Dai laboratori al mercato: l’Università di Catania costruisce la sua filiera health-tech
Scienze della vita - 02/07/2026
di Redazione
Non è un progetto che nasce oggi, né si esaurisce nella giornata di lavori in programma oggi – 2 luglio – al Monastero dei Benedettini. Da almeno due anni l’Università di Catania porta avanti un percorso che mette insieme ricerca clinica, competenze scientifiche e capacità imprenditoriale, come scrive Nino Amadore su Il Sole 24 Ore. L’obiettivo dichiarato è trasformare la conoscenza accademica in una vera filiera dell’health-tech: dalla diagnostica molecolare ai nuovi farmaci, dall’intelligenza artificiale alla sanità digitale.
Un ecosistema che si allarga
A fare da vetrina a questo lavoro è proprio l’Health-Tech Speed Date, la seconda edizione dell’evento promosso dal Centro Studi Avanzato ILHM dell’Università di Catania, che riunisce oltre 130 relatori in dieci tavoli dedicati a intelligenza artificiale sanitaria, medicina personalizzata, gestione dei dati, nuovi modelli organizzativi, farmaci innovativi e startup life science. Come ha spiegato Elita Schillaci, direttrice del Centro Studi Avanzato ILHM, l’obiettivo è che la ricerca universitaria non resti confinata nei laboratori ma diventi “innovazione utile, capace di arrivare nei percorsi di cura, creare imprese e generare nuove competenze”, in una rete che tiene insieme università, ospedali, startup, imprese e investitori.
Dai software per i farmaci alla diagnostica molecolare
La mappa degli spin-off legati all’ateneo, ricostruita da Amadore, restituisce già l’ampiezza di questo lavoro. Mimesis, promosso da Francesco Pappalardo, sviluppa software di simulazione per la valutazione e la sicurezza dei prodotti medicinali. Sul fronte farmaceutico procede l’accreditamento di Pharmatrix, ideato da Vincenzo Micale e Gian Marco Leggio, pensato per accompagnare i candidati farmaci dallo scouting molecolare fino a licensing e proprietà intellettuale. Nello stesso ambito si muove Moltheria, proposto da Simone Ronsisvalle, Giuseppe Forte, Cosimo Gianluca Fortuna e Piero Pavone, che punta a integrare modellistica molecolare, bioinformatica e intelligenza artificiale per terapie personalizzate, con applicazioni in neurologia pediatrica e malattie rare.
Sul versante della diagnostica molecolare lavorano A.I.D.A., promossa da Stefania Stefani, Dafne Bongiorno, Paolo Bonacci e Salvatore Petralia, con kit per biologia e oncologia molecolare, e DGBiotech, di Massimo Gulisano, impegnata su sistemi per la diagnosi molecolare e l’analisi rapida del Dna.
Biotech, nuovi materiali e servizi ai pazienti
Il perimetro si allarga poi al biotech, con WE.Mitobiotech (Vito Nicola De Pinto, Angela Anna Messina, Francesca Guarino, Simona Reina, Andrea Magrì), impegnata su molecole per le disfunzioni mitocondriali, e Nacture (Gianna Tempera, Rosanna Acquaviva, Daria Nicolosi, Simone Ronsisvalle, Carlo Genovese), attiva su sostanze ad attività biologica. ProBioEtna (Cinzia Randazzo, Cinzia Caggia, Alessandra Pino) lavora su ceppi e colture microbiche per il nutraceutico, mentre tra i progetti in accreditamento figura Medithera, dedicata a molecole bioattive di origine vegetale, ed Eclat, di Riccardo Polosa, orientata a prodotti a rischio ridotto rispetto al fumo.
Non manca il lato dei servizi: Tobesia, spin-off di Francesco Saverio Latteri, ha costruito un ecosistema digitale che mette in relazione pazienti con obesità e specialisti. Tra le iniziative più giovani ci sono Chelatech (Giuseppe Floresta), su biomateriali antibatterici, e IlluminaHeatGuard (Nunzio Tuccitto), su etichette fluorescenti per il monitoraggio termico dei prodotti Life Sciences. Fuori dal perimetro sanitario in senso stretto, ma sempre nel trasferimento tecnologico dell’ateneo, opera Midi Technology, di Margherita Anna Ferrante, su diagnostica e valutazione del rischio applicate ai beni culturali.
A completare il quadro regionale, la mappatura di Le Village by Crédit Agricole Sicilia segnala altre realtà come InnovahElix, HugBrain, Ippocratea, Govisit, Prismed e Paperbox Health, attive rispettivamente su molecole bioattive, digital health neuro-cognitivo, software e-health, telemedicina, prevenzione e terapie digitali.
I numeri di una filiera ancora da consolidare
Il contesto di mercato, riporta ancora Il Sole 24 Ore, dà la misura della scommessa. Tra il 2020 e il 2025 in Sicilia sono state censite 53 startup Life Sciences, mentre a livello nazionale il settore ha raccolto 414,1 milioni di euro nel 2025 attraverso 56 round: il comparto medicale è stato il terzo per numero di operazioni di private equity e venture capital, con 115 investimenti. La Sicilia pesa per il 6% delle imprese biotech italiane, ma si ferma al 2% del fatturato nazionale e al 3% degli addetti. È questa la distanza che il cantiere dell’Università di Catania punta a colmare: trasformare ricerca e brevetti in imprese capaci di validare prodotti, attrarre capitali e trovare spazio stabile nel mercato dell’healthcare.
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