Innovare lontano dai grandi hub: l’AI accelera, ma l’intuito non si delega
News - 03/07/2026
di Luisa Cassarà
“Folli eravamo prima e folli siamo oggi, nell’accezione più bella del termine”. In queste parole di Carmen Ancione, Responsabile HR di Magic Engineering, c’è una sintesi perfetta di trent’anni di storia aziendale che include anche un cambio di nome. Non un rebranding qualunque, ma una nuova modalità di racconto di Magicmotorsport, una realtà che da Partinico, in provincia di Palermo, parla al mondo. E lo fa letteralmente, con sedi negli Stati Uniti, in Polonia, in Spagna e in Cina.
Da Magic Motorsport a Magic Engineering
Il cambiamento, spiega Ancione, non riguarda l’identità, ma la capacità di farsi capire: Magic Motorsport ti fa pensare a un’area ben precisa di business (come motorsport o automotive) ma, oggi, il raggio d’azione si è allargato anche ad altre attività. Da qui la scelta di unire tutte le anime dell’azienda sotto un unico, grande cappello e arrivare al mercato in modo più strutturato e comprensibile.
Costruire innovazione da Partinico
Alla domanda su cosa significhi fare innovazione tecnologica da un territorio che con la tecnologia non viene solitamente associato, Ancione non minimizza: è una sfida “quotidiana e costante” che costa fatica, ma restituisce entusiasmo. L’azienda nasce prima in Polonia, poi si sposta in Italia, in una nicchia di mercato che non fa pensare immediatamente alla Sicilia.
Le difficoltà, racconta, non sono mai state trattate come un alibi: una prospettiva partita dal CEO, Bogdan Skutkiewicz, che ha permesso di guardare alle limitazioni come sfide, per trovare opportunità. “È quello che oggi ci permette di immaginarci come hub tecnologico” – sottolinea – “in un territorio conosciuto in tutto il mondo per altre caratteristiche”. Ed è quello che, oggi, permette di parlare di tecnologia in Sicilia, senza dover portare lo sguardo oltre i confini.
Il contesto in cui ci troviamo, non è casuale: siamo a Coderful 2026, un evento nato e cresciuto a Catania, che fa del legame con il territorio uno dei suoi punti di forza. Una boutique conference che riunisce ogni anno grandi nomi e appassionati, per parlare di codice, ma non solo.
La sfida delle competenze ibride
Il mondo della meccatronica richiede competenze che mettono insieme software, hardware, diagnosi e metodo. Partendo dalla propria esperienza, Ancione sfata subito un mito: è davvero complesso che una stessa persona possa eccellere in ogni ambito (dall’hardware al software, dall’AI ai dati). Le competenze si costruiscono nel tempo, restando in azienda. Con questo approccio, Magic Engineering ha più che raddoppiato i propri dipendenti, nel giro di pochi anni. Una competenza, spiega, si costruisce focalizzandosi sulle inclinazioni delle persone, non solo sul loro know-how, ma anche su quello che amano e desiderano fare. La chiave, spiega, è partire da specialisti veri.
Il limite dell’intelligenza artificiale: la visione non si delega
Alla domanda su cosa l’AI non dovrebbe mai decidere al posto di un’azienda, Ancione risponde senza esitazioni, partendo dal vertice: “Non potrebbe mai scegliere la visione di un’azienda, non potrebbe mai sostituirsi all’inventiva, al sogno dell’imprenditore“. In questo, l’intelligenza artificiale non potrà mai sostituire l’essere umano.
E lo stesso discorso si estende per le attività quotidiane di ognuno di noi: “L’AI è uno strumento, può aiutare ad accelerare alcune ricerche, può dare spunti di riflessione, ma è il tuo senso critico a fare la differenza”. Parola di chi, quel lavoro, lo fa ogni giorno: “Non cederò mai il passo all’intelligenza artificiale nella valutazione di una persona all’interno di un processo di selezione” conclude.
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