La sfida della Sicilia tech passa da AI, internazionalizzazione e rientro dei talenti

La Sicilia che perde giovani qualificati e competenze strategiche prova a costruire una risposta partendo dall’ecosistema tecnologico. È questo il messaggio emerso dalla seconda edizione di CATAN.IA 2026, l’evento organizzato al Vecchia Dogana Hub di Catania da Aitho e Datapizza, che ha riunito oltre 500 persone tra imprenditori, accademici, startup, aziende e studenti universitari.

Al centro del confronto ci sono stati i temi della diaspora giovanile, della competitività internazionale e delle nuove opportunità aperte dalla trasformazione digitale e dall’Intelligenza Artificiale. Un dibattito che ha evitato toni celebrativi e che ha affrontato apertamente i limiti strutturali del territorio siciliano.

«La narrativa più ricorrente al Sud è quella secondo cui mancano sempre le condizioni, i capitali o le infrastrutture per fare avvenire le cose. Con questo evento dimostriamo che Catania non parte da zero e ha tutte le competenze per creare connessioni di altissimo livello», ha dichiarato Davide Pisasale, co-founder e CEO di Aitho.

Una linea condivisa anche da Pierpaolo D’Odorico, CEO di Datapizza: «Un’Italia competitiva nel tech si costruisce favorendo le connessioni e dimostrando che il talento che c’è qui è profondamente apprezzato e ricercato all’estero».

Il nodo della qualità della vita e della diaspora siciliana

Uno dei momenti centrali dell’evento ha riguardato il tema definito dagli organizzatori come “l’elefante nella stanza”: la condizione socioeconomica della Sicilia e la continua perdita di capitale umano.

Sul palco, Martina Magnano, ESG & Institutional Affairs Manager di Isola Catania, ha richiamato i dati dell’ultima classifica del Sole 24 Ore, che colloca Catania al 96° posto in Italia per qualità della vita. Un quadro aggravato da disoccupazione giovanile, dispersione scolastica e povertà educativa.

Secondo le stime citate durante l’incontro, negli ultimi vent’anni circa mezzo milione di siciliani avrebbe lasciato l’Isola. Un fenomeno che gli organizzatori hanno descritto come una vera e propria diaspora contemporanea, alimentata dalla mancanza di opportunità professionali stabili e competitive.

In questo contesto, il dibattito si è spostato sul ruolo delle imprese private e sulla loro capacità di creare condizioni concrete per trattenere o riportare in Sicilia figure altamente qualificate.

Il bonus rientro da 5 mila euro per i talenti digitali

Tra le proposte presentate durante CATAN.IA 2026 c’è il cosiddetto “Bonus Rientro”, un incentivo economico da 5.000 euro destinato ai professionisti digitali siciliani che scelgono di trasferire nuovamente la propria residenza sull’Isola.

Davide Pisasale ha spiegato che Aitho è attualmente l’unica azienda del territorio ad aver introdotto una misura di questo tipo. L’obiettivo dichiarato è creare un primo strumento concreto contro lo spopolamento intellettuale.

Accanto a questa iniziativa, la società ha annunciato di essere in trattativa con un istituto bancario per strutturare un Impact Bond triennale dedicato al sostegno del rientro dei professionisti del settore tecnologico.

La scelta si inserisce in una riflessione più ampia sul cambiamento del lavoro digitale dopo la pandemia. Il consolidamento del remote working e la remotizzazione dei servizi tecnologici hanno infatti modificato la geografia produttiva del settore software.

L’asse con la Svizzera e il nuovo mercato del lavoro remoto

Uno dei temi più discussi è stato il rapporto tra la Sicilia e il mercato svizzero dell’innovazione. Secondo quanto emerso durante il panel internazionale moderato da Rosario Faraci, professore di Management dell’Università di Catania, il sistema elvetico sta affrontando una crescente difficoltà nel reperire competenze IT.

Gli organizzatori hanno citato dati secondo cui il 72% delle aziende svizzere faticherebbe a trovare redditività nello sviluppo software e che, entro il 2030, il Paese potrebbe registrare una carenza di circa 50 mila professionisti IT.

In questo scenario, la Sicilia potrebbe inserirsi come hub operativo remoto per lo sviluppo di servizi tecnologici ad alto valore aggiunto.

Durante il confronto, Luca Valenziano, addetto scientifico del Consolato Generale d’Italia a Zurigo, ha illustrato il funzionamento della rete di diplomazia scientifica della Farnesina, descritta come uno strumento utile per favorire l’internazionalizzazione delle imprese italiane in territori ad alto investimento in ricerca e sviluppo.

Fabrizio Macrì, segretario generale della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera, ha invece sottolineato il peso economico dell’interscambio tra i due Paesi, pari a circa 50 miliardi di euro, definendo la Confederazione Elvetica una «potenza nascosta». Macrì ha inoltre presentato programmi di market landing e competizioni dedicate alle startup italiane interessate al mercato svizzero.

Nel corso del panel è intervenuto anche Francesco Dell’Endice, imprenditore deeptech emigrato in Svizzera, che ha raccontato la propria esperienza professionale: oltre 35 milioni di franchi raccolti attraverso fundraising privato e la successiva cessione della sua azienda a un grande gruppo industriale.

«Se il privato non rischia e non investe, le iniziative governative da sole si muovono troppo lentamente per decretare il successo di un ecosistema», ha affermato Dell’Endice.

A chiudere il confronto è stato l’appello del professor Rosario Faraci, che ha invitato startup e imprese del Sud Italia a “fare ecosistema” per contrastare la dispersione di competenze e risorse dal territorio siciliano.

L’Intelligenza Artificiale e il limite umano della tecnologia

L’evento ha dedicato ampio spazio anche alla riflessione culturale sull’uso dell’Intelligenza Artificiale.

«L’IA, ciò che fino all’anno scorso sembrava fantascienza, oggi è una realtà con cui stiamo già facendo i conti», ha spiegato Giambattista Pisasale, co-founder e CTO di Aitho. «Lo scorso anno abbiamo introdotto temi che allora sembravano una scommessa. Invece tutto è accaduto alla velocità della luce».

A offrire una prospettiva diversa è stato il compositore e musicista Paolo Buonvino, che ha riportato il dibattito sul rapporto tra creatività e automazione.

«Se deleghiamo completamente la nostra espressione a un’intelligenza artificiale, ci perdiamo l’opportunità di tradurre il nostro vissuto in arte, e l’essere umano implode senza espressione», ha dichiarato Buonvino.

Il compositore ha parlato della necessità di preservare una dimensione umana non replicabile dagli algoritmi generativi, ricordando che «la funzione di base di qualunque tecnologia è produrre un guadagno; la funzione nativa dell’essere umano è amare».

Un ecosistema tech che cerca credibilità internazionale

Nel corso della giornata si sono alternati numerosi esponenti del panorama accademico e tecnologico italiano, tra cui Fiorenza Succu (AI4I, IT4ALIA AI FACTORY), Roberta Bruno (Microsoft), Luca Gambardella (Artificialy), Concetto Spampinato (Università di Catania), Giulio Lecci (Datapizza), Serena Vaturi (BAPS) e Giuliano Torregrossa (Bricks.sh).

La seconda edizione di CATAN.IA si chiude così con un messaggio preciso: il rilancio del Mezzogiorno, secondo gli organizzatori, passa dalla capacità di creare connessioni internazionali, attrarre investimenti e costruire un ecosistema tecnologico competitivo, senza affidarsi esclusivamente ai meccanismi pubblici di sostegno.

Questo contenuto è stato scritto da un utente della Community.  Il responsabile della pubblicazione è esclusivamente il suo autore.