EuAReman 2026, Palermo costruisce un ponte tra ricerca, industria e società
News - 22/10/2026
di Redazione
Dalla robotica ai nuovi modelli industriali, tre giorni di confronto tra Europa e Africa hanno riunito 123 autori di 15 Paesi. Il progetto di Alberto Baesso, il coordinamento scientifico di Carmelo Mineo e il contributo dell’Università di Palermo con Antonino Valenza aprono una sfida: trasformare i risultati della ricerca in opportunità per imprese e territori.
Palermo ha ospitato dal 7 al 9 ottobre 2026 un confronto internazionale su un tema destinato ad assumere un peso crescente nelle strategie industriali: come dare una nuova vita a prodotti, macchinari e componenti senza ripartire ogni volta dalle materie prime e dalla produzione di nuovi beni. È il campo del remanufacturing, o rimanifattura: un insieme di processi industriali attraverso i quali un prodotto già utilizzato viene recuperato, smontato, controllato e rigenerato per tornare a svolgere la propria funzione, secondo requisiti tecnici e prestazionali definiti. Ma il significato di EuAReman 2026 – International Europe-Africa Workshop on Remanufacturing è andato oltre la dimensione tecnologica. La prima edizione ha provato a collegare ricerca, industria, formazione, strumenti finanziari e cooperazione internazionale, facendo di Palermo un luogo di confronto tra competenze europee e africane. I numeri restituiscono la dimensione scientifica dell’iniziativa: 36 contributi, 123 autori con affiliazioni in 15 Paesi e nove sessioni scientifiche e tecniche, secondo il bilancio diffuso dal Consiglio nazionale delle ricerche.
Baesso, Mineo e Valenza: tre prospettive per un progetto comune
All’origine dell’iniziativa c’è il lavoro della Società Italiana Remanufacturing (SIR), presieduta da Alberto Baesso, impegnata a promuovere una cultura industriale capace di valorizzare i beni esistenti anziché considerarli automaticamente destinati alla sostituzione. Il punto non è soltanto prolungare la vita di un prodotto. È ragionare su una diversa organizzazione delle filiere produttive, nella quale manutenzione evoluta, ricondizionamento, rigenerazione e progettazione per il riuso diventino opportunità economiche strutturate. A Palermo questa impostazione ha incontrato il contributo del CNR, in particolare dell’Istituto di calcolo e reti ad alte prestazioni (ICAR). Carmelo Mineo, ricercatore dell’istituto e presidente del comitato organizzatore e scientifico della conferenza, ha coordinato un programma nel quale la rimanifattura è stata affrontata attraverso competenze molto diverse. Dall’intelligenza artificiale alla robotica, dai controlli non distruttivi alla certificazione, dalla logistica inversa al recupero dei materiali critici: i lavori hanno mostrato quanto il remanufacturing richieda competenze che attraversano più settori industriali e scientifici. Un ruolo importante è stato svolto anche dall’Università degli Studi di Palermo, con il contributo del professore Antonino Valenza, componente del comitato organizzatore. Nell’intervista raccolta durante la conferenza, Valenza spiega che il confronto con Baesso e Mineo lo ha convinto del valore di questa prospettiva: la capacità di trasformare qualcosa che già esiste in un bene capace di avere una nuova vita. La questione, tuttavia, non è soltanto scientifica. È proprio qui che emerge uno degli elementi distintivi della manifestazione.
Due giorni di scienza, un terzo giorno dedicato alla società
Le prime due giornate si sono svolte nell’Area della Ricerca CNR di Palermo. Il terzo giorno, invece, il confronto si è trasferito a Palazzo Chiaramonte-Steri, sede dell’Università di Palermo. Una scelta che ha dato forma a una precisa idea del rapporto tra ricerca e territorio. «L’aspetto scientifico deve essere restituito alla società», osserva Valenza nell’intervista, richiamando la necessità di confrontarsi con le questioni economiche, legislative e di comunicazione. Il programma della giornata conclusiva ha seguito questa impostazione. Accanto a ricercatori e imprese sono intervenuti rappresentanti di SACE, SIMEST, APRE, EURAXESS Africa, Enterprise Europe Network e ARTES 4.0, per discutere di formazione, finanziamenti, modelli di business, ostacoli normativi e collaborazioni internazionali. È un passaggio decisivo: un processo tecnicamente possibile non diventa automaticamente un’attività industriale sostenibile. Servono imprese disposte a investire, clienti capaci di riconoscere il valore di un bene rigenerato, competenze professionali e condizioni normative adeguate.
Il contributo internazionale e la prospettiva africana
La dimensione Europa-Africa non ha rappresentato una semplice cornice geografica. I contributi internazionali hanno introdotto problemi differenti ma collegati: l’accesso alle tecnologie, la disponibilità di competenze, il costo dei macchinari, il recupero delle apparecchiature e la possibilità di sviluppare filiere produttive meno dipendenti dall’acquisto continuo di nuovi beni. Tra i protagonisti figurano la professoressa Winifred Ijomah, dell’Università di Strathclyde, co-presidente della conferenza, e rappresentanti di realtà industriali e scientifiche africane. Per l’Europa, il remanufacturing può significare ridurre la dipendenza dalle materie prime e valorizzare il patrimonio industriale esistente. Per molte economie africane può rappresentare anche una strada per sviluppare competenze, attività produttive e accesso a tecnologie affidabili. Si tratta di esigenze diverse che possono trovare punti di incontro, a condizione che la cooperazione sia costruita su uno scambio effettivo di conoscenze e non su un rapporto unidirezionale.
Palermo 2028, la prossima verifica
Il risultato più interessante di EuAReman non è dunque soltanto aver portato a Palermo ricercatori di diversi Paesi, ma aver cercato di costruire un linguaggio comune tra discipline e soggetti che spesso operano separatamente. Valenza ha anticipato che è già in preparazione una seconda edizione, prevista a Palermo per la fine di aprile 2028, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente il coinvolgimento africano. La sfida dei prossimi due anni sarà misurare quanto delle relazioni avviate riuscirà a tradursi in collaborazioni scientifiche, progetti industriali, percorsi formativi e nuove opportunità per le imprese. Per Palermo e per la Sicilia è questo il valore da osservare: non soltanto ospitare una conferenza internazionale, ma diventare un luogo nel quale competenze locali e reti globali possono produrre conseguenze concrete.