Alberto Massidda: persone e sistemi falliscono (ma i loro errori sono necessari)

Ad Alberto Massidda, Senior SRE di NVIDIA, bastano poche parole per smontare gran parte dell’ansia collettiva sull’intelligenza artificiale. Gli è sufficiente domandare perché non si dovrebbero perdonare a un computer quegli stessi errori che gli esseri umani possono commettere.

Lo abbiamo incontrato a Coderful 2026, dove ha aperto i lavori con un talk sulla distruzione come componente inevitabile dell’innovazione tecnologica, per parlare di GPU, errori e console anni Ottanta. Ne è venuta fuori un’intervista caratterizzata dalla stessa ironia che lo ha contraddistinto sul palco.

«NVIDIA produce chip, perlopiù», racconta Massidda nell’aprire la conversazione, descrivendo l’hardware che ha “sbloccato” quello che definisce il Rinascimento delle reti neurali, avviato nel 2014 con la disponibilità contemporanea di potenza di calcolo e grandi quantità di dati. Oggi l’azienda produce anche servizi cloud ed è proprio quella l’area in cui lavora.

L’AI non mi preoccupa, mi piacerebbe delegarle la reperibilità

Alla domanda su cosa lo preoccupi di più dell’AI, che entra sempre più spesso in infrastrutture e processi critici, Massidda smonta subito la premessa: «In realtà l’AI a me non preoccupa davvero tanto». Anzi: l’idea di poter delegarle «la parte più brutta del lavoro, quella che nessuno vuole fare», a partire dalla reperibilità notturna, gli sembra “bellissima”. E sull’errore? Ci dà la risposta più distopica possibile, ricordandoci che dovremmo perdonare alle macchine quegli errori che anche le persone possono fare. L’AI, dal suo punto di vista, è un collega particolarmente servizievole, non una minaccia esistenziale.

Quello che l’AI finge di capire (e quello che non potrà mai capire)

Più tagliente il giudizio sul lato umano dell’interazione con i modelli commerciali. «L’AI finge benissimo di capire», osserva, raccontando l’eccesso di condiscendenza che caratterizza molti assistenti AI: «Sembra quasi che cerchi di rimorchiarmi!». Dietro l’ironia, un punto serio: l’AI non ha preferenze proprie, non può davvero valutare un’opera musicale o letteraria con un giudizio personale. «Fa quello che tu gli dici».

Dagli incidenti si impara solo se non ci si scarica il barile addosso

Massidda lavora ogni giorno con l’errore come variabile statistica, non come eccezione. Cosa distingue un team che subisce un incidente da uno che ne esce più forte? «Non saltarsi addosso, non scaricare il barile e accettare tranquillamente che il fallimento è probabile». La chiave, per lui, è la condivisione aperta, senza paura di sbagliare: «Cosa faresti se non avessi paura?», recitava un cartello motivazionale visto in un vecchio ufficio. Il problema vero non è l’errore isolato, ma l’errore che si ripete sempre uguale: lì serve intervenire.

Tra console anni ’80 e mondi post-apocalittici

Quando si parla di tempo libero, Massidda ci racconta che ultimamente si è dedicato all’archeologia delle vecchie console – NES, Game Boy – scoprendo quanto si potesse fare con risorse minime. La lezione che si porta a casa (e che condivide con noi) è che «si può sempre fare tantissimo con pochissimo».

E se, invece, dovesse scegliere un mondo post-apocalittico in cui vivere per una settimana? Nessuno, categoricamente: «Vorrei evitare gli scenari in cui non ci siano la carta igienica e il sapone per le mani!».

Questo contenuto è stato scritto da un utente della Community.  Il responsabile della pubblicazione è esclusivamente il suo autore.