell’iter, la Regione arriva nuovamente a un esito negativo. Nel gennaio 2024 viene adottato un nuovo giudizio negativo di compatibilità ambientale e nell’aprile dello stesso anno viene negato il Paur.
Il progetto torna quindi davanti ai giudici amministrativi. Nel 2025 il Tar interviene ancora, riaprendo la procedura e imponendo alla Regione di riesaminare la pratica.
La svolta arriva tra l’estate e l’autunno del 2025, ma non si traduce in un via libera pieno. La Commissione tecnica specialistica esprime parere favorevole solo per le aree non vincolate dal Piano paesaggistico di Enna. Il decreto regionale del 30 settembre 2025 recepisce questa impostazione: il giudizio di compatibilità ambientale diventa positivo, ma il proponente deve ripresentare un progetto ridisegnato, escludendo pannelli, cabine e altre strutture dalle aree vincolate.
Nelle zone a rischio archeologico saranno necessarie ulteriori autorizzazioni della Soprintendenza e indagini con esito negativo. Formalmente il progetto non è più bocciato, ma sostanzialmente deve essere ripensato. La stessa società ha contestato la portata delle prescrizioni, sostenendo che il progetto risulterebbe fortemente ridimensionato e che la riduzione delle aree utilizzabili potrebbe comprometterne la fattibilità.
Il nodo economico: energia prodotta e benefici reali
La transizione energetica ha senso se genera benefici concreti. Per questo il tema delle rinnovabili in Sicilia non può essere separato da quello del prezzo dell’energia e della competitività del sistema produttivo.
Dal primo gennaio 2025 il Pun è stato sostituito dal Pun Index, ma il riferimento nazionale continua a pesare su molti contratti di fornitura. Secondo i dati riportati dal Sole 24 Ore, ad aprile 2026 il Pun medio è stato pari a 119,5 euro/MWh, mentre la zona Sicilia ha registrato 114,8 euro/MWh. Sulla carta, dunque, esiste uno scarto favorevole di 4,7 euro/MWh.
Il punto è che questo vantaggio zonale non arriva automaticamente nelle bollette di famiglie e imprese siciliane. È qui che la transizione incontra la questione dello sviluppo: produrre più energia pulita non basta se il valore generato non si traduce in minori costi, maggiore autonomia, attrazione di investimenti e nuove filiere industriali.
Dalla potenza autorizzata all’ecosistema dell’innovazione
La Sicilia ha davanti una grande opportunità: trasformare il proprio potenziale rinnovabile in una leva di innovazione, crescita e competitività. Ma per farlo deve superare la distanza tra autorizzazioni e realtà industriale.
Il tema non riguarda soltanto quanti impianti verranno approvati, ma quale modello energetico verrà costruito attorno a quegli impianti. Servono rete, accumuli, competenze, imprese tecnologiche, comunità energetiche, strumenti finanziari, ricerca applicata e una governance capace di tenere insieme sviluppo, paesaggio e benefici per i territori.
La transizione energetica siciliana, insomma, non si gioca solo nei procedimenti autorizzativi. Si gioca nella capacità di trasformare sole, vento e infrastrutture in un vero ecosistema dell’innovazione.