Edge AI e mixed reality: la sfida di costruire qualcosa che qualcuno voglia davvero usare

Non capita spesso che in un discorso su Edge AI e mixed reality si finisca, nel giro di poche battute, a parlare di spade laser. Con Alfio Lo Castro, sviluppatore indipendente meglio noto nel settore come Running Pixel, succede con naturalezza, senza che il rigore tecnico perda un colpo. Lo abbiamo incontrato in occasione di Coderful 2026, per parlare di intelligenza artificiale offline, privacy e, inevitabilmente, di Star Wars.

Un nome nato dai pixel

Prima ancora di parlare di tecnologie emergenti, Lo Castro racconta da dove arriva il suo soprannome. «Sono fissato con i giochi in pixel art», racconta. Una scelta semplice, quasi ovvia per chi lo conosce, ma che dice già molto del personaggio: un developer capace di non prendersi troppo sul serio, pur muovendosi in modo serissimo tra le tecnologie più discusse del momento.

Tecnologia e istinto: il problema più antico del mondo

Edge AI e mixed reality suonano come parole da futuro prossimo, ma la domanda che le accompagna è antica quanto lo sviluppo software stesso: come si evita di costruire qualcosa di tecnicamente straordinario che nessuno userà per più di dieci minuti? Lo Castro non si nasconde dietro formule magiche. «Questo è un bel problema e lo affrontano tutti gli sviluppatori, qualunque tecnologia utilizzino o qualunque mercato affrontino», ammette. La sua ricetta, se così si può chiamare, è più simile a un atto di fede che a un metodo: «Vai un po’ a sentimento, fai qualcosa che a te piacerebbe vedere e basta, e vedi cosa succede».

Edge AI: l’intelligenza che resta a casa tua

Sul tema privacy, spesso il più delicato quando si parla di intelligenza artificiale che interagisce con spazi, gesti e voce, Lo Castro corregge subito un equivoco diffuso. «C’è un misunderstanding sull’Edge AI, perché funziona sul tuo dispositivo in maniera offline: praticamente nessun tuo dato personale viene teoricamente dato all’esterno», spiega. A differenza di strumenti come ChatGPT, dove i dati viaggiano verso server remoti, l’Edge AI elabora tutto localmente. L’esempio che porta è disarmante nella sua quotidianità: «L’abbellimento del volto quando facciamo i selfie è un’Edge AI che funziona sul tuo dispositivo. Non c’è un server da qualche parte che lo riceve, lo elabora e te lo rispedisce indietro». Usiamo l’Edge AI ogni giorno, insomma, senza nemmeno accorgercene.

Da Yoda alla spada laser: la filosofia Jedi del consulente

Ed è qui che l’intervista prende una piega decisamente più giocosa. Nella sua bio LinkedIn, Lo Castro si definisce un “consulente a livello Jedi“, e alla domanda su quale oggetto nerd trasformerebbe in un device Edge AI più mixed reality, non ha esitazioni, rispondendo che sarebbe una spada laser… da utilizzare anche in cucina.

Restando nell’universo di Star Wars, la scelta del maestro ideale cade su Yoda, «perché fra tutti era quello più severo, ma anche il più preparato». E la lezione più difficile imparata da padawan non riguarda linguaggi di programmazione o framework, ma qualcosa di molto più umano: «La pazienza e l’insistenza», perché bisogna continuare a sbattere la testa contro un muro, finché non si trova la soluzione al problema che ci si è posti.

Da nemico ad alleato: l’evoluzione del rapporto con l’IA

Chiedergli in quale ambito non vorrebbe mai vedere applicata l’intelligenza artificiale è quasi un invito a scoprire le carte, ma Lo Castro rifiuta la scorciatoia. «Non riesco a prevedere gli sviluppi dell’intelligenza artificiale, né come la penserò fra sei mesi o fra un anno», dice, ricordando quanto le cose successe negli ultimi quattro o cinque anni fossero «praticamente inimmaginabili» fino a poco tempo prima. Il suo stesso punto di vista è cambiato radicalmente: «Prima la vedevo con sospetto, adesso la uso giornalmente. Prima la vedevo come un nemico, adesso la vedo come un aiuto». Cosa ha innescato il cambiamento? Semplice, dice: «L’uso, e il fatto che mi ha aiutato a fare cose che prima non riuscivo a fare da solo».

Fantascienza, D&D e l’effetto wow

Non poteva mancare, in un’intervista così vivace, un passaggio dedicato all’immaginario che alimenta il lavoro di Lo Castro. Giocatore di Dungeons & Dragons e appassionato di fantascienza, cita senza esitazioni The Expanse come serie che, anche rivista, continua a stupirlo. Ma il primo, vero effetto wow risale all’infanzia: «Potevo avere otto, nove anni ed ero in una sala giochi, e guardavo i primi giochi disponibili con gli occhi di un bambino. Occhi che ho mantenuto fino adesso che ho 55 anni». E se un giorno l’intelligenza artificiale dovesse diventare senziente, c’è già un film pronto per prepararla al peggio: «Terminator. Così si prepara e la finisce immediatamente, non ci fa soffrire».

Tra spade laser improvvisate, filtri per selfie che sono già Edge AI travestita, e un Terminator usato come manuale di sopravvivenza per macchine senzienti, l’intervista ad Alfio Lo Castro conferma una cosa: anche i temi più tecnici, raccontati con la giusta dose di ironia, restano accessibili e memorabili.

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