Innovazione in Sicilia, una tesi della Cattolica studia l’ecosistema e il ruolo delle connessioni partendo (anche) da Innovation Island
News - 02/10/2026
di Antonio Giordano
La Sicilia non è un territorio privo di innovazione, ma un ecosistema nel quale idee, competenze e iniziative imprenditoriali faticano ancora a trovare quella densità di relazioni necessaria per crescere. È uno dei temi che emergono dalla tesi di laurea di Marida Savona, presentata all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e valutata con 110 e lode. Il lavoro, dal titolo “Fare impresa innovativa in Sicilia: condizioni di contesto, percorsi di crescita e casi di impresa”, è stato realizzato nell’ambito del corso di laurea in Economia e Gestione Aziendale, con relatore il professor Andrea Mezzadri. La ricerca prova a rispondere a una domanda precisa: non se la Sicilia sia già un terreno pienamente favorevole all’impresa innovativa, ma a quali condizioni possa diventarlo. Per farlo mette insieme dati istituzionali e statistici, letteratura economica e manageriale e testimonianze raccolte direttamente tra alcuni protagonisti dell’ecosistema.

Un ecosistema che cresce, ma resta fragile
Il quadro delineato è fatto di luci e ombre. La Sicilia presenta ritardi rispetto alla media italiana ed europea, ma anche segnali di dinamismo e alcune caratteristiche che rendono meno lineare l’immagine di una regione ai margini dell’innovazione. La tesi concentra in particolare l’attenzione sulla difficoltà di trasformare la capacità di innovare in crescita dimensionale delle imprese. Uno degli squilibri più evidenti riguarda l’accesso al capitale: nel periodo analizzato la Sicilia rappresenta il 4,5% delle startup e PMI innovative italiane, ma soltanto lo 0,5% dei capitali raccolti. La ricerca evidenzia però che la questione non può essere ridotta alla semplice disponibilità di risorse finanziarie. Nelle conclusioni emerge soprattutto la debolezza del capitale relazionale, cioè dei canali attraverso i quali un progetto incontra talenti, clienti, mentor e investitori. È questo uno dei passaggi centrali del lavoro: le idee imprenditoriali esistono e le risorse pubbliche non sono assenti; ciò che resta più difficile è creare connessioni sufficientemente solide e diffuse perché un numero maggiore di iniziative possa entrare in un percorso di crescita.

Il ruolo degli attori intermedi
A questo tema è dedicato il terzo capitolo della tesi, che prende in esame alcuni soggetti impegnati nella costruzione di connessioni all’interno dell’ecosistema regionale, tra i quali Innovation Island e PATIC.
Innovation Island viene ricostruita a partire dalla sua origine, nel 2023, come progetto editoriale dedicato all’innovazione. Secondo l’analisi, il percorso successivo ha progressivamente fatto emergere una funzione ulteriore rispetto a quella informativa: mettere in relazione soggetti e iniziative provenienti da parti diverse del territorio. La tesi individua proprio nella risposta ricevuta dall’iniziativa l’esistenza di una domanda di connessione all’interno dell’ecosistema siciliano e osserva come la piattaforma abbia progressivamente coinvolto founder, progetti e territori esterni alle reti già consolidate. In questa prospettiva viene letta anche la costituzione, nel febbraio 2026, della Fondazione Innovation Island, come evoluzione del progetto verso una struttura stabile e orientata alla costruzione di relazioni tra gli attori dell’innovazione. Il Piano strategico-operativo 2026-2028 della Fondazione viene analizzato attraverso i suoi tre domini — capitale umano, tecnologie del futuro e nuove imprese — interpretati come passaggi collegati di una stessa catena: dalle persone e dalle competenze allo sviluppo tecnologico, fino alla creazione e alla crescita delle imprese. Anche l’attività editoriale trova spazio in questa lettura. Il ruolo dell’informazione viene collegato alla possibilità di rendere più accessibili opportunità di finanziamento, tecnologie emergenti ed esperienze imprenditoriali, riducendo le difficoltà informative incontrate da chi vuole avviare o sviluppare un progetto.
Dai dati alle imprese
La parte finale della ricerca verifica le indicazioni emerse dall’analisi dell’ecosistema attraverso due casi aziendali, Archimede e Smartwage, ricostruendone nascita, sviluppo e accesso ai capitali. Da entrambi emerge l’importanza delle relazioni. Le imprese analizzate sono riuscite ad accedere a risorse finanziarie attraverso rapporti fiduciari, percorsi di incubazione e reti costruite nel tempo. Ma la tesi rileva anche un elemento significativo: in entrambi i casi una parte decisiva della costruzione di queste relazioni è avvenuta fuori dalla Sicilia. Da qui una delle conclusioni del lavoro. Il problema dell’ecosistema siciliano non consiste soltanto nell’accompagnare verso la crescita le startup già esistenti. Occorre allargare la base delle iniziative imprenditoriali e aumentare le occasioni nelle quali idee, competenze, imprese e capitale possono incontrarsi. La Sicilia descritta dalla ricerca è dunque un ecosistema ancora poco denso, ma non immobile. Un territorio nel quale esistono esperienze innovative e capacità imprenditoriale, mentre resta aperta la questione di come trasformare singoli casi di successo in un sistema più connesso e capace di generare con maggiore continuità nuove imprese.
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