Blue Economy, in Sicilia il mare vale 17,4 miliardi
Economia del mare - 19/06/2026
di Redazione
Il mare non è soltanto un patrimonio paesaggistico per la Sicilia: è un vero motore industriale, capace di generare un valore economico di 17,4 miliardi di euro e di pesare per il 6% del Pil regionale, contro una media nazionale ferma al 4%. È il quadro che emerge dal report “La Blue Economy o Economia del Mare in Sicilia”, realizzato dal Centro Studi Economici della Fondazione BAPR e presentato a Ragusa, nella sede centrale della Banca Agricola Popolare di Sicilia.
Un ecosistema da 29.500 imprese
Il comparto della Blue Economy siciliana conta oggi oltre 29.500 imprese attive, pari al 6,5% del totale regionale, e dà lavoro a circa 102.000 persone: un occupato su 15 nell’isola lavora, direttamente o indirettamente, in attività legate al mare. Il settore comprende turismo balneare, portualità, trasporti marittimi, pesca e acquacoltura, cantieristica navale e servizi logistici collegati alle risorse marine.
Tra il 2019 e il 2024 sono nate circa 4.000 nuove imprese nel comparto, segno di un ecosistema che continua ad attrarre investimenti nonostante le difficoltà strutturali che caratterizzano l’economia regionale. Ogni euro prodotto direttamente dalla Blue Economy genera inoltre un indotto di 1,9 euro nell’economia locale, un moltiplicatore superiore alla media italiana, che si ferma a 1,8.
Turismo e logistica: due pilastri che valgono l’80% del settore
L’analisi del Centro Studi BAPR individua due comparti che insieme rappresentano oltre l’80% del valore complessivo:
- il turismo e la ricettività, che incidono per il 43% del totale, sostenuti dalle spiagge, dai borghi marinari e dal patrimonio naturalistico dell’isola;
- la logistica e i trasporti marittimi, pari al 38,7% del valore prodotto, trainati dalla posizione strategica della Sicilia al centro del Mediterraneo, crocevia naturale dei traffici commerciali tra Europa, Africa e Medio Oriente.
A questi si affiancano le misure connesse alla ZES Unica e gli investimenti orientati alla transizione ecologica, che secondo gli analisti stanno contribuendo a consolidare il ruolo del comparto come motore anticiclico per l’economia regionale.
Il patrimonio costiero più esteso d’Italia
La forza della Blue Economy siciliana nasce dalla geografia: l’isola possiede circa il 21% dell’intero patrimonio costiero italiano, con 1.152 chilometri di coste sull’isola principale e altri 500 chilometri distribuiti tra le isole minori. Una dotazione che apre margini di crescita su più fronti — sviluppo sostenibile, valorizzazione turistica, commercio internazionale e produzione energetica — ancora parzialmente inespressi.
Occupazione femminile sopra la media
Il report restituisce anche una fotografia sociale rilevante. In provincia di Agrigento, la Blue Economy assorbe il 10,7% dell’intera forza lavoro locale, un dato che racconta quanto il mare incida sul tessuto produttivo delle aree costiere. Sul fronte della leadership imprenditoriale, il 24,2% delle imprese del settore in Sicilia è guidato da donne, percentuale superiore alla media nazionale del 22,6%.
Il “miliardo nascosto”: il nodo della produttività
Dietro i numeri positivi, il report individua anche un limite strutturale: il divario di produttività rispetto al resto del Paese. Ogni lavoratore della Blue Economy siciliana genera in media 53.700 euro di valore aggiunto annuo, contro una media nazionale di 62.100 euro: un gap di 8.400 euro per addetto.
Se questo scarto venisse colmato, secondo le stime della Fondazione BAPR il sistema economico regionale potrebbe beneficiare di quasi un miliardo di euro aggiuntivo ogni anno. È il cosiddetto “miliardo nascosto”: una ricchezza potenziale frenata dalla prevalenza di microimprese, dalla frammentazione del tessuto produttivo e da una minore intensità tecnologica rispetto ad altre regioni italiane.
«I dati della Blue Economy confermano il mare come un pilastro industriale per la Sicilia», ha commentato Arturo Schininà, presidente di Banca Agricola Popolare di Sicilia, sottolineando come sviluppo economico e tutela del territorio debbano essere considerati asset complementari per generare valore stabile nel lungo periodo.
Le prospettive: aggregazione e innovazione digitale
Per gli analisti della Fondazione BAPR, l’aumento della produttività del comparto potrebbe diventare uno degli obiettivi prioritari delle future politiche industriali regionali, puntando su aggregazioni tra imprese, innovazione digitale e investimenti infrastrutturali. Solo colmando il divario tecnologico e dimensionale rispetto al resto del Paese la Blue Economy siciliana potrà trasformare il proprio potenziale ancora inespresso in crescita strutturale e occupazione stabile.
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