Pescatori, territori, sostenibilità: la piccola marineria siciliana traccia la rotta per il futuro
Economia del mare - 08/10/2026
di Luisa Cassarà
Ambiente, salute umana e salute animale come parti di un unico sistema da proteggere. La collaborazione tra enti come condizione per innovare. E al centro, chi il mare lo vive ogni giorno: i piccoli pescatori. È questa la visione con cui l’IZS Sicilia “A. Mirri” sostiene la blue economy siciliana, puntando su formazione, valorizzazione del pesce locale e una filiera più corta tra pescatori e comunità. “Questi pescatori sono per noi i veri guardiani del mare”, spiega la direttrice generale Francesca Di Gaudio. Ne abbiamo parlato in occasione dell’intervista realizzata a margine dell’appuntamento di Connessioni Digitali “S3 Sicilia – Storie di Innovazione“, tenutosi a Favignana.
Un mare, un unico sistema
Il punto di partenza è una visione integrata. “Il mare è un sistema molto complesso in cui l’ambiente, la salute umana e la salute animale sono perfettamente interconnessi e integrati fra di loro”, spiega Di Gaudio. Per una Sicilia al centro del Mediterraneo, l’Istituto sente questa responsabilità in modo particolare.
Secondo la direttrice, l’innovazione nasce dalla sinergia tra gli enti che hanno competenze su questo sistema: “È fondamentale attivare questa collaborazione istituzionale”, sottolinea.
L’asta alla voce, dalla formazione allo showcooking
Tra gli strumenti e i progetti a tutela del mare, Di Gaudio cita l’Environmental DNA e soprattutto il mercato alla voce. “Abbiamo ripreso un’antica tradizione, quella dell’asta del pesce, e cerchiamo di portarla in giro per le coste della Sicilia”, racconta. L’Istituto ha coinvolto comuni piccoli e grandi dove sono ancora attivi alcuni pescatori della piccola pesca sotto costa, per avviare con loro un percorso di racconto del pesce locale e di quello “dimenticato”.
Il progetto parte da una formazione preliminare sull’igiene del pescato e sul tipo di ghiaccio da utilizzare. Durante i mercati, negli stand si spiegano igiene, tecniche di eviscerazione e conservazione del pesce, fino a showcooking dedicati alle specie locali e meno conosciute.
Non manca la dimensione culturale. Le iniziative sono accompagnate da artisti della tradizione siciliana, come Salvo Piparo con il cunto di Colapesce, e da voci nazionali legate al mare, come la giornalista Donatella Bianchi. L’obiettivo è raccontare quanto sia importante valorizzare la piccola pesca e il valore del pesce dei mari siciliani.
I pescatori, guardiani del mare
Al centro del progetto ci sono proprio loro, i pescatori, che portano a terra un prodottomolto prezioso dal punto di vista nutrizionale. L’obiettivo è accorciare la filiera tra pescatori, cittadini, consumatori e ristoratori, e far sentire a chi vive il mare quotidianamente il sostegno concreto della pubblica amministrazione.
È anche una questione di futuro. Per la direttrice “c’è necessità di un ricambio generazionale”, oggi difficile anche a causa delle nuove restrizioni alla pesca. A pesare sono pure ostacoli molto pratici: spesso i piccoli pescatori non dispongono di punti di sbarco per la vendita diretta. Il pescato finisce così nei mercati ittici e, da lì, anche al Nord, senza che i ristoratori locali possano accedervi.
Punti di approdo e macchine del ghiaccio
La risposta passa da soluzioni semplici. L’Istituto lavora per aiutare i piccoli comuni ad attivare punti di approdo, dove i pescatori possono vendere il pescato direttamente dalla barca, senza scendere a terra.
L’obiettivo è un mercato che torni a parlare la lingua del mare: pescatori che vendono dalla propria barca, raccontano le tecniche di pesca e il valore del pescato, e incontrano direttamente chi lo cucina e lo consuma. Una filiera più corta che tiene insieme tradizione e sicurezza alimentare, e che restituisce alle comunità costiere un ruolo attivo nell’economia del mare.
Progetto cofinanziato dalla Regione Siciliana, Assessorato per le Attività Produttive, iniziativa “Sicilia che piace” – Capitolo di Bilancio 342525.
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